The Beauty In The Beast – Chi è chi?
The Beauty In The Beast – Chi è chi?
La fragilità del destino
“Due volti. Due sguardi limpidi. Due sorrisi sinceri. Ma uno dei due è qui per aiutare, l’altro per espiare. Uno torna a casa la sera, l’altro chiude la porta della sua cella. Eppure potrebbero essersi scambiati di posto mille volte, in un istante, per un sì o per un no, per una spinta o per un abbraccio mancato. La linea che separa il dentro dal fuori, il giusto dall’errore, non è sempre tracciata con l’inchiostro della colpa. A volte è solo una piega del caso. Guardali bene. Potresti non riconoscere da che parte della barricata ti trovi”.
Questo pensiero apre la seconda parte del progetto. Ritratti stretti, primi piani minimalisti e non contestualizzanti di tutti i protagonisti. Un carosello senza didascalie che mostra in maniera randomica i volti dei detenuti e delle detenute, degli agenti, delle educatrici, delle psicologhe e dei volontari che quotidianamente offrono il proprio tempo e la propria professionalità per un bene superiore, quale quello di porre delle basi solide per futuri diversi oltre le mura delle carceri.
Chi osserverà questo carosello non avrà, come anticipato, alcun riferimento che possa aiutarlo a capire se chi sta guardando è un detenuto, un agente o un volontario: sarà la propria sensibilità, forse l’intuito, a fargli etichettare quel volto; ma senza mai sapere a chi realmente appartenga. Una sorta di “esperimento sociale” che vuole scuotere le coscienze ed invitare alla riflessione più importante e secondo me vitale: siamo tutti esseri umani; siamo tutti fallibili e tutti meritiamo di espiare le nostre colpe e ricostruire la nostra vita.
Conclusione
Vi lascio con un interrogativo: chi è veramente dentro e chi è veramente fuori? Chi è prigioniero di chi?
The Beauty In The Beast – Chi è chi?
Lervo
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