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Intervista a Juniormuzic: L’anima di un cantautore

Intervista a Juniormuzic: L’anima di un cantautore


Cosa significa per te scrivere canzoni ispirate alla memoria del tuo amico Davide?

Quando è venuto a mancare, mi sono sentito come se il mondo mi fosse caduto addosso e non riuscissi più a rialzarmi, caddi in una lunga depressione, e decisi di scrivere dei testi in sua memoria.

A solo 17 anni persi una delle parti più importanti della mia vita e scrivere testi per lui, significava averlo con me, come se non se ne fosse mai andato e non mi avesse mai lasciato, come se la sua anima stessa scrivendo e cantando con me, ogni testo, ogni pezzo.


Qual è il tuo processo creativo quando scrivi testi d’amore?

Inizialmente c’è da dire che scrivo sempre e solamente in base all’emozioni provate in un determinato momento della giornata, in un periodo di tempo determinato.

Scrivo testi d’amore perché rappresentano la mia persona, una personalità dolce, sensibile e fragile, dovuto a ciò che ho passato e vissuto in prima persona; dopodiché la scelta della produzione è fondamentale, deve trasmettere emozioni ancor prima della stesura del testo, successivamente provo la melodia sulla produzione che trovo più consona per esprimere le emozioni che voglio esprimere e poi passo alla stesura del testo, per poi provarlo allo sfinimento prima di registrarla in studio.


Come influenzano le tue radici italo-brasiliane il tuo stile musicale e i tuoi testi?

Le influenzano soprattutto nella scelta della produzione, per il movimento che la base stessa dà, nella scrittura e nella scelta linguistica, ma oltre a questo le mie origini brasiliane non influiscono così tanto come dovrebbero anche se sto cercando pian piano di sperimentare, e di arrivare a un sound più sud-americano con la stesura degli ultimi testi che non so neanche se usciranno perché appunto sperimentali; oltre a questo, avendo soltanto gli zii e cugini brasiliani, in famiglia non parliamo portoghese e questo è un contro per imparare una lingua che comunque mi appartiene per le origini, ma sto facendo corsi di portoghese per imparare il gergo e magari in futuro utilizzarlo nei miei testi.


Hai un brano in particolare che senti più vicino a Davide? Se sì, perché?

Forse il primo pezzo che scrissi perché è dedicato a lui, e si chiama “The end of this f*ing life” , “la fine di questa fota vita”, che racconta la vita come può darti tanto e toglierti tutto in poco tempo quando meno te lo aspetti (Davide aveva 16 anni quando è mancato di tumore); oltre a questo pezzo lo rivedo in altri come in “Clouds”, “Nuvole”, per il significato di alcuni versi dedicati alle persone che ho perso, tra cui Davide e “Red Thread”, “filo rosso”, come se ci fosse sempre qualcosa che in vita/morte ci possa sempre collegare, oltre che al significato sentimentale che nel testo s’identifica.


Quali sono le tue aspirazioni future nella musica e quali messaggi vorresti comunicare con i tuoi pezzi?

Sono sempre stato un ragazzo semplice, alla mano, con il cuore d’oro e altruista in ogni ambito, musicale e nella vita di tutti i giorni, perciò anche per il mio carattere dolce e sensibile, l’unico progetto e obiettivo che mi impongo di raggiungere è quello di fare in modo che l’amore espresso nei miei testi arrivi a più persone possibili.

Non parlerò mai di raggiungere la fama, soldi o quant’altro perché per me è qualcosa di molto più concreto rispetto al mio modo di vedere la mia arte, molto più astratta, vorrei solamente comunicare l’amore, il sentimento reciproco, promuovere la pace e divertimento, come in alcuni testi che ho scritto che si rifanno agli anni 2010-2015 in cui la musica era all’apice del suo movimento basato sul divertimento e la promozione di qualcosa di positivo.


In “Pennelli su tela” sembri trasformare emozioni in immagini, qual è il quadro che volevi lasciare impresso a chi ascolta?

Pennelli su tela” è stata una rivelazione anche per me, un testo che racconta una storia d’amore procinto a finire ma che sprigiona la bellezza di averla vissuta, la gratitudine e la genuinità con cui è stato intrapreso questo cammino ricco di emozioni.

Pennelli su tela”, cioè dipingere su tela qualcosa da zero, in modo fantasioso e personale, che è ciò che succede con l’ innamoramento, perché si dipinge sempre qualcosa sulla tela (sul cuore) di qualcuno che si ama lasciando un pezzo di noi alla persona che abbiamo davanti, che guardiamo con occhi persi, che stimiamo e vogliamo bene, ma se dovessi scegliere un quadro che si avvicina tanto a ciò che volevo esprimere nel mio pezzo, direi “La notte stellata” di Van Gogh, ma con i colori de “L’urlo” di Munch.


Intervista a Juniormuzic: L’anima di un cantautore

Redazione The Digital Moon

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