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Intervista a Loris Pozzuoli: Tra desiderio e verità

Intervista a Loris Pozzuoli: Tra desiderio e verità

Nel tuo percorso personale e artistico, quanto è stato difficile trasformare il dolore dell’infanzia in una forza creativa?

Non è stato tanto “difficile” quanto necessario: il dolore, con un processo naturale, si è trasformato in creatività. Scrivere è diventato il modo per gestire una mente rumorosa, una valvola che prendeva il caos e lo trasformava in forma. Poi c’è stato Bukowski che mi ha aperto la mente: da lì ho cominciato ad affinare tecnica e voce, a non aver paura della materia che porto dentro.


L’eros nella tua scrittura è uno spazio di libertà o una ferita che continua a parlare?


L’eros è soprattutto uno spazio di libertà — uno smack morale alle ferite del passato. Certo parla delle ferite, le mostra, le sfida; ma è anche orgoglio personale e soddisfazione, un modo per lottare contro quei costrutti sociali e religiosi che vorrebbero imbavagliare il desiderio. Scrivo per liberare, non per nascondere.


Hai detto che ognuno ha un “super potere” che nasce solo nel luogo giusto: qual è stato il tuo, e quando hai capito di averlo trovato?

Il mio “super potere” è nato ascoltando radio e persone online, poi è cresciuto con il trasferimento a Bologna e, soprattutto, con l’incontro di una donna che mi ha cambiato la vita. In quel periodo ho capito che quella sensibilità alla voce, al suono e all’intensità emotiva era il mio dono: non è più presente nella mia vita, ma la riconosco ogni volta che scrivo e la ringrazierò in eterno.


In un mondo che spesso giudica il desiderio, come riesci a mantenere onestà e delicatezza nel raccontarlo?

Non mi do freni né limiti: scrivo ciò che sento senza censure e senza sentirmi in difetto. L’onestà nasce dal non edulcorare, la delicatezza dal rispetto per chi legge e per le proprie emozioni — mostrare la verità senza trasformarla in calunnia. È un equilibrio che si alimenta di sincerità: la verità può essere cruda ma anche tenera, se la si racconta con responsabilità.


Cosa vorresti che i lettori sentissero, nel profondo, dopo aver letto le tue parole — conforto, coraggio o specchio di sé stessi?

Vorrei tutte e tre le cose: emozionarli in ogni modo — eccitarli se serve, rendere le loro giornate un po’ più sognanti, portare un soffio di dolcezza in questa vita amara. Soprattutto spero che, come è successo a me (e ci ho rimesso la faccia), trovino il coraggio di affrontare se stessi e le persone che amano. Se una parola apre una porta, allora ho fatto il mio lavoro.


Intervista a Loris Pozzuoli: Tra desiderio e verità

Redazione The Digital Moon

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