Intervista a Asia Costantino: Come la perdita di un caro fa crescere
Intervista a Asia Costantino: Come la perdita di un caro fa crescere
Qual è il ricordo più vivido che hai di tua nonna e come lo porti con te nella tua vita quotidiana?
Il ricordo più vivido che ho di lei è sicuramente uno dei tanti giorni in cui, tornando a casa, varcavo la porta e la vedevo lì, nella sua poltrona, con il suo sorriso smagliante, pronta ad abbracciarmi e super felice di rivedermi. Ho vissuto per alcuni anni dopo la sua morte nella sua casa, ed ogni giorno vedere quella poltrona vuota era un colpo al cuore. Mi tengo stretto questo frammento di ricordo assimilandolo alla sicurezza e all’idea di casa. So che qualunque cosa succedesse fuori, una volta che tornavo a casa e vedevo quella poltrona, sapevo che lì un tempo c’era qualcuno ad aspettarmi. Ed era come se per me ci fosse ancora. L’idea che lei fosse lì a guardarmi, ad aspettarmi, mi dava la sensazione di essere al sicuro e di avere sempre un posto dove tornare.
In che modo la sua perdita ti ha cambiato come persona? Hai notato cambiamenti nel tuo comportamento o nella tua visione della vita?
Il primo periodo sicuramente è cambiato radicalmente il mio stile di vita. Ero terrorizzata dalla strada, non la attraversavo, ne avevo proprio paura. Ogni camion visto era uno shock e ogni frenata brusca mi riportava a quel momento. Piano piano le cose sono migliorate sotto quel punto di vista, e la sua perdita mi ha insegnato che la vita è fragile e che nulla va dato per scontato. Mi ha reso più consapevole, più attenta a dimostrare affetto alle persone che amo e a non rimandare mai un gesto o una parola importante.
Riflettendo su quel momento difficile, quali sono state le emozioni più intense che hai provato? Come hai affrontato quelle emozioni?
Sicuramente l’impotenza e la speranza. L’impotenza perché non potevo fare nulla per cambiare il suo destino, perché sapevo come sarebbe andata a finire. Quando ho saputo che uno degli organi stava cedendo più degli altri mi sono offerta per donarglielo, ma purtroppo non è stato possibile per via della sua età. Alla speranza invece, mi ci sono aggrappata comunque, perché fino all’ultimo ho creduto in un miracolo. Le ho affrontate scrivendo una lettera a lei, come se potesse leggerla una volta risvegliata. Questo mi ha dato un modo per sentirmi vicino a lei.
Hai trovato conforto in qualche attività o pratica per elaborare il tuo dolore, come scrivere, parlare con amici o meditare?
Scrivere mi ha aiutato tantissimo. La lettera che le ho scritto durante il coma è stata una delle forme più forti di elaborazione. Parlare con chi mi era vicino è stato altrettanto importante. Devo un grazie enorme soprattutto al mio fidanzato, che si è fatto carico di ciò che provavo senza mai lasciarmi la mano. Il dolore condiviso pesa un po’ meno.
Ci sono stati momenti in cui hai sentito la presenza di tua nonna dopo la sua scomparsa? In che modo questi momenti ti hanno influenzato?
Vorrei dire di sì, ma purtroppo non è stato così. Non l’ho sentita forse mai più vicina a me da quel giorno, ma col tempo ho imparato a vedere questo come un segno positivo. Segno che magari lei abbia trovato la pace, e non abbia bisogno di vagare ancora in questo brutto posto.
Quali insegnamenti o valori ti ha trasmesso tua nonna che cerchi di vivere ogni giorno?
Da mia nonna ho imparato tantissimo, e non lo dico per sembrare egoista, ma perché davvero, stando vicino a lei, soprattutto negli ultimi anni in cui soffriva di demenza senile, ho vissuto esperienze che mi hanno fatto crescere. L’accudirla e starle accanto mi ha insegnato la pazienza, la calma e anche l’importanza di sorridere davanti alle difficoltà. Non volevo mai che lei percepisse il peso della sua malattia, così cercavo sempre di trasmetterle serenità. Questo per me è uno dei più grandi insegnamenti che mi porto dentro: l’amore si dimostra con la presenza e con le attenzioni quotidiane, con i piccoli gesti.
Hai mai pensato di trasformare il tuo dolore in un’opportunità per aiutare gli altri che stanno attraversando esperienze simili?
Sì, spesso. Credo che condividere la mia esperienza possa dare forza a chi sta vivendo un dolore simile. Sapere di non essere soli è fondamentale, e se le mie parole possono portare anche solo un po’ di conforto, allora sento che questo dolore trova un senso diverso, trasformandosi in qualcosa che può aiutare gli altri.
Come hai trovato la forza e la motivazione per andare avanti dopo un evento così traumatico?
In realtà non l’ho trovata. Forse ancora la cerco. Vado avanti per inerzia, mi aggrappo al fatto che lei avrebbe voluto vedermi felice e non sopraffatta dal dolore.
In che modo questa esperienza ha influenzato le tue relazioni con le persone che ti circondano?
Ho capito che nulla va dato per scontato e che il tempo con le persone che amiamo è il bene più prezioso che abbiamo. Dopo la perdita di mia nonna cerco di essere più presente, di ascoltare di più e di dimostrare affetto senza rimandare, perché so che tutto può finire in un attimo, e tutto quello che rimane è quello che abbiamo coltivato col tempo.
Qual è il messaggio che vorresti condividere con chi ha vissuto una perdita simile, riguardo al modo di affrontare il dolore e la crescita personale?
Vorrei dire che il dolore non si supera mai del tutto, ma si impara a conviverci trasformandolo in forza. Ci saranno giorni più difficili di altri, giorni in cui l’assenza di chi amiamo la sentiremo fin dentro le ossa, e ne saremo sopraffatti. E ci saranno giorni in cui forse a malapena rivolgeremo un pensiero. Ma è tutto normale, è il normalissimo percorso del dolore.
Va bene piangere, va bene scrivere, va bene parlare, e anche non proferire parola con nessuno: sono tutti modi per guarire.
Ma soprattutto, non bisogna dimenticare che chi abbiamo perso vive dentro di noi, attraverso ciò che ci ha lasciato.
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Redazione The Digital Moon
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