Emilia Gatta: Tra beni culturali e psicologia
Intervista ad Emilia Gatta: Tra beni culturali e psicologia
Ciao Emilia! La tua passione per il viaggio parte da lontano, ma la svolta è arrivata dalla consapevolezza che l’Italia possiede un patrimonio unico da proteggere e raccontare. Come si integrano nel tuo lavoro di Accompagnatrice e Creator i tuoi due percorsi accademici in Beni Culturali e Psicologia?
Ho sempre avuto una gran curiosità e tanta voglia di fare. Fin da piccola ho viaggiato molto, ma girando il mondo mi sono resa conto che la bellezza più grande ce l’avevo già sotto gli occhi, a casa mia. Per questo ho scelto di studiare contemporaneamente Beni Culturali e Psicologia, creando un percorso tutto mio in cui la storia dell’arte mi dà gli strumenti per comprendere il patrimonio, mentre la psicologia mi permette di comprendere l’impatto emotivo e profondo che i luoghi hanno su di noi.
A tutto questo unisco la mia grande passione per la fotografia e un occhio artistico con cui amo cogliere gli scorci e le sfumature più autentiche dei luoghi. Come Accompagnatrice e Creator cerco di intrecciare tutti questi mondi con semplicità e con il sorriso, senza fare lezioni noiose ma accompagnando chi mi segue a vivere l’arte e il territorio come un momento di reale connessione e serenità.
Per te viaggiare non è una semplice fruizione di luoghi, ma un’esperienza di benessere emotivo e connessione. Cos’è la “psicologia del turismo” e in che modo il viaggio può diventare uno strumento per ritrovare equilibrio e lentezza in un mondo sempre più frenetico?
Oggi siamo un po’ tutti travolti da ritmi veloci, sempre con il telefono in mano ma alla fine stanchi e disconnessi da noi stessi. Per me la psicologia applicata al viaggio è proprio questo: riscoprire il piacere di prendersi del tempo, camminare senza fretta e stare bene nei posti che visitiamo.
Tra i miei progetti c’è una ricerca su cui sto lavorando per la stesura di un libro che unisce antropologia e psicologia, mettendo in evidenza come siano cambiate le generazioni e le relazioni umane di pari passo con l’evoluzione delle tradizioni e della cultura del territorio. In questo percorso si inserisce anche la voglia di valorizzare la casa della mia famiglia in Ciociaria, di nostra proprietà dal 1856: non solo come luogo di pace, ma come un’esperienza autentica per chi vuole ritrovare il legame con la storia e il territorio. È la testimonianza di una tradizione che va custodita e tramandata, fatta di mani antiche e di un’identità territoriale che merita di essere protetta affinché non vada perduta.
Oggi il tuo cuore batte forte per la Ciociaria, tua terra d’origine che promuovi anche con Frosinone City, e per l’Umbria, dove vivi. Quali sono gli aspetti più autentici di questi territori che ami mostrare a chi li visita per la prima volta?
L’Umbria per me è stata un’esperienza bellissima. Vivendo lì da studentessa fuori sede ho avuto modo di fare amicizia e confrontarmi con tantissimi ragazzi arrivati da tutta Italia, e questo mi ha fatto crescere tanto. La Ciociaria invece è casa mia, sono le mie radici.
È una terra a cui sono legatissima e che merita di essere conosciuta davvero, motivo per cui collaboro anche con la pagina Frosinone City per promuoverla insieme a dei ragazzi fantastici. Al di là dello sport o dei soliti stereotipi, la Ciociaria ha una storia antica, borghi bellissimi (come Alatri, Ferentino o Fumone), una grande tradizione culinaria (penso per esempio ai tipici finifini) e un calore umano incredibile. Quando la racconto, mi piace mostrare proprio questa sua anima genuina e accogliente.
Il tuo approccio mette al centro le tradizioni, la cucina locale e soprattutto le persone: chi sceglie di restare per valorizzare i propri borghi. Ci racconti un incontro o un’esperienza sul campo che ti è rimasta particolarmente nel cuore?
Le tradizioni secondo me vanno vissute in prima persona per capirle davvero. In passato ho fatto parte del gruppo folk Aria di Casa Nostra, nato ad Alatri, il comune dove sono cresciuta. È stata un’esperienza fantastica, che mi ha portato a far conoscere la cultura ciociara in tutto il mondo e a vivere da vicino eventi storici come il Festival Internazionale del Folklore di Alatri, che da ben 55 anni si tiene nella settimana di Ferragosto animando la nostra terra.
Indossare l’abito tradizionale, allacciarmi le ciocie ai piedi, sfilare portando con orgoglio la conca — il recipiente tipico in rame usato un tempo dalle donne per attingere e trasportare l’acqua — e ballare il saltarello ciociaro ti fa sentire davvero parte di qualcosa di antico e bello. Per me l’anima dei posti è fatta proprio di questo: di gesti storici, di racconti vissuti e di incontri spontanei con chi questi luoghi li vive ogni giorno e continua a custodirne le storie.
Il tuo progetto è in continua evoluzione e aperto agli inviti della community per scoprire gli oltre 60 siti UNESCO e i borghi nascosti d’Italia. Quali sono i tuoi prossimi passi e il messaggio di positività e cultura che desideri trasmettere sui social?
Dopo aver preso l’abilitazione come Accompagnatrice Turistica ho deciso di iniziare a raccontare tutto questo anche sui social, mentre vado avanti con gli studi per diventare Guida Turistica. Se un tempo l’identità dei territori e le storie si tramandavano solo a voce di generazione in generazione, oggi abbiamo a disposizione quest’arma potentissima che sono i social.
Sta a noi saperli usare nel modo giusto: io voglio usarli per portare cultura sana, bellezza e positività nelle giornate di chi mi segue, catturando la poesia dei borghi, dell’arte e dei siti UNESCO attraverso il mio sguardo fotografico e un approccio sempre fresco e semplice. Vorrei spingere le persone a superare quei limiti che spesso ci poniamo da soli: a volte ci facciamo mille problemi e ci limitiamo nel partire, quando in realtà buttarsi a scoprire un posto è molto più semplice di quanto pensiamo. L’importante è vivere davvero e assaporare fino in fondo tutta la bellezza che ci circonda.
Emilia Gatta
Intervista ad Emilia Gatta: Tra beni culturali e psicologia
Redazione The Digital Moon
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