Intervista a Om studio Lab: Nuovo approccio al movimento
Intervista a Om studio Lab: Nuovo approccio al movimento
Il tuo lavoro ruota attorno a un’idea di movimento “a 360 gradi”. Cosa significa per te e perché hai sentito il bisogno di andare oltre l’approccio tradizionale all’allenamento?
Diciamo che principalmente tutto ruota attorno al benessere a 360gradi, anche se ormai questa parola è diventato un contenitore per molte cose, ma parlandone meglio spero di trasmettervi il senso reale e profondo della parola benessere secondo la mia visione.
Ho aperto uno studio che si allontana un po’ dall’ approccio tradizionale infatti alla base di tutto c’è la consapevolezza quindi movimento consapevole e qualità piuttosto che quantità. Come dico sempre “non importa cosa ma come” per far comprendere quanto cambia realmente il movimento se gli doniamo un’attenzione maggiore. Questo sicuramente è influenzato dai miei studi sulla pratica dello yoga che vede il corpo come un mezzo ed uno strumento attraverso il quale fare esperienza di se stessi; credo che l’innovazione che porto nel mio studio sia riportare questo approccio di esplorazione, scoperta e curiosità in ogni tipo di movimento permettendo quindi di allontanarsi molto da quegli allenamenti sterili e poco stimolanti che ci portano a vedere l’allenamento come un dovere. Pratichiamo il “barefoot” continuamente all’interno dello studio, non appena entriamo lasciamo le scarpe in un angoloe ci muoviamo a piedi nudi al suo interno e anche tutte le attività sono senza scarpe, allenamento compreso.
Questo è fondamentale per noi per tornare a sentire il corpo come principale strumento di lavoro; poi aggiungere strumenti, macchinari o sovraccarichi diventa semplice su un corpo che ha scoperto come funziona e che riesce a controllare ogni sua parte! Ho sentito il bisogno di trasmettere alle persone la necessità di sentirsi uno e non scisso, sperimentare nel corpo e riportare nella mente e viceversa, conoscersi, riconoscersi e sapersi ascoltare; riportare la spiritualità nella quotidianità e nei gesti semplici anche se molto spesso ormai viene associata solo a turbanti e barbe bianche, eremi e contesti in cui spesso non ci si sente a proprio agio.
La spiritualità non è altro che essere connessi a se stessi, in ogni parte di noi, accogliendo la nostra vita e facendo un costante lavoro di ricerca e consapevolezza su noi stessi anche attraverso l’uso del corpo e del movimento, e tutto questo non per rimanere isolati ma per vivere in una comunità fatta di persone altrettanto consapevoli.
Spesso si tende a separare allenamento fisico e pratiche olistiche. In che modo il tuo approccio cerca invece di integrare corpo e mente in un’unica esperienza?
Esatto. Credo che noi occidentali siamo fortissimi nell’arte della scissione! Ma credo che piano piano stiamo arrivando anche noi a comprendere quanto corpo e mente si influenzino a vicenda e che lavorare su l’uno senza includere l’altro significa generare una netta separazione all’interno di noi stessi. All’interno dello studio abbiamo fatto un lavoro bellissimo con le persone che lo abitano, gli abbiamo trasmesso la necessità di variare gli stimoli ricevuti dal movimento e non solo: ciò su cui è fondamentale lavorare è far spostare il focus da un allenamento meramente orientato all’obiettivo all’allenamento orientato al benessere.
Mi spiego: molte persone si iscrivono in palestra a gennaio o prima dell’estate, il perché è abbastanza chiaro ed evidente, ormai sembra che l’estetica per il corpo stia superando l’importanza della sua funzionalità. Ecco mi batto per far comprendere il senso del movimento: un corpo bello e scolpito piace a molti forse ma se non è in grado di essere flessibile e resistente non fa il suo lavoro; cosi come una mente caotica e rigida non porta a nulla di buono al contrario di una mente che sa ascoltarsi, conoscersi, rispettarsi ed è leggera.
Le persone che vivono lo studio lo notano dal primo momento in cui varcano la soglia che questo spazio non è una palestra ma un luogo di cura ed il messaggio passa chiaro anche attraverso piccoli dettagli: nel nostro angolo relax ci sono biscotti buoni con gocce di cioccolato e non dolci fit o barrette proteiche. Diamo molto valore alla flessibilità e al rispetto del momento che stiamo vivendo dando valore ad ogni giornata: spesso le persone se non hanno voglia di allenarsi perché sono stanche non si presentano nella loro palestra, da noi invece c’è la possibilità di scegliere pratiche più gentili per ogni mood diverso.
È questa la vera innovazione! Non vieni in studio solo per “spingere sempre di più ogni giorno” (slogan tipico delle palestre in cui bisogna stare sempre al massimo della motivazione e dell’energia) ma per sentirti e scegliere la cosa che fa per te in quel momento. Questo significa applicare la consapevolezza quotidianamente.
C’è stato un momento, personale o professionale, che ha segnato una svolta nel tuo modo di vivere e insegnare il movimento?
No, è stato un processo. Il percorso che ho fatto è stato lungo iniziando dalla laurea in psicologia e mindfulness e piano piano il percorso si è fatto da se. Sicuramente gli ambienti a mio avviso poco sani nei quali ho lavorato nel passato mi hanno spinto a crearne uno che a mio avviso sia più rispettoso. Spesso purtroppo negli ambienti in cui si pratica movimento è facile imbattersi in “professionisti” che motivano e stimolano, anche senza volerlo, atteggiamenti errati nei confronti dell’allenamento e purtroppo molto spesso anche verso l’alimentazione.
Alimentazione e allenamento sono molto vicini in questi contesti in cui ripeto sembra che l’estetica prenda sempre maggiore spazio rispetto al benessere fisico e mentale. Vedere persone che si allenano con smania ogni giorno e si motivano con effimeri premi alimentari nel giorno dello sgarro a mio avviso è pericoloso, e molto di più se questo viene in parte veicolato, trasmesso e accentuato dai “professionisti”. Quando una persona si affida a me e al mio studio porta tutto, corpo, mente, emozioni e pensieri ed è necessario per chi lavora in questo ambito prendersene cura con attenzione, responsabilità e dedizione.
Si può far tanto bene ma tanto male con pochissimo, anche solo con una parola sbagliata detta nel momento sbagliato.
Quali benefici noti nelle persone che si avvicinano a questo tipo di approccio rispetto a chi segue un metodo più “divisivo” o performativo?
La prima cosa che ho notato è stata proprio la motivazione che si rafforzava di giorno in giorno senza alcuna necessità di spingere e forzare nessuno. Le persone che non sono mai state costanti hanno trovato in questo approccio la chiave giusta per venire anche tutti i giorni, rispettando il proprio livello di energia e scegliendo se voler lavorare maggiormente il corpo o dare più spazio all’ascolto della mente, praticare la respirazione e la meditazione.
Persone che invece erano già attive e dedite all’allenamento hanno trovato ispirazione e innovazione includendo pratiche più statiche e olistiche magari lontane da loro fino a quel momento, includendo allenamenti diversi e meno standardizzati e lasciandosi anche sorprendere: il lab training per esempio è una classe in cui non diciamo mai il focus dell’allenamento che faremo ed in cui i partecipanti di volta in volta si affidano alla nostra proposta; all’interno trovano tutte le componenti del movimento e tantissime cose che però non posso svelare troppo al momento in generale quando descrivono il mio studio come uno spazio di cura corpo-mente e che il nostro incontro è stato trasformativo per loro sono molto contenta perché significa che sono riuscita a trasmettere l’essenza di questo progetto bellissimo che è solo all’inizio!
Se dovessi lasciare un messaggio a chi si muove poco o vive il movimento come un dovere, da dove consiglieresti di iniziare per ritrovare ascolto e piacere nel corpo?
Inizierei dicendogli di non cadere nella trappola dell’obiettivo estetico. Rimettersi in forma può essere una spinta iniziale forse ma non deve diventare una galera nella quale rimanere prigionieri. Spesso chi vive il movimento come un dovere lo vive così perché spinto da questa motivazione alla base; direi di stare alla larga da chi incentiva questo approccio perché significa rimanere imprigionati nella dinamica del dovere, non è quello lo stimolo che la porterà a muoversi con costanza, magari durerà solo un paio di mesi se non meno.
Le inviterei piuttosto ad approcciarsi al movimento in modo gentile e rispettoso, non giudicarsi se non siha voglia di farlo ma accogliere questo lato di se, questo atteggiamento. Provare a chiedersi se non sia forse il caso di investire nel proprio benessere piuttosto che in farmaci e pillole per dormire meglio (ne ho sentite diverse in questi periodi a riguardo), provare a vivere una passeggiata piacevole perché lo si fa ascoltando la propria musica preferita, vivere un momento di movimento con una persona cara come momento di condivisione, portare anche il gioco e la spensieratezza nel movimento, questo è un altro aspetto sul quale spingiamo molto! Insomma cambiare focus, gentilezza e ascolto sono la chiave.
E ovviamente partecipare ai nostri eventi per vivere l’essenza di questo approccio e portarsi a casa un bel pezzetto di un sè nuovo e trasformato!
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Redazione The Digital Moon
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