Intervista ad Alex Gallo: 30 anni di tatuaggi
Intervista ad Alex Gallo: 30 anni di tatuaggi
Hai iniziato a tatuare negli anni Novanta, quando il panorama del tatuaggio era molto diverso da oggi: com’è cambiato il mestiere e cosa è rimasto invariato per te?
Negli anni ’90 il tatuaggio era underground. Pochi studi, niente social, molta libertà e altrettanta imprudenza. Oggi c’è tecnica, visibilità, confronto internazionale — ma per me la sostanza è sempre la stessa: si lavora su una pelle viva, non su una tela immobile. Rispetto, ascolto e connessione umana non cambiano con le mode
Lo stile orientale è diventato una firma del tuo lavoro: cosa ti ha avvicinato a questo linguaggio visivo e cosa continua ad affascinarti dopo tanti anni di studio?
Lo stile orientale mi ha toccato per come coniuga simbolo, movimento e armonia con il corpo. Non è “decorativo”: è un linguaggio visivo che si sposa con il ritmo naturale di spalle, schiena, braccia. Ogni soggetto ha una forza narrativa, e più lo studi, più scopri nuove sfumature
Nei tuoi lavori il rapporto tra disegno e corpo è centrale: come nasce il dialogo tra forma anatomica e composizione, soprattutto nel lavoro in freehand?
Per me non esiste un “disegno da trasferire”. Il tatuaggio nasce sul corpo, ascoltando ogni curva, ogni tensione. Freehand non significa improvvisare: significa rispettare l’anatomia e creare un dialogo continuo tra disegno e movimento naturale
Colori brillanti e forme decise rendono i tuoi tatuaggi immediatamente riconoscibili: quanto conta per te l’impatto visivo rispetto alla narrazione del soggetto?
Non sono alternative. Il colore e la forma servono a dare energia, leggibilità e durata. Un tatuaggio deve catturare l’occhio, certo ma anche raccontare una storia che resta, evolvendosi con chi lo indossa
Guardando al tuo percorso e ai tanti riconoscimenti ottenuti, qual è la ricerca che senti ancora aperta e quali sfide ti motivano oggi come tatuatore?
La curiosità. Spingere sempre più avanti il confine tra tradizione e reinterpretazione personale. La sfida non è inseguire premi o tendenze, ma continuare a creare tatuaggi che siano performance visive e narrazioni autentiche
Intervista ad Alex Gallo: 30 anni di tatuaggi
Redazione The Digital Moon
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