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Intervista a Daniele Paluan: Travel Content Creator – (Parte 2)

Intervista a Daniele Paluan: Travel Content Creator – (Parte 2)

Daniele Paluan è un travel content creator che racconta il mondo attraverso i suoi viaggi, condividendo esperienze, consigli e contenuti dedicati a chi ama esplorare nuove destinazioni. Dopo la prima intervista, in cui abbiamo iniziato a conoscere il suo percorso, torniamo a parlare con lui per approfondire alcuni aspetti del suo lavoro, della sua visione e delle esperienze maturate nel tempo.

Se ti sei perso la prima parte dell’intervista, puoi recuperarla qui:


Nel 2017 hai pubblicato il tuo primo contenuto sui social: cosa ti ha spinto a iniziare e quali erano le tue paure più grandi in quel momento?

In realtà è iniziato tutto molto prima del 2017, quasi per caso. Alle medie, durante una gita scolastica a Trieste, i miei genitori mi regalarono la mia prima macchina fotografica. Non c’era nessuna ambizione particolare, era più un gioco, un modo per portarmi a casa un pezzo di quel viaggio. Però da lì è nato qualcosa. Ho iniziato a guardare i luoghi con occhi diversi, a cercare dettagli, prospettive, momenti.

Nel 2017 ho semplicemente deciso di condividere tutto questo. Senza strategie, senza aspettative, pubblicavo per il piacere di farlo, per raccontare quello che vedevo. Le paure, però, c’erano eccome. Avevo paura di non essere abbastanza bravo, abbastanza interessante, di non avere nulla di speciale da dire. Col tempo però ho capito che non è quello il punto. Non serve essere straordinari, serve essere sinceri. E proprio quella spontaneità con cui ho iniziato “per gioco” è rimasta, ancora oggi, la parte più importante di quello che faccio.


Oggi hai una community di circa 35 mila persone: qual è il segreto per creare contenuti di viaggio autentici che coinvolgano davvero il pubblico?

Non credo esista un vero segreto. Se però c’è una cosa che ho imparato è smettere di pensare ai numeri e iniziare a pensare alle persone. Dietro ogni visualizzazione c’è qualcuno che decide di dedicarti anche solo pochi secondi del suo tempo, e questo cambia completamente il modo in cui crei contenuti.

Per me l’autenticità sta nel raccontare anche quello che non è perfetto. I momenti storti, i piani che saltano, le emozioni contrastanti. I viaggi non sono solo cartoline, sono esperienze vere.

Mi faccio spesso una domanda molto semplice mentre creo. Se vedessi questo contenuto, mi farebbe sentire qualcosa? Se la risposta è ““, allora vuol dire che sono sulla strada giusta. Alla fine coinvolgere non significa stupire a tutti i costi, ma far sentire le persone dentro a quello che stai vivendo.


Il tuo legame con Torino è molto forte: in che modo la tua città influenza il tuo modo di raccontare il mondo?

Torino mi ha insegnato a osservare. È una città elegante ma discreta, che non si mostra subito, ma si lascia scoprire piano. E credo che questo abbia influenzato profondamente il mio modo di raccontare i luoghi.  Crescere qui mi ha abituato a non fermarmi all’apparenza. Torino è fatta di dettagli, di atmosfere, di silenzi.

Ci sono angoli che magari a una prima occhiata possono sembrare semplici, ma se ti fermi un attimo raccontano tantissimo. Ed è una cosa che mi porto dietro ogni volta che viaggio. La mia città mi ha insegnato anche ad andare più in profondità, a cercare l’anima dei posti e non solo la loro immagine. E alla fine è proprio quello che cerco di fare nei miei contenuti. Non solo mostrare un luogo, ma farlo sentire, anche a chi lo guarda da lontano.


Hai collaborato con Turismo Piemonte ottenendo ottimi riscontri: cosa hai imparato da questa esperienza e cosa significa per te valorizzare il territorio in cui vivi?

Collaborare con Turismo Piemonte è stata un’esperienza importante, soprattutto perché mi ha fatto vedere il mio territorio con occhi diversi. Spesso siamo i primi a dare per scontati i posti in cui viviamo, a pensare che non abbiano nulla di così speciale da raccontare. In realtà è esattamente il contrario. Quello che ho capito è che valorizzare un territorio non significa solo mostrarlo, ma saperlo raccontare davvero. Vuol dire trovare un punto di vista personale, entrare nelle atmosfere, cercare dettagli che magari a una prima occhiata passano inosservati. E soprattutto farlo in modo sincero, senza forzature.

È stata anche una responsabilità, perché quando racconti casa tua lo fai in modo ancora più diretto. Sai che stai mostrando qualcosa che ti appartiene, e vuoi farlo nel modo giusto. Non creare un’immagine perfetta, ma un’immagine vera. Per me valorizzare il territorio in cui vivo significa proprio questo. Raccontarlo con rispetto, con uno sguardo personale, e magari riuscire a far venire a qualcuno la voglia di scoprirlo davvero, andando oltre i soliti posti e trovando anche angoli meno conosciuti ma altrettanto belli.


Molti giovani hanno paura di esporsi sui social per timore del giudizio: che consiglio daresti a chi sogna di iniziare ma non trova il coraggio di farlo?

Secondo me quella paura è più normale di quanto si pensi. Chiunque inizi passa da lì. Il giudizio degli altri pesa, soprattutto all’inizio, perché stai facendo qualcosa di nuovo e ti stai esponendo senza sapere come verrà recepito. Quella paura non sparisce davvero, cambia solo forma. Anche oggi, a volte, c’è ancora. Però a un certo punto capisci che non puoi aspettare di sentirti pronto, perché quel momento perfetto non arriva mai.

Se dovessi dare un consiglio, direi di iniziare comunque. Anche con poco, anche senza avere tutto chiaro. Non serve avere subito una direzione precisa o contenuti perfetti. Serve solo fare il primo passo. E poi una cosa che per me ha fatto la differenza è smettere di pensare a cosa potrebbero dire gli altri e iniziare a chiedermi cosa voglio raccontare io. Perché alla fine le persone non si affezionano alla perfezione, ma a quello che è vero. Si riconoscono nelle emozioni, nei dubbi, nei momenti imperfetti. All’inizio magari ti guarderanno in pochi, magari nessuno. Ma è anche la parte più libera, quella in cui puoi sperimentare senza pressioni. Ed è proprio lì che costruisci qualcosa di tuo.

Se senti che vuoi farlo, fallo. Anche con paura, anche con mille dubbi. Perché spesso il rischio più grande non è esporsi, ma non provarci proprio. Alla fine, più che i numeri o i luoghi, quello che conta davvero è riuscire a lasciare qualcosa a chi ti guarda. Anche solo un’emozione, una voglia di partire o un modo diverso di vedere le cose. È da lì che nasce tutto, ed è sempre lì che cerco di tornare.


Intervista a Daniele Paluan: Travel Content Creator – (Parte 2)

Redazione The Digital Moon

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