Intervista a Silvia: I social mi hanno cambiato la vita
Intervista a Silvia: I social mi hanno cambiato la vita
A soli 13 anni hai iniziato a pubblicare i tuoi primi contenuti sui social. Quanto pensi che quell’esperienza abbia influenzato il percorso che stai costruendo oggi?
Direi tantissimo, anche se all’epoca non me ne rendevo conto. Avevo circa 13 anni quando ho aperto il mio primo canale YouTube e il mio profilo Instagram. Pubblicavo video della mia giornata, momenti della mia vita, cose semplici ma autentiche. Non c’erano strategie, numeri o obiettivi: lo facevo semplicemente perché mi divertiva raccontare e condividere.
A un certo punto però mia mamma si è preoccupata vedendo che pubblicavo online e mi ha chiesto di chiudere tutto ed eliminare i profili. Così ho fatto. In quel momento è stato come mettere in pausa un piccolo sogno, anche se allora non lo capivo fino in fondo.
Col tempo però quell’esperienza mi ha lasciato una domanda che ogni tanto torna ancora: chissà cosa sarebbe successo se non avessi cancellato tutto e avessi continuato? Credo che proprio da lì sia nata una lezione importante per me: il peso dei rimpianti.
Oggi cerco di vivere la mia vita provando le cose che mi fanno sentire viva, anche sbagliando. Preferisco tentare piuttosto che chiedermi un giorno “e se ci avessi provato?”. In qualche modo quei primi video registrati nella mia cameretta sono stati il seme di quello che sto costruendo oggi.
Trasferirti a Madrid è stato un punto di svolta importante. In che modo vivere in una città così internazionale ha cambiato la tua visione del lavoro e delle opportunità?
Madrid è stata una vera svolta nella mia vita. Io vengo da un piccolo paese in provincia di Padova e arrivare in una città così internazionale è stato quasi uno shock, ma uno shock bellissimo. Sono arrivata inizialmente per l’Erasmus durante l’università, e quell’esperienza mi ha fatta crescere tantissimo. Ho conosciuto persone da tutto il mondo, ho imparato nuove lingue e ho scoperto culture diverse. Ma soprattutto ho iniziato a vedere il lavoro in modo completamente nuovo.
Madrid è piena di creator, influencer, attori e persone che lavorano grazie ai social media. Per me, che arrivavo da un contesto molto più piccolo, vedere tutto questo è stato come aprire una porta su un mondo che prima sembrava lontano. Era come se la città mi stesse dicendo: “Guarda che è possibile”
Quando l’Erasmus è finito ho sentito chiaramente che non volevo tornare indietro. Sentivo che lì c’erano opportunità, stimoli e un’energia che mi spingeva a costruire qualcosa di mio. Così ho deciso di restare e trasferirmi definitivamente a Madrid.
Oggi lavori come UGC creator e collabori con diversi brand. Come hai trasformato una passione in una professione concreta?
Per me è stato un processo molto naturale, perché creare contenuti è qualcosa che ho sempre fatto per passione. Fin da quando ero piccola mi piaceva raccontare momenti della mia vita, condividere esperienze, filmare viaggi o semplicemente dare piccoli consigli su qualcosa che avevo scoperto. All’inizio lo facevo senza pensarci troppo, ma con il tempo ho iniziato a rendermi conto che quello che condividevo poteva anche avere un impatto sulle persone. A volte bastava un consiglio, un’esperienza raccontata o un momento della mia vita per far sentire qualcuno meno solo o per ispirarlo a fare qualcosa che magari stava rimandando.
Quando ho scoperto il mondo dell’UGC ho capito che quella passione poteva trasformarsi in qualcosa di più concreto. Ho iniziato a studiare questo settore, a capire come funzionano le collaborazioni con i brand e come creare contenuti che fossero autentici ma allo stesso tempo utili per le aziende. All’inizio ho fatto molti tentativi e ho imparato soprattutto facendo. Piano piano sono arrivate le prime collaborazioni e quella che era una passione è diventata una vera professione.
Oggi collaboro con diversi brand creando contenuti per i social e la cosa più bella è che questo lavoro mi permette di viaggiare e vivere esperienze incredibili. Solo nelle ultime settimane sono passata dal prendere il sole in spiaggia a febbraio a trovarmi il giorno dopo a –20 gradi in Lapponia. Ed è incredibile pensare che tutto questo sia nato da qualcosa che ho sempre fatto semplicemente perché mi piaceva condividere.
Nel tuo percorso hai ricevuto anche rifiuti e collaborazioni non pagate. Qual è stata la difficoltà più grande che hai dovuto superare all’inizio?
Sicuramente l’inizio non è stato semplice. Ho ricevuto molti rifiuti e ho fatto diverse collaborazioni in cambio prodotto. All’inizio è facile scoraggiarsi perché sembra che i risultati arrivino molto lentamente.
La difficoltà più grande è stata continuare a crederci anche quando non vedevo ancora risultati concreti.
Spesso ho dovuto imparare tutto da sola: capire come contattare i brand, come migliorare i contenuti, come presentarmi in modo professionale. Però guardando indietro oggi capisco che anche quelle esperienze sono state fondamentali. Mi hanno insegnato tanto e mi hanno aiutata a crescere. Ogni rifiuto è stato in realtà un piccolo passo avanti.
Guardando al futuro, quali sono i prossimi obiettivi che vuoi raggiungere sia come creator sia come imprenditrice?
Non mi sento assolutamente “arrivata”, anzi. Ho ancora tantissime idee e progetti che voglio sviluppare.
Da una parte voglio continuare a crescere come creator, lavorare con brand sempre più grandi e continuare a viaggiare grazie al mio lavoro, perché una delle cose più importanti per me è proprio la libertà: la libertà di organizzare il mio tempo, di scegliere dove vivere e di poter dire sì alle esperienze che voglio fare.
Dall’altra parte mi affascina molto anche il lato imprenditoriale.
Ho studiato economia e marketing e in Italia, insieme a una mia amica e a quattro consulenti con molti anni di esperienza, abbiamo fondato Upice, una società di consulenza strategica per il posizionamento delle aziende. Il mio obiettivo è continuare a far crescere entrambe le cose: il mio percorso come creator e i progetti imprenditoriali.
Ma soprattutto voglio continuare a costruire una vita che mi rappresenti davvero. Se penso alla me di quando avevo 13 anni, con la videocamera in mano nella sua cameretta, mi fa sorridere pensare che in qualche modo quel sogno oggi è diventato reale. E forse la cosa più bella è proprio questa: aver costruito da sola una strada che all’inizio, nel mio piccolo paese, sembrava quasi impossibile.
Silvia Parisatto
Intervista a Silvia: I social mi hanno cambiato la vita
Redazione The Digital Moon
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