Gender fail: chi ha rubato il rosa ai maschi?
Gender fail: chi ha rubato il rosa ai maschi?
Rosa per le femmine, azzurro per i maschi? Una bugia moderna (con origini reali)
Fino a un secolo fa, il rosa era considerato un colore virile.
Più vicino al rosso, il colore del sangue e del potere, era perfetto per i bambini maschi. L’azzurro, invece, associato alla Madonna e alla dolcezza celeste, era considerato femminile.
Maschietti in gonnellina rosa
Fino alla fine dell’Ottocento, i bambini (maschi inclusi) vestivano in abiti bianchi, spesso con pizzi e gonnelline. Era pratico: il bianco si poteva candeggiare, e tutti i bambini piccoli erano considerati “neutri”. Solo crescendo si introducevano colori “di genere”.
In un manuale del 1918 si legge:
“Il rosa è più deciso e forte, adatto per i maschi, mentre l’azzurro è delicato e grazioso per le femmine.“
E la regina?
Sotto il regno di Vittoria d’Inghilterra, cominciò a consolidarsi l’immagine della donna come “angelo del focolare”. Il celeste, colore mariano, iniziò ad associarsi sempre di più alle bambine. Il rosa diventò quindi la sua variante più tenue, e con la spinta commerciale del primo Novecento, la distinzione divenne rigida.
Negli anni ’40 negli USA, il rosa venne ufficialmente scelto per le femmine da grandi catene come Sears e Macy’s — boom di marketing e fine della fluidità.
Il gender marketing ha fatto il resto
https://www.smithsonianmag.com/history/journey-oldest-cave-paintings-world-180957685
Con l’esplosione del consumismo post-bellico, ogni oggetto venne diviso in “versione maschio” e “versione femmina”: vestiti, giocattoli, stanze da letto. E così oggi ci ritroviamo con genitori terrorizzati da un figlio in maglietta rosa. Barbie sicuramente ha dato una mano in questo senso con i suoi abiti e il suo mondo femminile prettamente di questo colore. Una leggera flessione si è avuta solo col movimento femminista degli anni 60 – 70 che rifiutava il cliché del rosa come colore femminile a tutti i costi.
Ma il rosa per i maschi non è una bestemmia: anzi, può essere una valida alternativa. Tutti i colori, infatti, hanno un loro perché.
Ma oggi… il rosa ritorna!
Il rosa è diventato un simbolo queer e di resistenza agli stereotipi:
- Nei look di artisti come Harry Styles, Troye Sivan o Billy Porter
- Nella moda genderless
- In campagne contro la mascolinità tossica
Indossare rosa oggi non è femminile. È libero. È sexy. È politico.
Il rosa è da maschi. Anzi, lo è sempre stato
Non serve tornare all’Ottocento per trovare esempi di rosa virile. Basta guardarsi intorno:
- La maglia rosa del Giro d’Italia – simbolo di forza, resistenza, trionfo.
- Felpe, sneakers, tute nei toni del rosa acceso o cipria riempiono gli store sportivi e streetwear.
- Completi rosa sulle passerelle maschili, da Gucci a Valentino, fino al red carpet.
- Le nuove campagne di intimo e beauty maschile non hanno paura del rosa: rilassato, elegante, sexy.
Oggi il rosa torna ad avere quel potere deciso e provocatorio che aveva secoli fa. È un colore che sfida, non che obbedisce.
Rosa per i maschi, rosa per tutti
- Il rosa è ovunque. Anche sugli uomini (e sta benissimo)
- Dal Giro d’Italia a Gucci: il rosa maschile è ovunque
- Il rosa ha sempre spaccato. Altro che “da femmine”
- Rosa virile? Esiste, eccome. E lo possono indossare tutti.
In conclusione il rosa non è rosa per i maschi, è per tutti. E se non fosse stato per la regina Vittoria forse oggi appenderemmo fiocchi rosa per festeggiare la nascita di un maschietto.
Gender fail: chi ha rubato il rosa ai maschi?
MiaBlu
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