Anna Pejrani: 50 anni di running e passione
Anna Pejrani: 50 anni di running e passione
Anna Gabriella Pejrani: storia di una runner italiana
Quasi cinquant’anni sulle gambe e nel cuore. La corsa non è solo uno sport, ma uno stile di vita per Anna Gabriella Pejrani, classe 1959, volto storico dell’atletica piemontese. Un’anima gentile, forte e profondamente appassionata, che ha trasformato la fatica in poesia e la perseveranza in esempio.
L’ho intervistata per farmi raccontare la sua storia: una testimonianza preziosa per chi ama lo sport e per chi, come lei, non smette mai di correre — nella vita e nelle emozioni.
Anna, sei una runner italiana storica, da quanto tempo corri? Dal 1976. L’anno prossimo saranno cinquant’anni. La corsa è sempre stata parte integrante della mia vita, anche se da ragazza il mio sogno era la scherma. Ma non avevo il modo di raggiungere la palestra, e i miei — lavoratori autonomi — non potevano accompagnarmi. Così ho ripiegato sulla corsa… e mi ci sono immersa
Come hai iniziato?
Con il Giro della Collina, una corsa di 16 chilometri. Da lì non ho più smesso. Nel 1978 sono stata tesserata dalla società Borgaretto, con cui sono rimasta per undici anni.
Qual era la tua specialità?
Col tempo mi sono appassionata alla marcia. Ho iniziato da autodidatta, ma ho ottenuto risultati importanti. Mi ha notata persino Giorgio Damilano, che mi ha proposto di unirmi a lui e al fratello Maurizio (oro olimpico nella marcia nel 1980) a Scarnafigi. Avevano visto qualcosa in me. Ma mio padre non era tranquillo all’idea che partissi da sola, così ho rinunciato. Ho continuato come atleta amatoriale, ma sempre con grande passione.
Quando sei arrivata al CUS Torino?
Nel 1989, per dedicarmi con più continuità alla marcia. Facevo anche prove multiple. In quegli anni sono stata seguita da Cesare Dematteis, anche lui ottimo atleta e un vero punto di riferimento.
E poi il ritorno sul territorio…
Dal 2001 corro con il Rivarolo 77, diventato poi, nel 2014, la nuova società Rivarolo 77-Gas Energy grazie alla volontà del compianto presidente Aldo Berardo, che ha unito le forze con Walter Durbano, ex campione nazionale e ottimo maratoneta.
Qual è la tua medaglia più significativa?
Senza dubbio il bronzo ai Master Games Europei del 2019 al Forte di Fenestrelle. Una gara durissima, tra 4000 scalini, ma anche un’esperienza unica. Ancora oggi, ogni volta che ci penso, mi emoziono. È stata la medaglia più “sudata” e meritata. Ma ce n’è un’altra che porto ancora di più nel cuore, per motivi affettivi. È, infatti, per il mio papà che ho vinto una medaglia alla Biella-Oropa, mentre lui stava affrontando una dura battaglia. Quella medaglia oggi è il mio portafortuna. Una bellissima storia, questa, della nostra runner italiana.
Per conoscere più da vicino la gara di cui parla Anna, link ufficiale della manifestazione che si rinnova ogni anno: https://www.biellasport.net/manifestazioni/biella-oropa/informazioni-biella-oropa.html
Per approfondire cosa sono i Masters Game: https://it.wikipedia.org/wiki/European_Masters_Games
C’è un incontro che ti ha cambiato il modo di vivere lo sport?
Sì: partecipando alla Ivrea-Mombarone ho avuto l’onore di conoscere Mauro Salizzoni. È nata una bella amicizia. Ascoltarlo è stato come ricevere una lezione di vita: i suoi consigli sono preziosi e li porto sempre con me.
So che hai unito scrittura e corsa. Ce ne parli?
Sì, ho scritto un libro di poesie dedicato a mio papà, Rinascere all’alba. Lì parlo anche dei grandi campioni che mi hanno ispirata. Mio padre è stato il mio vero motore: anche da malato mi ha chiesto di non smettere. E io non ho mai “appeso le scarpe al chiodo”.
In suo onore corro ancora e lo farò finché il fisico me lo permetterà.
In questa raccolta compare, tra l’altro, un acrostico per Sergio Benetti, un grande atleta e amico scomparso troppo presto, a soli 32 anni. Inoltre, una poesia che ho dedicato alla corsa è stata musicata dalla mia amica podista Erika Gattuso: con quella canzone ha vinto diversi premi nei concorsi per cantanti dilettanti. Anche così, lo sport può diventare arte.
Che consigli daresti ai giovani?
Non partite con l’ossessione del cronometro o della classifica. Lo sport richiede umiltà, costanza e spirito di sacrificio. Ogni piccolo miglioramento è una vittoria. E anche fuori gara, ricordate: l’avversario può — e dovrebbe — diventare un amico.
Come vivi oggi la corsa?
Mi regala ancora adrenalina. Mi sento una Peter Pan che non vuole smettere. Ho meno ambizioni, certo, ma ogni gara ha ancora un significato profondo.
Un’ultima confidenza?
Sono sempre stata una tifosa accanita del Toro e una fan di Valentino Rossi. Ma il mio più grande tifoso… è stato e sarà sempre mio padre. Anche da lassù, nei sogni, mi sprona ancora.
Conclusione:
La storia della runner italiana Anna Pejrani è un esempio straordinario di passione e determinazione. Come runner italiana, ha dimostrato che con costanza e cuore si possono superare ogni ostacolo e continuare a correre, non solo sulle strade, ma anche nella vita. La sua esperienza è un’ispirazione per tutte le donne e gli sportivi che vogliono trasformare la fatica in successo, confermando che la vera forza di una runner italiana come Anna Pejrani nasce dall’amore per lo sport e dalla volontà di non fermarsi mai.
MiaBlu
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