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SUSPIRIA ARGENTO vs SUSPIRIA GUADAGNINO

SUSPIRIA ARGENTO vs SUSPIRIA GUADAGNINO

Quando il coraggio si fonde con un pizzico d’incoscienza si può creare un gioiello per gli occhi, le orecchie e il cuore. Suspiria di L. Guadagnino è la via di fuga dall’incubo argentiano.

Personalmente non ho mai amato l’estetica di Luca Guadagnino, nonostante abbia tentato di farmene una cultura approfondita. Eppure il suo cinema non mi entusiasma. Avete presente quando ascolti il nuovo album di una band alla quale sei strettamente legato? Ma l’album risulta mediocre rispetto ai precedenti, tuttavia vuoi a tutti i costi fartelo piacere perché firmato dall’artista che idolatri da decenni e quindi torturi le tue orecchie ascoltandolo in loop fino a fartelo entrare in testa?

Ecco… l’opposto mi è capitato col cinema di Guadagnino. Ho sempre evitato la tortura, non essendo un suo ammiratore, ciononostante da cultore del cinema, e soprattutto da amante di Dario Argento, ho voluto dare una possibilità a Suspiria. SUSPIRIA ARGENTO vs SUSPIRIA GUADAGNINO: E’ GUERRA (PACIFICA) TRA STREGONI.

Una presenza spenta

Ricordo che andai al cinema a vedere la versione L.G. e, come accadde per ogni suo altro film, gli sbadigli ebbero la meglio sulla mia attenzione. Però devo ammettere che quell’anno non ero particolarmente sereno. La mia vita aveva appena oltrepassato un bivio decisivo, vivevo a Milano, mi ero lasciato con l’allora mia possibile futura sposa, e iniziai a frequentare una comasca di adozione, dall’accento fortemente marchigiano. Non era amore, non c’era empatia, nemmeno infatuazione… solamente solitudine condivisa. E Suspiria remake possiede esattamente quei toni di color pastello, tristi, malinconici, con un marrone costante che richiama un calore svanito. Ossia un legno bruciato che non emette più combustione, solamente una presenza spenta. La fotografia emana una solitudine meditativa, e la condivide con lo spettatore. Esattamente è questo che mi rimase impresso dopo la visione del film: una pellicola che è una spenta presenza nel mondo del cinema.

SUSPIRIA L’ORIGINALE

Da cultore di Argento ho visto la versione restaurata in 4k di Suspiria, uscita da non molto. Quei colori delle pareti quasi fluorescenti, l’illuminazione sulle facciate dei palazzi nella piazza di Friburgo. Le inquadrature in soggettiva che corrono veloci e volteggiano nell’aria per creare suspence, nella sequenza della morte del pianista cieco. Pover’uomo che si condanna al martirio dicendo di non vedere, ma di sentirci molto bene. La memorabile sequenza dell’impiccagione della prima vittima di streghe danzatrici. Gli occhi del demonio che appaiono nell’oscurità di un cielo nuvoloso, una pioggia incessante e rumorosa, alberi di bosco che fanno da schermo per frame proiettati, quasi a linguaggio subliminale per inculcare terrore direttamente dentro il subconscio di chi guarda lo schermo ignaro.

Insomma questo, e tantissimo, davvero tantissimo altro è Suspiria di Dario Argento. A mio avviso il suo vero capolavoro, parlando del suo periodo horror. Sul giallo ha dato il meglio con Profondo Rosso all’unanimità critica, anche se notevole è la trilogia degli animali, con L’uccello dalle piume di cristallo che ha fatto da apripista a una lunga scia di “fotocopie sbiadite” da parte dei colleghi registi, decisamente meno talentuosi. Eccezion fatta per qualche pellicola dai picchi di genio, come “Non si sevizia un paperino, Una lucertola con la pelle di donna”… e uscendo dallo zoo, il fenomenale “Sette note in nero”.

SUSPIRIA “L’OMAGGIO”

Dopo l’ennesima visione del capolavoro argentiano mi è venuta l’idea di ritentare con Guadagnino, provare, a distanza di anni, e in solitaria con una mente più distesa, a dare una seconda chance al suo Suspiria.

E devo dire che mi sono ricreduto. Non sulla filmografia del regista, sia chiaro, gli altri suoi film continuo a evitarli. Ma il suo “omaggio”, così lo ha definito, onde evitare accanimenti da parte dei fan e di Argento stesso, al primo horror del Maestro non è affatto male. Anzi, è un male parlarne con sufficienza come ho fatto io fino all’altra sera. Prima di tutto non è un copia e incolla, non è affatto offensivo nei riguardi dell’originale, non è per nulla scontato e su tutto risulta l’opposto di un film dozzinale.

DIFFERENZE

Se non fosse per il titolo, poco avrebbe avuto in comune con il film di Dario Argento. Certo la storia è sempre quella di una coven di streghe che insegna danza in un’accademia, i nomi dei personaggi sono i medesimi e il richiamo a un certo modus operandi nel comporre le scene c’è. Si vede l’omaggiare un cinema d’altri tempi, con inquadrature esasperate e primissimi piani. Zoom sugli sguardi degli attori a velocità psichedeliche, suspence senza utilizzo di jumpscare, recitazione ai limiti del teatrale . La sceneggiatura rivisita il vecchio Suspiria, ma lo fa delicatamente. Non c’è violenza verso un film che è stato volutamente narrato all’origine come una sorta di fiaba horror. Le protagoniste, Argento le avrebbe volute minorenni, sui 10 massimo 12 anni, ma per motivi di produzione dovette adattarsi a un cast maggiorenne.

Questo non fermò l’idea di ricreare un’atmosfera fanciullesca, con atteggiamenti delle ragazze tendenti all’infantile (vedi la scena in cui due delle collegiali si prendono a linguacce), e il tocco di genio di alzare tutta la struttura a dimensioni gigantesche. Cancelli e porte altissimi con maniglie posizionate più in alto del normale, il tetto dell’Accademia quasi simile a quello delle cattedrali, e via discorrendo.

ATTENZIONE AL PICCOLO SPOILER. SALTATE IL PARAGRAFO SE NON CONOSCETE LA TRAMA DI ENTRAMBI I FILM!

La scena top è quella dell’infestazione di larve. L’accademia è invasa da insetti e le prof. improvvisano un dormitorio per le studentesse in uno dei saloni dove fanno le prove. Le luci sono all’apice della fosforescenza, rosso intenso e blu elettrico si mescolano creando un chiaro scuro surreale. Le ragazze sono scosse però, non tanto dalla situazione, ma da uno strano sospiro che proviene dal retro del tendone che separa i loro letti da quello di una delle madame. E’ la mater Sospiriorum che lamenta il suo essere priva di energie, aspettando di impossessarsi dell’anima di una novizia per rinvigorire.

LA SIMBOLOGIA DELLA SCENA DI SONNO CONDIVISO

Come appena detto nel paragrafo antecedente, le ragazze dormono tutte insieme. Qui scatta la simbologia, le piccole collegiali stanno condividendo un sogno, un incubo, con un suono minaccioso a fare da ninna nanna.

Al contrario L. Guadagnino, nel suo Suspiria, vuole che le ragazze, decisamente più adulte di quelle di Argento, si rendano conto di essere vittime di un incantesimo. E cosa fa? Vuole farle scappare, vuole che escano letteralmente da quell’incubo che è la setta diabolica tutta al femminile che padroneggia da secoli quel luogo. L.G. ci fa intuire quanto siano antiche le sorelle accademiche, e se Argento ha creato un film per ogni singola Mater (Sospiriorum, Lacrimarum e Tenebrarum, le tre madri del SUSPIRIA DE PRUFUNDIS), qui le abbiamo tutte e tre sotto lo stesso tetto. E altro piccolo colpo geniale, Mater Lacrimarum è interpretata dalla stessa attrice che da vita alla prima ballerina maestra, una leggenda dell’opera. Ma qui si spinge oltre… la medesima spettacolare Tilda Swinton veste anche i panni di un uomo.

LA VERSIONE NON-MASCHILE DEL MASCHIO IN GUADAGNINO

Lo psicoterapeuta che dovrebbe aiutare la prima vittima della triade demoniaca, invano, dato che morirà esattamente come da copione argentiano è Tilda vestita da uomo anziano. La figura della psicoterapia non era presente nell’originale, qui è quasi fondamentale. Oltre all’importanza della follia come risposta alla magia, al sovrannaturale, la scienza contro al folklore, la cosa interessante è che si tratta dell’unica figura maschile in un incubo tutto femminile. Le ragazze si aggrappano a una figura paterna, che le ascolta e dovrebbe aiutarle, ma lui stesso inizia a vacillare, le sue tesi da uomo di scienza pare non abbiano molti antidoti contro il potere dell’occulto. L’unico uomo, interpretato da un’attrice donna. E’ o non è un scelta sorprendente anche questa?

LA DANZA COME RITUALE DI MAGIA ROSSA

Interessante l’uso dell’accademia di danza non solo per una questione puramente soggettiva come nel caso di Argento, qui si scava nell’essenza stessa della danza. Ossia una rappresentazione del movimento corporeo appetibile a livello sessuale, ma non solo… è dall’alba dei tempi che l’essere umano utilizzava balli tribali, movimenti estremi e contorsioni come vettori per comunicare con gli spiriti, o per invocare energie e usarle a proprio volere. La danza è veramente stregoneria in Suspiria di Guadagnino.

SUSPIRIA ARGENTO vs SUSPIRIA GUADAGNINO. UNA VERA LOTTA TRA DUE OUTSIDER DEL CINEMA. OLTRE AI GUSTI PERSONALI, GUADAGNINO QUI E’ RIUSCITO A ESSERE UNO STREGONE CON LA MACCHINA DA PRESA!

SUSPIRIA ARGENTO vs SUSPIRIA GUADAGNINO

DANY D. DARKO

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