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Intervista a San Juno: Dalle fiamme del grunge alle ombre del dark pop

Intervista a San Juno: Dalle fiamme del grunge alle ombre del dark pop


Sei passato attraverso generi “viscerali” come il grunge, l’heavy metal e il punk. In che modo l’irruenza di questi mondi rivive oggi nelle tue produzioni pop, e cosa ti porti dietro di quell’esperienza nei club come chitarrista e frontman?

Mi porto dietro soprattutto l’energia. Quando facevo grunge, metal o punk nei club c’era un approccio molto fisico alla musica, quasi istintivo. Salivi sul palco e dovevi lasciare qualcosa lì sopra, senza filtri. Anche oggi che faccio “pop” quella parte è rimasta, solo che invece di uscire con muri di chitarre esce attraverso le atmosfere, il modo in cui costruisco la tensione nei pezzi.

E immaginare come possano uscire in un contesto dal vivo. Essere stato frontman mi ha insegnato anche quanto conta l’impatto emotivo. Non mi interessa fare canzoni “perfette”, mi interessa che abbiano una ferita, un’urgenza vera. Anche la più “catchy”.


Hai definito la tua musica “dark pop”. Quali sono le tinte e le atmosfere che cerchi di dipingere nelle tue canzoni e quanto influisce il tuo background di Mondragone nel creare questo immaginario a tratti malinconico o d’impatto?

Per me il dark pop è contrasto. Io vivo di contrasti. Estate e malinconia insieme. Luci che ti riscaldando; ma con qualcosa di inquieto sotto. Cerco sempre quel senso di notte infinita, di ricordi sfocati, di euforia che dura un attimo.

Mondragone influisce tanto anche senza che me ne accorga. Crescere in un posto di mare ti lascia addosso determinate immagini: il caldo, le strade vuote la notte, il casino dell’estate e poi il silenzio subito dopo. Credo che molta della mia musica venga proprio da lì, da quella sensazione un po’ romantica e un po’ decadente.


Dopo il debutto con Saifam e una parentesi da indipendente, ora sei distribuito da Ada Music per Molto Forte. Come sta cambiando la tua visione del mercato discografico e quanto è importante, per un artista poliedrico come te, avere una struttura solida alle spalle?

Quando sei indipendente impari a fare tutto da solo, ed è una scuola enorme. Però a un certo punto capisci che per crescere davvero serve anche una struttura che riesca a dare spazio ai progetti nel modo giusto.

Con Ada e Molto Forte sento di avere più possibilità di costruire qualcosa a lungo termine senza perdere la mia identità. Oggi il mercato è velocissimo, cambia continuamente, e secondo me un artista deve trovare equilibrio tra libertà creativa e visione strategica. Da solo puoi arrivare ovunque, ma con il team giusto puoi trasformare un’idea in un universo più grande.


Oltre che cantautore e musicista, sei anche producer dei tuoi brani. Come nasce solitamente una traccia di SAN JUNO? È la chitarra a dare il via al processo creativo o parti da un’architettura sonora digitale?

Nasce sempre da un’emozione precisa. A volte parto dalla chitarra, magari da un giro molto semplice registrato al volo sul telefono. Altre volte invece apro il progetto e costruisco direttamente un mondo sonoro: synth, texture, groove di batterie, sample.

La parte da producer per me è fondamentale perché mi permette di controllare anche il “clima” del brano, non solo la scrittura. Mi piace trattare le canzoni quasi come scene di un film. Anche un rumore o una distorsione messi nel punto giusto possono raccontare qualcosa. Ma anche nascondere piccoli “easter egg”: Una nota vocale, un frammento di audio estratto da un video, il campionamento dei rumori nella mia stanza alle 6 del mattino.


Il tuo percorso sembra una continua metamorfosi. Se dovessi guardare al prossimo capitolo della tua carriera, c’è una “sfumatura” sonora che non hai ancora esplorato e che ti piacerebbe integrare nel tuo stile attuale?

Mi piacerebbe spingere ancora di più sul contrasto tra organico ed elettronico. Ho ancora voglia di esplorare sonorità più cinematografiche, quasi da colonna sonora, ma mantenendo quell’anima pop diretta. Allo stesso tempo vorrei anche uscire un po’ dalla mia zona di comfort. Sono abituato a creare tutto da solo, chiuso nel mio home studio, ed è un approccio che mi rappresenta molto. Però ultimamente sento il bisogno di aprire il progetto anche ad altre energie, ad altri modi di vedere la musica.

Nelle ultime produzioni infatti ci sono già influenze esterne. Ho tanti amici che sono musicisti e producer incredibili e sto cercando sempre di più di integrarli nel mio mondo sonoro. Credo che collaborare non significhi perdere identità, ma dare nuove sfumature a qualcosa che hai costruito negli anni. E penso che il prossimo capitolo di SAN JUNO nascerà proprio da questo incontro tra la mia visione e quella delle persone che mi circondano.


Intervista a San Juno: Dalle fiamme del grunge alle ombre del dark pop

Redazione The Digital Moon

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