Intervista a Sofia: Preparazione fisica per amazzoni e cavalieri
Intervista a Sofia: Preparazione fisica per amazzoni e cavalieri
Sofia, il tuo progetto nasce dall’unione tra il tuo passato da atleta nel mondo equestre e la tua laurea in Scienze dello Sport e della Prestazione Fisica. In che modo scontrarsi con le difficoltà concrete di questo sport ti ha aiutata a capire l’impatto reale del corpo del cavaliere sul cavallo e come hai capito che c’era un vuoto professionale da colmare?
Il mio progetto nasce proprio dalla combinazione di questi due aspetti: da un lato il mio passato da agonista nel mondo equestre, dall’altro la formazione universitaria in Scienze dello Sport e della Prestazione Fisica. Ho vissuto l’equitazione in prima persona, quindi conosco bene le difficoltà reali di questo sport. Un ruolo importante lo hanno avuto anche gli infortuni, più o meno gravi, perché mi hanno portata a confrontarmi con il recupero funzionale e con la necessità di lavorare sul corpo in modo più consapevole. Nello stesso periodo, durante l’ultima fase della mia pratica agonistica, mi stavo anche preparando fisicamente per entrare nell’esercito. Questo mi ha dato una percezione diversa del mio corpo in sella, anche se all’epoca non avevo ancora una conoscenza tecnica specifica della preparazione fisica.
La formazione universitaria mi ha poi permesso di mettere ordine a tutti questi tasselli e di interpretare in modo più specifico aspetti che inizialmente venivano considerati solo errori tecnici, ma che in realtà potevano essere anche risposte biomeccaniche, neuromuscolari e coordinative. Il vuoto professionale l’ho visto proprio lì: il cavaliere viene spesso considerato meno atleta rispetto a chi pratica altri sport, quando in realtà ogni disciplina ha le proprie caratteristiche, il proprio gesto prestativo specifico e il proprio atleta. Anche nell’equitazione ci sono qualità fisiche che vanno lavorate se si vuole migliorare la performance complessiva del binomio.
Il fulcro del tuo lavoro è collegare ciò che accade in sella alle risposte del corpo: dalla perdita delle staffe alla rigidità nell’assetto. Quali sono le carenze fisiche più comuni che riscontri, sia negli amatori che negli agonisti, e in che modo queste influenzano direttamente il benessere e la performance del cavallo?
Le carenze più frequenti riguardano forza muscolare, mobilità, stabilità e controllo motorio. Molti cavalieri presentano una ridotta mobilità del bacino, dell’arto inferiore e del cingolo scapolo-omerale, oppure deficit di stabilità del core. Questi limiti portano di conseguenza a compensi in sella. Ovviamente, quando si lavora con giovani, amatori o professionisti, le dinamiche cambiano. Nei giovani, ad esempio, identificare precocemente alcune carenze significa poter impostare una preparazione fisica adeguata, rispettando l’età, le fasi di accrescimento e le esigenze specifiche della persona. Il punto è guardare l’aspetto complessivo del binomio.
La posizione del cavaliere influenza anche la stabilità del cavallo: se il cavaliere è instabile, rigido, asimmetrico o non ha controllo del proprio corpo, comunica al cavallo segnali poco chiari. Per questo la preparazione fisica diventa uno strumento utile per rendere il cavaliere più stabile, controllato ed efficace nella comunicazione con il cavallo.
Ci tieni a specificare che il tuo obiettivo non è sostituirti all’istruttore, ma supportarlo. Come riesci a far comprendere che la preparazione atletica è complementare alla tecnica equestre e in che modo collabori, o vorresti collaborare, con i tecnici per far sì che il cavaliere esegua i comandi nel modo più efficiente possibile?
Istruttore e preparatore fisico sono due ruoli ben definiti e molto diversi, ma risultano complementari. L’efficacia dell’uno e dell’altro contribuisce al miglioramento complessivo del binomio. L’istruttore lavora sulla tecnica equestre, sulla gestione del cavallo, sulla progressione del binomio a livello agonistico e non, e sulle richieste specifiche della disciplina. Io, invece, lavoro sul corpo del cavaliere, cioè sullo strumento attraverso cui quella tecnica viene eseguita.
Il mio lavoro consiste nel trasformare una richiesta tecnica in un obiettivo fisico allenabile. Se, ad esempio, c’è una condizione di instabilità durante una girata, è inutile chiedere continuamente a una persona di stare più dritta se il suo corpo non riesce a eseguire quella richiesta per un limite fisico. In questo caso bisogna comprendere cosa accade a livello biomeccanico e cosa deve essere lavorato per fare in modo che quel problema non si ripresenti. La collaborazione ideale con i tecnici è questa: osservare ciò che succede in sella, confrontarsi sulle difficoltà del cavaliere e costruire un lavoro in sella e un lavoro a terra che siano complementari e che rendano il gesto tecnico più efficace. In questo modo la preparazione fisica diventa uno strumento pratico al servizio della tecnica, non qualcosa di separato.
In Italia la figura del preparatore fisico per cavalieri e amazzoni è ancora poco sviluppata e talvolta vista con diffidenza. Quali sono i falsi miti o i timori più grandi che ti trovi a dover scardinare quando spieghi il tuo lavoro e come sta reagendo l’ambiente equestre a questa innovazione?
Uno dei falsi miti principali è pensare che per migliorare in sella basti montare di più. La pratica tecnica è fondamentale e deve essere costante, ma deve esserci anche un supporto del corpo, che deve essere in grado di rispondere alle richieste tecniche e al loro incremento progressivo. Se il corpo presenta dei limiti, questi inevitabilmente si trasformano in compensi. Per questo la preparazione fisica diventa importante: perché permette di lavorare sulle capacità fisiche necessarie a sostenere meglio ciò che viene richiesto in sella. Un altro aspetto è la mancanza di tempo, che riguarda spesso sia gli junior, sia gli amatori, sia i professionisti. La preparazione fisica richiede tempo, costanza e sacrificio, ma deve anche adattarsi ai calendari agonistici, ai ritmi di vita e agli impegni della persona.
È chiaro che serve organizzazione, ma se c’è realmente la volontà e l’ambizione di migliorare, il tempo si trova. Un altro timore è che il lavoro fisico possa irrigidire il cavaliere. Questo può accadere se l’allenamento è generico o mal strutturato. La preparazione fisica specifica, invece, dovrebbe migliorare la mobilità attiva, il controllo motorio, la percezione corporea e la capacità di usare il corpo in modo più preciso.
Il tuo messaggio finale è potente: il cavaliere è un atleta a tutti gli effetti e la preparazione fisica non serve per l’estetica, ma per la chiarezza della comunicazione nel binomio. Quali sono i tuoi prossimi obiettivi per diffondere questa cultura in Italia e che consiglio daresti a chi vuole iniziare a prendersi cura del proprio corpo per migliorare l’intesa con il proprio cavallo?
Sicuramente il mio desiderio è continuare a lavorare con amazzoni, cavalieri, istruttori e centri equestri per portare un approccio più strutturato: valutazione funzionale, lavoro personalizzato, progressione degli esercizi, monitoraggio dei risultati e collegamento costante con ciò che accade in sella. I progetti sono numerosi e, sotto certi punti di vista, per me anche molto stimolanti, ma è ancora prematuro dichiararli. I fronti su cui lavorare sono diversi: sensibilizzare le persone, promuovere maggiore consapevolezza e alimentare la curiosità verso il mio ruolo, anche attraverso i luoghi più comunemente frequentati da cavalieri e amazzoni, quindi centri equestri e concorsi.
Il consiglio che darei a chi vuole iniziare è di non partire con esercizi casuali e di non affidarsi a chiunque. Purtroppo, nel mondo esterno all’equitazione, esiste ancora l’idea che “faccia tutto il cavallo”, e questo approccio limita enormemente i risultati di una preparazione fisica realmente specifica. Il primo passo è capire quali sono i propri limiti e, da lì, costruire un percorso realmente utile. Prendersi cura del proprio corpo significa diventare più efficaci, più efficienti e più economici all’interno del binomio.
SOFIA CANIATO
Intervista a Sofia: Preparazione fisica per amazzoni e cavalieri
Redazione The Digital Moon
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