Intervista a Marco Mastrorilli: Il Volo Rapito
Intervista a Marco Mastrorilli: Il Volo Rapito
Lei si occupa di gufi e natura da oltre 35 anni: come è nata questa passione e in che modo si è intrecciata, negli ultimi anni, con l’amore per la letteratura?
buongiorno Lukas, è un vero piacere poter dialogare con te e con i tuoi lettori.
la passione per la natura mi accompagna da sempre e da oltre 35 anni la dedizione al mondo dei rapaci notturni mi ha permesso di trasformare un interesse in una vera e propria professione.
oggi faccio il gufologo: divulgo e racconto l’affascinante universo dei rapaci notturni attraverso diversi strumenti, dalla carta stampata al web fino ai video con il mio canale YouTube dal nome evocativo Gufotube.
parallelamente ho coltivato un’altra passione intensa, mai sopita: quella per i libri. non a caso mi definisco, senza esitazioni, un autentico bibliofilo.
amo leggerli, acquistarli, collezionarli… e naturalmente scriverli! la mia casa è popolata da migliaia di volumi e, per molti anni, le mie letture hanno riguardato soprattutto saggi, manuali, testi storici e biografie, mentre solo di rado mi avvicinavo alla fiction.
a un certo punto, forse complice l’età, è scattata in me una sorta di innamoramento per la letteratura, in particolare quella dei classici: un amore assoluto e irreversibile.
oggi continuo naturalmente a leggere la saggistica, fondamentale per il mio lavoro, ma la letteratura mi ha spalancato un nuovo orizzonte. alcuni libri mi chiamano e a volte li rileggo più di una volta. sono convinto che questa commistione tra saggistica e narrativa abbia arricchito e affinato le mie capacità di analisi e divulgazione naturalistica, ampliando sensibilmente la mia visione complessiva di quello che mi circonda.
Possiede quasi 500 volumi di Hemingway, comprese rare prime edizioni: cosa trova di speciale nella sua scrittura e in che modo il suo sguardo sulla natura ha influenzato la sua visione ecocritica?
penso di poter dire senza timore di smentita che Hemingway ha cambiato la mia vita, e non lo dico per modo di dire. per certo questi ultimi dieci anni.
quanto raccontato nella risposta precedente si lega infatti alla curiosità che la sua opera ha suscitato in me, spingendomi a riscoprire altri autori del suo tempo o influenzati dal suo stile. penso ad esempio a Fitzgerald, Steinbeck e, non si può non citare, Gabriel García Márquez.
da questa mia immensa stima per Ernest Hemingway è nata quasi per caso una raccolta di volumi che si è trasformata in una vera e propria collezione: oggi possiedo quasi cinquecento volumi, tra opere del Nobel americano, comprese prime edizioni e prime stampe, fino alle rare edizioni clandestine italiane degli anni in cui era censurato.
già da queste parole si intuisce quanto lo consideri uno dei più grandi scrittori di tutti i tempi. la sua prosa asciutta, essenziale, dominata dalla paratassi, ha rivoluzionato il modo di scrivere e raccontare storie. studiandolo, ho scoperto quasi per caso una nuova visione letteraria.
Hemingway è stato per me un Virgilio: mi ha guidato lungo un sentiero dove la letteratura diventa strumento per comunicare verità sull’ambiente con un approccio narrativo diverso da quello della saggistica.
da qui nasce il mio interesse per l’ecocritica, disciplina che studia il rapporto tra letteratura e ambiente, analizzando come i testi riflettano le questioni ecologiche e raccontino l’interazione fra esseri umani e natura.
Ha citato l’ecocritica come chiave di lettura fondamentale per comprendere il legame tra letteratura e ambiente. Ci spiega in parole semplici cos’è e perché oggi è così importante?
questo è stato il regalo più bello che mi ha fatto la letteratura. ho scoperto un ecosistema letterario e naturalistico che si fonde armonicamente, diventando un amplificatore per lanciare un grido d’allarme non con i titoloni da giornale, ma con lo stile vellutato e avvolgente di uno scrittore.
è importante perché l’ecocritica è un filo conduttore che salda l’uomo alla natura attraverso un abbraccio interdisciplinare. pensiamo a Primo Levi, che con la sua penna ha saputo raccontare tanto la brutalità dell’olocausto quanto i limiti etici e ambientali dell’uomo moderno. la letteratura, nel suo caso, diventa strumento morale e civile, un modo per ricordare e per ammonire, anche sul piano ecologico.
Nei suoi libri e favole ha affrontato temi attualissimi, dalla plastica nei mari agli incendi in Australia, fino al declino del gufo delle nevi. Quanto conta l’elemento narrativo per sensibilizzare i lettori su problemi così drammatici?
una narrazione avvincente riesce a creare empatia e a farci vivere con maggiore intensità il dramma da risolvere, più di una cronaca scientifica, per quanto accurata.
se la scelta del narratore è quella di porre al centro la crisi climatica e i cambiamenti che interessano il pianeta, il risultato è la possibilità di raggiungere più persone e generare consapevolezza.
nel mio caso ho scelto di scrivere favole ecologiche, come Sybilla – l’odissea di una bottiglia di plastica o Holly – il mistero della foresta in fiamme, testi pensati per i più piccoli ma capaci di formare coscienze ecologiche. scrivere per i bambini significa contribuire a plasmare l’animo delle generazioni future.
Il suo volume sulla tratta e il commercio illegale dei gufi ha ricevuto il Premio Città di Como. Perché ha scelto proprio il gufo come simbolo per denunciare lo sfruttamento della natura?
la persecuzione della fauna selvatica riguarda molte specie, ma i rapaci notturni sono tra le vittime meno conosciute. proprio questo mi ha spinto, insieme a Raffaella Maniero, a raccontarne la storia nel libro Il volo rapito.
abbiamo voluto unire rigore scientifico e forza narrativa, per denunciare lo sfruttamento e invitare alla riflessione. credo che sia stata proprio questa combinazione a convincere la giuria del Premio Città di Como.
Gli scienziati ci dicono che il pianeta è sotto assedio. Secondo lei, che ruolo ha la letteratura nel far comprendere la gravità di questi fenomeni?
la letteratura può fare molto più della divulgazione scientifica. autori e narratori possono raggiungere chi normalmente non leggerebbe un saggio ambientale.
ne ho avuto conferma dialogando con scienziati come Peter Wadhams: i loro avvertimenti sono fondamentali, ma spesso restano confinati a un pubblico di nicchia. la narrativa, invece, parla alle emozioni e può moltiplicarne l’impatto.
Un romanzo può raggiungere milioni di lettori, mentre un saggio resta confinato a pochi. Può farci un esempio concreto di come un’opera narrativa abbia cambiato il modo di guardare alla natura?
basta pensare alla diffusione del termine Antropocene, o al modo in cui la narrativa contemporanea ha reso popolare il tema dell’ecologia. un romanzo, un racconto, perfino un film possono aprire uno spiraglio nel cuore del pubblico, dove nemmeno un trattato tecnico arriverebbe. la forza dell’immaginazione è un motore potentissimo di consapevolezza.
Dal pioniere Thoreau a Italo Calvino, da Jack London a Amitav Ghosh, molti scrittori hanno dato voce all’ambiente. Quali sono, a suo avviso, gli autori che oggi rappresentano al meglio questa prospettiva ecocritica?
tra gli italiani cito Paolo Cognetti, Tiziano Fratus e Daniele Zovi, autori che vivono la natura in modo autentico e profondo. tra i contemporanei internazionali, il mio preferito è Amitav Ghosh, capace di fondere impegno ecologico e potenza narrativa come pochi.
Lei ha intervistato decine di studiosi e scrittori sul rapporto tra uomo e natura. C’è un incontro che le è rimasto particolarmente impresso?
uno degli incontri più significativi è stato quello con Serenella Iovino, docente alla University of North Carolina e pioniera dell’ecocritica. le sue opere mi hanno aperto gli occhi sul valore etico e letterario della narrativa ambientale. nel dialogo con lei ho percepito una conoscenza sterminata e una sensibilità rara, capace di fondere filosofia, letteratura e amore per la Terra.
Se dovesse rispondere in poche parole alla domanda chiave: “La scrittura può aiutare a salvare il pianeta?”, cosa direbbe a un giovane lettore che oggi si sente impotente davanti alla crisi climatica?
direi che sì, può farlo. ogni parola è un seme. nei miei corsi di scrittura nel bosco invito i partecipanti ad ascoltare la natura, a scrivere a mano immersi nel canto degli uccelli. la connessione diretta con l’ambiente cambia il modo in cui si osserva e si racconta il mondo.
lo ha spiegato meravigliosamente Jean Giono ne L’uomo che piantava gli alberi: un solo gesto, compiuto con dedizione, può trasformare un deserto in una foresta. il cambiamento comincia così, da scelte individuali che insieme possono davvero salvare il pianeta.
Intervista a Marco Mastrorilli: Il Volo Rapito
Redazione The Digital Moon
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