Intervista a Samuele Montagna: Il viaggio tra sanità-fitness
Intervista a Samuele Montagna: Il viaggio tra sanità-fitness
Dalla Sicilia alla Lombardia: cosa ti ha spinto a lasciare Palermo per trasferirti a Busto Arsizio e come questo cambiamento ha influenzato la tua crescita personale e professionale?
Lasciare Palermo non è stato solo un cambio di città, è stato un investimento su me stesso. Cercavo nuove opportunità, un contesto più dinamico e la possibilità di crescere sia come persona che come professione. La Lombardia mi ha dato proprio questo: ritmo, responsabilità e un ambiente che ti spinge a uscire dalla comfort zone ogni giorno.
A Busto Arsizio ho trovato un nuovo equilibrio: prima di trasferirmici abitavo a Como e lavoravo per una coop privata. Successivamente ho partecipato ad un concorso per lavorare in ospedale a Milano, permettendomi di cambiare aria. Il trasferimento a Busto non è stata soltanto una scelta di “vicinanza al lavoro” ma anche (principalmente) di cuore; perché ho conosciuto la mia attuale compagna che ci abita. Il lavoro impegnativo, mi ha insegnato a gestire situazioni delicate e ad affinare la mia capacità di ascolto ed empatia, e allo stesso tempo lo spazio per dedicarmi alla mia passione per lo sport, che è il mio principale motore di disciplina e crescita personale. Ormai sono anni che pratico attività fisica in palestra e difficilmente riuscirò a privarmene. Questo trasferimento mi ha reso più indipendente, più organizzato, molto più consapevole di ciò che voglio costruire e soprattutto mi ha fatto conoscere la mia attuale compagna. È stato un salto importante, ma oggi posso dire che è stato il passo giusto per diventare la versione più matura e determinata di me stesso.
Fitness e salute: come riesci a coniugare la tua esperienza da OSS con la tua passione per il fitness nel promuovere uno stile di vita sano e sostenibile, lontano dagli eccessi?
Lavorare come OSS mi ha dato una prospettiva privilegiata sulla salute: ogni giorno vedo quanto contino davvero prevenzione, equilibrio e cura di sé. Il fitness, per me, non è solo allenamento pesi o numeri da superare ma è un’estensione naturale di quegli stessi valori.
La mia esperienza in sanità e anche in croce rossa mi ha insegnato che gli eccessi non portano da nessuna parte: serve continuità, non ossessione. E questo approccio lo porto anche nel mio percorso sportivo. Mi alleno con disciplina, ma con ascolto; spingo forte, ma soprattutto con la testa. Ci vuole mentalità.
Quello che cerco di trasmettere è che non serve strafare per stare bene. Serve costanza, uno stile di vita sostenibile e la capacità di bilanciare lavoro, allenamento e tempo libero.
Il mio obiettivo è ispirare gli altri a vedere il fitness come un investimento a lungo termine, non come una corsa al risultato rapido. Allenarsi è un modo per stare meglio ogni giorno: fisicamente, mentalmente e anche professionalmente.
Disciplina e motivazione: quali insegnamenti ti ha trasmesso lo sport che applichi anche nella tua vita quotidiana e nel tuo lavoro nel settore sanitario?
L’attività fisica mi ha insegnato tre cose chiave che porto ovunque: disciplina, gestione della pressione e rispetto dei tempi. In palestra impari che i risultati arrivano solo con costanza, non con le scorciatoie.(Anche se purtroppo viviamo in un mondo ricco di scorciatoie). E questa mentalità la applico anche nel mio lavoro: essere presenti, affidabili e pronti a dare il massimo anche nei momenti più impegnativi. Perché non si gioca assolutamente con la vita.
Allenarmi da tanti anni mi ha anche insegnato a “stare sotto stress”, non solo fisicamente ma soprattutto mentalmente. Nel mio lavoro capita spesso di affrontare situazioni delicate, che richiedono lucidità e calma: la determinazione che costruisco nell’attività fisica diventa un grande alleato.
Infine, l’attività fisica mi ha insegnato una cosa fondamentale: ascoltare. Ascoltare il corpo, le sensazioni, i segnali. E questa capacità si tramanda direttamente nell’ascolto delle persone che assisto; perché nella sanità non serve solo tecnica, serve presenza, empatia e attenzione reale. Diciamo che l’attività fisica é un perno principale della mia vita.
Social e comunicazione: i tuoi reel uniscono ironia e contenuti educativi — quanto pensi sia importante comunicare il benessere in modo autentico e accessibile sui social?
Credo che oggi la comunicazione debba essere autentica, diretta e soprattutto accessibile. I social sono pieni di messaggi estremi, di perfezione costruita e di “ricette miracolose”. Io invece voglio andare nella direzione opposta: raccontare il fitness e la salute in modo semplice, vero e con un po’ di ironia perché quando ti diverti, impari meglio.
Nei miei reel cerco proprio questo equilibrio: fare sorridere, ma allo stesso tempo far passare un messaggio utile. Per me è importante mostrare che prendersi cura di sé non è qualcosa di elitario o complicato: è un percorso fatto di costanza, piccoli passi e tanta autoironia. Voglio creare, in chi guarda i miei contenuti, anche un senso critico su questo mondo che purtroppo é fatto di imperfezione. Possiamo renderlo migliore attuando una comunicazione forte e significativa senza giri di parole o concetti che non stanno nemmeno in terra. Quando comunichi con autenticità, arrivi alle persone molto più in profondità. E secondo me, nel mondo del benessere, è la chiave per creare un impatto reale.
Viaggi e ispirazione: hai raccontato di amare i viaggi — cosa ti lasciano le esperienze in giro per l’Europa e in che modo influenzano la tua visione del benessere e delle relazioni umane?
Viaggiare per me è una forma di crescita continua. Credo che sia una delle cose che adoro tantissimo fare. Ogni volta che visito una città, porto a casa qualcosa: un modo diverso di vivere il tempo, una mentalità più aperta, un approccio più leggero alle cose. Viaggiare ti obbliga ad ascoltare, a osservare e a metterti nei panni degli altri ed è proprio qui che nasce la parte più vera del benessere: capire che non esiste un solo modo giusto di vivere, ma il modo che ti fa stare bene davvero. Ti arricchisce culturalmente ma anche interiormente.
Le persone che incontro, le culture che scopro, i ritmi diversi ecc… tutto questo mi ricorda quanto sia importante essere flessibili, empatici e pronti a rivedere le proprie convinzioni. Nella mia visione del benessere entrano anche questi elementi: non solo allenamento e disciplina, ma anche apertura mentale, curiosità e capacità di connettersi con gli altri.
E allo stesso modo, nelle relazioni porto ciò che imparo viaggiando: più ascolto, meno giudizio, più autenticità. I viaggi mi ricordano che siamo tutti in cammino, ognuno con la sua storia e che la cosa più importante è sapersi incontrare davvero. Viaggiare non è soltanto un momento di “svago” o “uscire dagli schemi” ma è un momento di arricchimento che porterai con te stesso sempre.
Conclusione
In tutto ciò che faccio dal lavoro in sanità, allo sport, alla comunicazione; cerco sempre di portare autenticità, cura e crescita. Il mio obiettivo è continuare ad evolvermi, ispirare chi ho attorno e costruire percorsi che uniscono benessere, relazione e creatività.
Credo che quando trovi un equilibrio tra ciò che sei e ciò che vuoi diventare, il resto arriva con naturalezza e tranquillità. E questo è esattamente il viaggio che sto portando avanti.
Intervista a Samuele Montagna: Il viaggio tra sanità-fitness
Redazione The Digital Moon
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