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Intervista Andrea Scapolo: Il Mondo dei Portieri

Intervista Andrea Scapolo: Il Mondo dei Portieri

Cosa ti ha spinto a trasferirti negli Stati Uniti come studente-atleta nel 2021?

In Italia non mi sentivo più al posto giusto, soprattutto dopo il fallimento della squadra per cui giocavo da bambino. La mia motivazione principale era continuare a giocare a un buon livello senza dover scendere di categoria o cambiare squadra. Inoltre, ero molto curioso di scoprire l’opportunità di diventare studente-atleta negli Stati Uniti, un modo per coniugare studio e sport. Dopo essermi messo in contatto con un’agenzia, ho deciso di partire e vivere questa esperienza.

Come hai vissuto i cambi di università e l’adattamento a contesti diversi?

Ogni università in cui sono stato mi ha lasciato qualcosa di importante. All’inizio ero molto euforico per l’inizio di questa nuova avventura, tanto che oggi, a distanza di qualche anno, mi dispiace un po’ aver lasciato la prima scuola dopo pochi mesi. Però sentivo la necessità di cambiare e sono andato in un posto più caldo, la Carolina del Sud. Infine, spinto anche da un amico italiano che mi ha messo in contatto con un coach, ho deciso di concludere la mia carriera calcistica e universitaria in Illinois.

Per quanto riguarda l’adattamento, sono una persona che si adatta molto velocemente alle nuove situazioni. Sono socievole e mi piace relazionarmi con le persone, quindi non ho mai avuto problemi ad ambientarmi o a creare nuove relazioni.

Qual è stato il momento più bello e quello più difficile della tua esperienza sportiva negli Stati Uniti?

Il momento più bello è stato sicuramente ricevere il premio All-American First Team, il riconoscimento più alto a livello collegiale. Essere il primo atleta della mia università a ottenere questo prestigioso riconoscimento è stato un grande onore e un ricordo che porterò sempre con me.

Il momento più difficile invece è stato durante il primo anno, quando eravamo la squadra da battere, rankati primi nella nazione e imbattuti per tutta la stagione. Siamo arrivati al torneo nazionale, ma ai quarti di finale siamo stati eliminati ai rigori. Nessuno se lo aspettava, eravamo pronti a vincere il titolo nazionale, ma purtroppo non è andata così.

Come sei entrato in contatto con Keeperstop e com’è nata la tua collaborazione?

La mia collaborazione con Keeperstop è iniziata nel 2023, quando ho lavorato con loro come influencer e content creator, creando contenuti e provando i loro guanti da portiere. Era solamente una collaborazione. Il vero lavoro a tempo pieno è iniziato solo qualche mese fa, quando Chris, il CEO dell’azienda, mi ha offerto una posizione stabile che richiedeva un trasferimento sul posto. Ho accettato subito, perché era un’opportunità perfetta per unire la mia esperienza e passione per il ruolo del portiere. Lì ho “scoperto” che dovessi gestire anche la pagina “goalkeepers” (con un bacino di 515k followers) e sono stato catapultato in questa realtà.

Di cosa ti occupi oggi in azienda?

Nel mio ruolo di Project Manager e Social Media Manager, mi occupo di pianificare, coordinare e gestire progetti legati al mondo dei portieri, dalla promozione di nuovi prodotti alla creazione di contenuti digitali. Creo video, foto, post e strategie di comunicazione sui social media per aumentare la visibilità del brand. Inoltre, seguo tutte le fasi del progetto, dalla produzione al lancio, garantendo che tutto sia coordinato e rispetti i tempi. Questo ruolo mi permette di unire la mia passione per il calcio con le competenze acquisite durante il mio MBA.

Come riesci a conciliare il lavoro con l’attività da portiere semi-professionista?

Bilanciare il lavoro e l’attività da portiere semi-professionista richiede organizzazione e disciplina. Cerco di gestire bene i tempi, dedicando momenti specifici sia all’allenamento sia agli impegni lavorativi. La mia passione per il calcio e il mio ruolo in azienda si alimentano a vicenda, quindi questo equilibrio, anche se impegnativo, è molto stimolante e gratificante.

Cosa ti hanno insegnato il calcio e l’MBA?

Entrambi mi hanno dato molto, ma in modi diversi. Il campo da calcio mi ha insegnato disciplina, resilienza e lavoro di squadra, mentre l’MBA mi ha fornito competenze strategiche, di gestione e visione d’insieme nel mondo del business. Insieme, queste esperienze mi hanno reso una persona completa, capace di affrontare sfide sia nello sport sia nel lavoro.

Qual è stato l’impatto dell’esperienza internazionale sul tuo percorso personale e professionale?

L’esperienza internazionale mi ha insegnato ad adattarmi rapidamente a nuovi ambienti, a valorizzare le differenze culturali e a crescere sia come atleta che come persona. Ho imparato l’importanza della flessibilità, della determinazione e della capacità di mettermi sempre in gioco, qualità fondamentali per avere successo in qualsiasi contesto.

In particolare, ho notato una grande differenza nel modo in cui le persone giudicano gli altri: mentre in Italia spesso c’è invidia e critica nei confronti di chi raggiunge risultati, negli Stati Uniti ho trovato un ambiente più libero e positivo, dove le persone gioiscono per i successi altrui e tendono a supportarsi a vicenda.

Quali consigli daresti a chi sogna di fare un’esperienza simile alla tua? E quali sono i tuoi prossimi obiettivi?

Il mio consiglio principale è di credere sempre in se stessi e di non avere paura di uscire dalla propria zona di comfort. L’esperienza all’estero può sembrare difficile all’inizio, ma apre tantissime opportunità sia a livello personale che professionale. È fondamentale essere aperti al cambiamento, sapersi adattare e lavorare con passione e determinazione.

Inoltre, consiglio di costruire una buona rete di contatti, perché conoscere le persone giuste può fare la differenza. Infine, mantenere sempre vivi i propri sogni e non mollare mai, anche quando le difficoltà sembrano insormontabili.

Sul campo, il mio obiettivo è continuare a migliorarmi come portiere, magari arrivando a giocare a livelli sempre più competitivi e contribuire a far crescere la squadra in cui gioco. Fuori dal campo, voglio sviluppare ulteriormente la mia carriera nel mondo del business sportivo, specialmente nel marketing e nella gestione di progetti legati al calcio e agli atleti.

Mi piacerebbe anche creare opportunità per giovani talenti italiani negli USA, aiutandoli a seguire un percorso simile al mio. Infine, sogno di combinare sport e business per costruire un futuro solido e appagante.
Ho tantissimi progetti in mente, a volte mi manca solamente quella persona con cui confrontarmi e discuterne.


Intervista Andrea Scapolo: Il Mondo dei Portieri
Redazione The Digital Moon

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