Intervista a Lorenzo Cicerchia: Chitarra e Palchi
Intervista a Lorenzo Cicerchia: Chitarra e Palchi
Come ti sei avvicinato alla musica e alla chitarra? C’è stato un momento o un artista che ha acceso la scintilla?
Mi sono avvicinato alla musica all’età di 3 anni grazie a mio padre, che da ragazzo era anche lui chitarrista.
Ricordo perfettamente il momento in cui, dopo tanti anni, decise di ricomprarsi una chitarra elettrica: probabilmente è lì che si è accesa la scintilla che ha deciso il mio percorso.
Suonavamo spesso insieme (ogni tanto capita ancora oggi), e da quel momento non ho mai più lasciato la musica.
Una curiosità che in pochi sanno è che in realtà il mio primo strumento è stato il pianoforte.
Solo in un secondo momento ho iniziato a suonare la chitarra, e da lì me ne sono innamorato.
Hai studiato con leggende come Guthrie Govan e Paul Gilbert, un’esperienza che ha sicuramente segnato il tuo stile: quanto pensi che lo studio strutturato conti davvero nella crescita di un musicista rispetto a un percorso da autodidatta?
Studio musica – chitarra, pianoforte e composizione – da quando avevo 6 anni.
Ho frequentato corsi, scuole di musica e mi sono laureato al conservatorio, e se tornassi indietro rifarei tutto.
Credo che lo studio strutturato sia fondamentale, perché ti fornisce tutti gli strumenti necessari per esprimerti al meglio.
Allo stesso tempo, penso che non si debba mai lasciare che la teoria soffochi la creatività: la musica è libertà, e quando si scrive o si compone, le regole possono (e devono) essere piegate.
Conoscere e saper usare armonia, tecnica e teoria è però un valore aggiunto immenso, soprattutto per chi desidera creare qualcosa di personale.
Detto questo, non esistono percorsi giusti o sbagliati nell’arte, e forse è proprio questo uno dei motivi per cui amo profondamente la musica.
Il tuo stile unisce tecnica, melodia e una forte componente visiva. Quando componi, da dove parti: da un suono, da un’immagine o da un’emozione?
Quando scrivo e compongo – sia per la mia band CdA che per il mio progetto solista – parto quasi sempre da un’emozione, da una sensazione che ho dentro e che cerco di trasformare in musica.
È la mia forma d’arte più autentica.
Amo sperimentare con l’armonia e trovare soluzioni che non siano mai scontate.
Che si tratti di un giro armonico o di un assolo, non posso negare di essere un amante della tecnica, ma cerco sempre di metterla al servizio del brano, senza mai abusarne.
D’altronde, ci sono artisti come David Gilmour che con tre note hanno scritto – e giustamente – la storia della musica.
Come dico spesso: un’ora di composizione nel mio studio equivale a dieci ore nel mondo reale.
Il tempo vola, e non te ne accorgi… chissà che strana magia c’è dietro la musica.
Il tuo progetto live “Mai Dire Goku” ha conquistato migliaia di persone. Qual è secondo te la chiave del suo successo, e cosa ti ha sorpreso di più nella risposta del pubblico?
Siamo davvero felici del riscontro che sta avendo “Mai Dire Goku”.
Dietro ogni evento c’è un lavoro minuzioso, curato in ogni dettaglio, e sapere che migliaia di persone escono di casa, spesso affrontano ore di macchina, comprano un biglietto e sono lì per noi… è una sensazione che faccio ancora fatica a descrivere.
L’unica certezza è che ci mettiamo – e continueremo a metterci – tutto l’impegno possibile per regalare al pubblico una serata indimenticabile.
La chiave del successo? Non lo so con certezza, ma forse è proprio il desiderio delle persone di staccare la spina, di allontanarsi da tutto ciò che di pesante la vita porta con sé, e di sentirsi parte di qualcosa.
In quei momenti, si canta a squarciagola, si ride, ci si emoziona.
E per un attimo, siamo tutti uniti, come una grande famiglia.
In un’epoca in cui i social spesso livellano i contenuti, tu riesci a mantenere forte la tua identità artistica: quanto c’è di strategia e quanto di istinto nel tuo modo di comunicare online?
Sì, viviamo in un’epoca in cui i social spesso finiscono per dominarci.
Oggi fare il musicista significa anche essere videomaker, fotografi, stylist, social media manager, esperti di marketing… e anche un po’ commercialisti.
Per restare al passo coi tempi, credo sia importante adattarsi e sfruttare al meglio i social, che ormai sono il nostro biglietto da visita.
Detto questo, creare contenuti autentici e costruire un percorso originale non è impossibile: basterebbe avere il coraggio di seguire davvero se stessi e comunicare le proprie emozioni attraverso la musica.
Il problema è che siamo costantemente bombardati da stimoli, e finiamo – anche a livello inconscio – per farci influenzare da cose che magari nemmeno ci rappresentano davvero.
Quello che sto cercando di fare è proprio questo: essere il più possibile me stesso.
Creare contenuti con la massima qualità possibile, sia a livello audio che video, ma senza fingere o costruire un personaggio.
Perché alla fine, dietro la musica, non ci si può nascondere. È lì che si conosce davvero un artista.
Proprio per questo, sto lavorando a un album solista per chitarra e pianoforte, con sonorità ambient, molto intime ed emozionali.
Sarà un viaggio personale, un’occasione per raccontarmi in modo ancora più profondo.
Non vedo l’ora di farvi entrare nel mio mondo.
Intervista a Lorenzo Cicerchia: Chitarra e Palchi
Redazione The Digital Moon
Social The Digital Moon | Leggi altri articoli qui.
https://www.instagram.com/thedigitalmoon

