Arte

Edvard Munch, pittore norvegese conosciuto in tutto il mondo

Nato il 12 dicembre 1863 in Norvegia da padre medico, Edvard Munch è figlio di una famiglia numerosa. Nel 1868 all’età di 5 anni, rimane orfano della madre, che morì a causa di tubercolosi. Dopo questo grave evento l’infanzia del giovane non sarà mai più pacifica. In seguito a questa perdita il padre cadde in un grave stato depressivo dalla quale rimarrà intrappolato.

Una decina di anni dopo, nel 1877, la sorella maggiore Sophie morì per le stesse cause, altro avvenimento che influenzerà il ragazzo e che si presenterà più volte nella sua arte nella serie di dipinti “la fanciulla malata”.

L’altra sorella di Edvard, Laura, invece, passò anni della sua adolescenza e della sua vita in ospedali psichiatrici a causa della Schizofrenia. Al tempo diagnosticata come isteria. Nel 1895 quando tutto sembrava essersi, per quanto possibile ristabilito, il fratello morì di polmonite. I problemi della famiglia contribuirono ai personali problemi mentali dell’autore e al degrado della sua salute fisica a causa dell’alcolismo.

Edvard lasciò la scuola quando aveva solo 16 anni per studiare ingegneria in un istituto tecnico. Scelta che non sembra però durare in quanto l’anno seguente abbandona gli studi per divenire pittore e essere ora ricordato come uno dei più conosciuti artisti espressionisti.

Nel 1881 inizia a frequentare la “Christiania Art School”, accademia in cui insieme a qualche altro studente ricevette il supporto dall’artista norvegese Christian Krohg.

Nel 1886 Munch sostiene la sua prima esposizione, che non va però come sperato. Infatti lasciò il pubblico terrificato a causa dell’aggressività che i soggetti trasmettevano. Nel 1889 apre la sua prima esposizione da solo a Oslo, quest’ultima ha molto successo. Tanto da portarlo a ricevere un’offerta per studiare disegno a Parigi con Leon Bonnat, altro famoso artista al tempo. Purtroppo però, poco dopo il suo arrivo nella capitale francese, Christian Munch, padre dell’artista, muore portandolo a depressione e alcolismo. Questi avvenimenti non gli permisero di dedicarsi alla sua passione per interi mesi; torna a vivere ad Oslo e pian piano ricomincia a dipingere.

Nell’ottobre 1892 propone una mostra a Berlino con 55 dipinti, ma rimase fortemente deluso dall’esperienza. In quanto il museo stesso sbagliò addirittura il suo nome. La mostra chiude una settimana dopo, ma lo scandalo della chiusura prematura gli diede l’opportunità di fare un tour a Cologne, Düsseldorf e tornando a Berlino.

Nel 1893 dipinge l’urlo vicino ad Oslo con l’intento di rappresentare la paura e la solitudine dell’uomo. Ora come ora ce ne sono oltre 50 versioni ma 3 sono particolarmente conosciute, quella del 1893, quella del 1895 e l’ultima del 1910. Se intendiamo parlare di Munch, oltre all’urlo è assolutamente necessario parlare della sua più famosa collezione chiamata Frieze of Life. È una collezione composta da 22 pezzi e ispirata dalle sofferenti esperienze biografiche dell’artista come l’inizio dell’amore, il suo deterioramento, l’ansia e la morte.  

Conosce Tula Larsen nel 1898, donna che diventerà un punto costante nella vita di Edvard. La dipinge più volte come un amore che lo perseguiva quasi in maniera ossessiva ma da lui non ricambiato. Tula è figlia di un benestante mercante di vino, la loro relazione iniziò contro la volontà di Munch, relazione che arriva all’estremo quando lei gli chiede di sposarla.

Nel 1902 Munch scappò in Italia pensando di essersi lasciato la donna alle spalle. Tuttavia si sbagliava poichè Tula riapparse un anno dopo dicendo che la separazione da lui l’aveva lasciata depressa e suicida. Lui accettò di vederla, ci fu una discussione e lei minacciò di suicidarsi se lui l’avesse lasciata. Non sono certe le dinamiche dell’accaduto ma lui ne uscì con un pezzo in meno di dito a causa di colpo di pistola.

Tra il 1908-1909 l’artista soffre a causa di un crollo nervoso che porta i suoi lavori ad essere più espressivi del suo dolore, anche se ciò non sembrava possibile. Sempre nel 1908 in preda all’influenza di alcol, nicotina e di sentire voci si fa ricoverare in un manicomio.

Nel 1909 torna in Norvegia, dove lavora ai murali dell’università di Oslo, che completò nel 1916. Il dipinto centrale, chiamatosi il sole, è un dipinto di oltre 7 metri di lunghezza, che non sembra assolutamente frutto di questo artista tormentato. In quanto nei colori, nell’idea e nel risultato finale è molto più energico ed ottimista delle solite opere di Munch.

Quasi alla fine della sua vita, l’artista decide di donare tutti i suoi dipinti alla città di Oslo. Parliamo di circa 26’000 progetti artistici tra le quali 1’150 dipinti, 17’800 stampe, 4’500 disegni e 13 scritture. Quest’ultime saranno la base per l’apertura del museo di Munch nel 1963, data a celebrare 100 anni dalla nascita.  

Ammalato di influenza non si riprende e muore nel sonno il 23 gennaio 1944. Possiamo oggi ricordarlo con alcune delle sue più espressive citazioni quali “la mia sofferenza è parte di me e della mia arte, la sua distruzione distruggerebbe la mia arte e dal mio corpo in putrefazione cresceranno dei fiori e io sarò dentro di loro: questa è l’eternità”.

Tanja Céline🦋 (@tanjaaceline) | Instagram

Tanja Celine Albisetti

Mi chiamo Tanja e sono una giovane studentessa con la passione per la psicologia e per l’utilizzo di essa in maniera terapeutica. Condivido volentieri le mie conoscenze con la speranza che le mie parole possano aiutare qualcuno.