Intervista a Domenico Pomoni
Intervista a Domenico Pomoni
Quando gli ho chiesto di intervistarmi, dopo aver letto il suo libro, Domenico si è presentato così: mi chiamo Domenico Pomoni, ho 31 anni e non mi occupo di storia per lavoro, ma del mondo della
scuola come insegnante.
Ho sempre avuto un grande amore per la storia, soprattutto ottocentesca e della prima metà del
novecento.
Negli anni mi sono appassionato a leggere libri di ogni genere che parlavano di quel periodo
storico, fino a incontrare vari romanzi ucronici.
Li adoravo perché mi permettevano di vedere mondi alternativi, dei what if della storia.
Spinto dal loro esempio ho provato a scrivere il mio.
Il lavoro é stato immenso. Ricercare nomi realmente esistiti, situazioni che hanno influenzato quel
periodo mi hanno messo a dura prova.
Spero che questo lavoro venga apprezzato, anche perché é la mia prima esperienza del genere.
E’ stata entusiasmante e mi ha fatto capire quanto sia difficile scrivere.
Cosa ti ha ispirato a scrivere L’inganno degli Asburgo?
Il libro nasce dal mio amore per la storia. Chi la studia sa bene che molte svolte storiche sono state determinate da eventi imprevisti: l’esito di una battaglia, un matrimonio dinastico, una successione inattesa. Da qui è nata la mia curiosità verso l’ucronia. Tra le varie epoche e possibilità, questa è quella che mi ha coinvolto di più, anche perché mi ha permesso di raccontare dinamiche legate al mio territorio.
Come hai scelto il periodo storico e i personaggi principali?
Ho scelto un periodo relativamente breve ma estremamente intenso: in poco più di un secolo l’Europa è stata sconvolta più volte a livello geopolitico. È un contesto affascinante, pieno di interrogativi. Questo mi ha spinto a studiare a fondo sia i personaggi che hanno avuto un ruolo centrale nella storia reale, sia quelli che, pur esistendo, non hanno inciso sugli eventi ma che nel romanzo diventano decisivi.
Inoltre, una parte importante della storia è ambientata nel nostro presente, dove la geopolitica è protagonista. Alcuni scenari possono sembrare bizzarri, ma gli avvenimenti attuali — pensiamo al Venezuela o alla Groenlandia — li rendono meno fantasiosi di quanto si creda.
Qual è il messaggio centrale del libro?
Il romanzo si sviluppa su tre piani.
Il primo è la crescita personale del protagonista: un ragazzo molto giovane, appena laureato, convinto che la fama sia tutto. Scoprirà invece che la visibilità può essere pericolosa e che un messaggio, anche con buone intenzioni, può essere frainteso.
Il secondo è il tema storico: la fragilità della nostra realtà. Basta una piccola variazione perché il mondo cambi completamente.
Infine c’è il piano geopolitico contemporaneo: il modo in cui le grandi potenze possono influenzare confini e popoli anche solo attraverso minacce o promesse.
Ci sono eventi reali che ti hanno colpito e che hai voluto inserire nella storia?
Sì, diversi. A partire dalla crisi del 1958, che nella nostra realtà ha portato alla seconda guerra d’indipendenza. Nel libro compare anche la crisi ucraina, risolta nel 2025, mentre purtroppo nella realtà continua ancora oggi a fare vittime. Dal punto di vista geopolitico, ciò che mi interessava era mostrare come uno scacchiere cruciale possa essere influenzato da partite che si giocano anche dall’altra parte del mondo.
Ricerca e scrittura
Quanto tempo hai dedicato alla ricerca storica prima di iniziare a scrivere?
Il libro ha iniziato a prendere forma durante il mio ultimo anno di liceo, nel 2012. Da allora è stato scritto e riscritto molte volte. Sapevo cosa volevo raccontare, ma non riuscivo a trovare la struttura giusta. Ho dedicato anni soprattutto allo studio dei personaggi, cercando profili coerenti con il periodo storico. Solo la fase di ricerca è durata circa un paio d’anni.
Quali fonti ti sono state più utili?
Principalmente le biografie dei personaggi storici, tra cui quella dell’imperatore. Da lì ho estrapolato nomi e informazioni, costruendo vere e proprie schede attraverso ricerche online. Per i personaggi contemporanei è stato più semplice: ho utilizzato documentari e articoli di stampa, cercando di immaginare quali potessero essere i loro pensieri e le loro motivazioni.
È stato difficile bilanciare accuratezza storica e narrazione?
Scrivere un’ucronia è sempre complesso. Inserisci un elemento fittizio che altera il corso degli eventi, e da quel momento tutto ciò che accade rientra nella “licenza poetica”. La vera sfida è rendere il risultato il più verosimile possibile.
Trama in breve
Ambientato sul finire del 2025, L’inganno degli Asburgo immagina un’Europa fragile e divisa, dove la guerra in Ucraina è terminata ma il nuovo equilibrio geopolitico è tutt’altro che stabile. Mentre Stati Uniti e Russia influenzano gli assetti globali, l’Unione Europea appare paralizzata e incapace di reagire.
In questo contesto si muove Marco, giovane ricercatore universitario a Vienna, disilluso dal mondo accademico e alle prese con una fase di profonda crisi personale. Durante una ricerca d’archivio scopre documenti segreti risalenti al 1858 che rivelano un piano mai attuato degli Asburgo: la possibile rinascita del Lombardo-Veneto come monarchia autonoma.
La scoperta trascina Marco al centro di tensioni politiche e diplomatiche internazionali. Tra pressioni, alleanze e giochi di potere, la rivendicazione prende forma e ridisegna l’assetto dell’Europa centrale. In parallelo, Marco affronta la propria crescita personale, l’amore e il peso delle scelte individuali in un mondo in cui la storia può cambiare direzione da un momento all’altro.
L’inganno degli Asburgo è un romanzo ucronico che intreccia politica, storia e formazione, mostrando quanto la realtà possa essere fragile… e riscrivibile.
Link al libro: https://www.amazon.it/Linganno-degli-Asburgo-cambiare-presente/dp/B0F3ZX187G
Intervista a Domenico Pomoni
MiaBlu
Social The Digital Moon | Leggi altri aritcoli qui.
https://www.instagram.com/thedigitalmoon

