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Intervista a Andrea: Dal web al doppiaggio

Intervista a Andrea: Dal web al doppiaggio


Sei partito da disegno, blog e YouTube prima di arrivare al doppiaggio: quanto ha inciso il web nel costruire la tua carriera artistica?

Il web ha inciso tantissimo, come il disegno, tutto ciò che ti permette di esprimerti, di comunicare con la tua sensibilità è utile. L’arte è arte, devi solo cambiare contesto e imparare i tecnicismi, ma se sai esprimerti e hai confidenza con te stesso…sei già un passo avanti nel tuo percorso. In tal senso il web, youtube nello specifico, mi ha dato questo, un senso di sicurezza nella recitazione, nell’esternare sentimenti che non mi appartengono. La confidenza con il “giocare” che appunto in inglese è “play” che può essere inteso anche come recitazione.


Hai lavorato su anime, serie TV e videogiochi: qual è la differenza più sottovalutata nel doppiare questi tre mondi?

Sicuramente spesso si sottovaluta il livello di energia da impiegare, soprattutto negli anime, devi amarli davvero per recitarli al 100% sono molto faticosi al livello fisico, ho sudato parecchio doppiando ( e strillando come un pazzo) personaggi come Quilge Opie in “Bleach” o Kaigaku in “Demon Slayer”, però a me piace farlo, a costo di perdere la voce dopo 3 ore di turno. Le serie tv sono faticose dal punto di vista recitativo, spesso doppiando attori bravi che lavorano sulle sfumature, la sfida è rendere loro un servizio degno della performance originale. Per quanto riguarda i videogiochi, la sfida spesso è quella di creare con pochi riferimenti, reciti e di solito hai davanti una semplice onda sonora da seguire, alle volte puoi solo sperare che il risultato finale sia degno. Sono 3 mondi diversi e li amo tutti per punti diversi.


Gestisci più canali YouTube dedicati al doppiaggio: oggi è più importante saper doppiare… o saper comunicare il doppiaggio?

La cosa più importante è sempre saper fare, poi viene il lato promozionale, sapersi vendere ma non avere nulla di concreto da vendere…è triste. Personalmente vivendo in quest’era e lavorando sui social dal 2012 ho capito che il lato promozionale negli ultimi tempi ha assunto un valore immenso, se sei bravo ma non lo sa nessuno è un problema, anche se non sono i social che ti fanno lavorare nel doppiaggio…al massimo se racimoli milioni di follower doppierai da talent…più soldi e fama ma non è detto che questo si tramuti in bravura, talento o lavoro continuativo…queste cose richiedono tempo e dedizione, sarebbe ingiusto credere di poter scavalcare ogni meritocrazia soltanto con i numeri. Poi ci mancherebbe è bello far sapere alla gente che hai doppiato il personaggio che loro amano nella serie che amano, questo porta a gradevoli riscontri con i “fan” ma non deve essere il focus principale, il perno è amare ciò che si fa…fine.


Collabori spesso con altri professionisti del settore: quanto conta il networking nel mondo del doppiaggio moderno?

Ultimamente conta parecchio, collaborare con colleghi più illustri può darti visibilità e credibilità, ma alle volte anche l’opposto, invidia e fastidio agli occhi dei colleghi. Io personalmente non voglio limitarmi, se credo in un’attività di networking la voglio portare a compimento. Limitarsi per gli altri è sbagliato. Quindi si…fare rete, public relations e promozione ha sicuramente un grande valore in quest’era assolutamente folle dove l’identità digitale alle volte conta più del valore umano.


Guardando al futuro (AI, content creation, nuovi media), il doppiatore deve evolversi in una figura ibrida tra artista e creator?

Si il doppiatore, come il panettiere, come il parrucchiere, come tanti altri lavori, deve vendersi sul web, alimentando la sua identità digitale, però è anche vero che se sei bravo…lavori, nel senso che lo vengono a sapere, mio padre è un meccanico formidabile, specializzato in mezzi pesanti, ormai è un imprenditore e oltre whatsapp…non ha mai avuto nulla. In primis dobbiamo sempre coltivare la qualità…questo alla lunga ci permette di distinguerci e di avere un valore rispetto alla dozzinalità delle riproduzioni fatte da IA ecc.
In sintesi, si, il doppiatore deve alimentare il suo lavoro con un aspetto social che lo porti in giro per gli eventi, gli permetta di esprimersi oltre la sala…in questo non c’è nulla di male.


Intervista a Andrea: Dal web al doppiaggio

Redazione The Digital Moon

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