Intervista a Simone: La cultura del tempo alle Canarie
Intervista a Simone: La cultura del tempo alle Canarie
Qual è stata la sfida più grande nell’introdurre la cultura dell’orologeria di lusso alle Canarie?
La sfida più grande non è stata vendere orologi. È stato vendere il concetto di valore nel tempo e possibilità di acquistare qualcosa che non reperibile sul mercato.
Alle Canarie dieci anni fa non esisteva una cultura dell’orologeria di alta gamma: niente negozi fisici specializzati, pochi riferimenti, molta diffidenza nei confronti degli stranieri e in generale. L’orologio era visto come un oggetto estetico, non come storia, meccanica, investimento o identità personale.
La difficoltà vera è stata educare prima di vendere. Spiegare perché un orologio meccanico vale, cosa c’è dietro una referenza, perché la competenza conta più del prezzo.
Abbiamo creato un mercato che non esisteva. Questo richiede tempo, studio e una dose sana di ostinazione.
In che modo le tue radici italiane e l’esperienza internazionale hanno influenzato il tuo modello di business?
Le mie radici italiane mi hanno insegnato una cosa fondamentale: l’orologeria non è solo tecnica, è cultura, gusto e racconto.
In Italia l’orologio si vive, lo abbiamo nel sangue fin da molto giovani…che sia per una questione di moda, amicizie o cultura famigliare . È un’estensione della persona. L’esperienza all’estero invece mi ha dato metodo: processi, verifica, disciplina, dati reali di mercato.
Ho unito le due cose:
• approccio italiano: relazione, fiducia, sensibilità per il dettaglio
• mentalità internazionale: numeri, trasparenza, verifiche al 100%, zero improvvisazione
Con i collezionisti locali questo ha fatto la differenza. Non parliamo di “vendita”, ma di consulenza sul tempo, anche perché immagina il commercio in un arcipelago dove gli orologi possono tornare a te sotto forma di cambi o per altri motivi, devi essere sempre pronto a riceverli di nuovo . Ed è lì che nasce la fiducia vera.
Differenze tra cliente delle Canarie e cliente di Madrid? Hai cambiato strategia?
Sì, e sarebbe stato un errore non farlo. Alle Canarie il cliente va accompagnato. È un percorso educativo:
spieghi, racconti, costruisci consapevolezza. È un rapporto che cresce nel tempo.
A Madrid il cliente è più informato, più esigente, più veloce. Arriva con riferimenti precisi, conosce il mercato, confronta.
La strategia cambia, ma i valori no:
• alle Canarie costruisci le fondamenta
• a Madrid dimostri il livello
In entrambi i casi vince chi è preparato. L’improvvisazione non funziona in nessun mercato maturo.
Come si costruisce da zero la “cultura dell’orologio”?
Con una regola semplice: prima dai valore, poi chiedi fiducia.
Abbiamo usato tutto:
• negozi fisici come luoghi di esperienza
• contenuti educativi reali, verificati, senza slogan
• dialogo diretto con il cliente, senza pressioni
Ogni acquisto doveva lasciare qualcosa in più: una conoscenza, una curiosità, una consapevolezza. Quando il cliente inizia a fare domande giuste, hai vinto.
Un orologio non si vende. Si trasmette.
Espansione fisica o digitale? Dove va oggi un commerciante di orologi?
Oggi non è una scelta. È una responsabilità doppia.
Il futuro è ibrido:
• fisico, perché la fiducia si costruisce guardandosi negli occhi
• digitale, perché l’educazione e la reputazione oggi nascono online
Il digitale non serve per vendere di più. Serve per educare meglio, filtrare il pubblico e creare autorevolezza.
Chi oggi non comunica, non esiste. Chi comunica senza competenza, dura poco.
Il mercato si crea. Il rispetto si conquista.
Il futuro? Lo scrivono quelli che studiano prima degli altri.
Intervista a Simone: La cultura del tempo alle Canarie
Redazione The Digital Moon
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