Dolce Vita Capital: da un hangar a Melbourne al lusso globale
Intervista Dolce Vita Capital: da un hangar a Melbourne al lusso globale
Come nasce l’idea di fondare un car rental sportivo all’interno di un hangar a Melbourne?
È nata da un sogno, ma anche da una necessità. Stavo vivendo un momento difficile, lontano da casa, con poche certezze e tante paure. Avevo ottenuto un piccolo prestito bancario in Australia e ho deciso di rischiare tutto.
L’idea dell’hangar è arrivata pensando a cosa potesse davvero colpire un cliente amante del lusso: auto e aerei nello stesso spazio. Non era solo una scelta logistica, era una dichiarazione d’intenti.
Cosa ti ha spinto a scommettere su un format così innovativo e poco esplorato?
La verità è che non avevo un piano B. O funzionava, o si tornava da capo. Ma più di tutto, mi ha guidato l’istinto: sapevo che il cliente di alto livello cerca esperienze, non solo prodotti.
Volevo creare qualcosa che andasse oltre il noleggio: un universo curato in ogni dettaglio, su misura, indimenticabile.
In un settore così competitivo, qual è la tua vera leva distintiva?
L’autenticità. Non sono nato nel lusso, ci sono arrivato col sacrificio. Questo mi dà un vantaggio: conosco il valore di ogni cliente e ogni euro investito. Offro un servizio reale, non costruito.
In più c’è la mia visione: un brand che unisce mobilità, aviazione e real estate in un’unica esperienza coerente e personalizzata.
Quali sono stati i principali ostacoli nell’internazionalizzare il tuo modello operativo?
Ogni paese ha le sue regole, la sua burocrazia, la sua mentalità. Ma la parte più difficile è stata creare team solidi, trovare persone di fiducia. Ho sbagliato, ho perso tempo e denaro, ma ho imparato.
Per scalare davvero, devi fidarti, ma anche controllare. E soprattutto adattarti, senza perdere la tua identità.
Perché Londra, Miami, Dubai? C’è un filo conduttore nella scelta?
Sì: sono città dove il lusso è sinonimo di movimento. Dove il tempo è denaro, e il servizio personalizzato non è un plus, ma un requisito.
Londra è strategica, Miami è emozione, Dubai è ambizione. Ognuna ha un’anima, e io ho cercato di entrarci in sintonia, senza mai snaturare il marchio.
Come riesci a mantenere coerenza nel servizio, pur adattandoti a mercati così diversi?
Con metodo, ma anche con empatia. Il team non è solo formato: è selezionato con cura.
Ogni città ha procedure chiare, ma lasciamo spazio all’intuito locale. Il vero lusso è anticipare i desideri del cliente, ovunque si trovi.
La collaborazione con la tua partner nel settore aereo ha aperto nuove prospettive. Come nasce questa sinergia?
Da valori comuni: precisione, esclusività, riservatezza. Non cercavamo solo una compagnia aerea, ma un partner capace di parlare la nostra lingua.
Insieme stiamo costruendo esperienze door-to-door che ridefiniscono il concetto di viaggio: non più tratte, ma percorsi disegnati su misura.
L’integrazione tra jet privati e mobilità terrestre è ancora una nicchia. Come la stai strutturando?
Come un’estensione naturale. Il cliente atterra e trova già l’auto, il concierge, una villa riservata.
Stiamo mappando aeroporti strategici e creando connessioni reali, non solo promesse pubblicitarie. Il cliente non deve mai chiedere. Perché quando chiedi, è già tardi.
Chi è il cliente tipo che cerca questa esperienza “door-to-door” di lusso?
Chi ha poco tempo, molte responsabilità, e pretende il massimo. Imprenditori, atleti, famiglie abituate a viaggiare in modo privato.
Più che il profilo economico, conta l’approccio: chi sceglie Dolce Vita Capital vuole sentirsi compreso, protetto, rispettato.
Dal noleggio alla gestione immobiliare di lusso: cos’è cambiato nel tuo approccio?
Ho capito che il vero valore sta nella relazione, non nell’oggetto. Auto, jet, ville… sono strumenti.
Ma ciò che conta è come li integri nella vita del cliente. La gestione immobiliare mi ha insegnato a pensare nel lungo periodo, a costruire fiducia e valore nel tempo.
Quali sono le esigenze reali di chi possiede immobili di pregio a Dubai o in Costa Azzurra?
Efficienza, discrezione, cura maniacale. Vogliono che tutto funzioni senza pensieri, e che la proprietà aumenti di valore.
Noi gestiamo affitti, manutenzione, accoglienza. I clienti sanno che con noi le chiavi sono al sicuro.
La redditività passa più dalla valorizzazione o dalla gestione operativa?
Dalla visione d’insieme. Una villa può rendere tanto, ma solo se gestita con intelligenza.
A volte proponiamo migliorie o ristrutturazioni, altre volte consigliamo di vendere. Non siamo solo gestori: siamo consulenti con la testa dell’investitore e il cuore del cliente.
Come avete raggiunto un fatturato netto di 3 milioni in un settore così di nicchia?
Personalizzazione estrema, ma con una struttura scalabile.
Abbiamo automatizzato i processi interni, ma mantenuto il contatto umano. E siamo stati selettivi: pochi clienti, altissimo livello.
La crescita è stata organica: zero pubblicità aggressiva. Il passaparola è stato il nostro miglior alleato.
Cosa significa operare in 4 continenti? Qual è il dietro le quinte?
Significa lavorare quando gli altri dormono.
Chiamare Dubai all’alba, Miami a notte fonda, Londra nel pomeriggio. Ma anche avere una rete solida, con valori e standard condivisi.
Ogni sede è autonoma, ma coordinata. E io ci metto la faccia: sono sempre presente. Questo business ha bisogno di autenticità, non solo di delega.
Dove vedi Dolce Vita Capital tra 5 anni?
Come punto di riferimento globale per chi cerca lusso personalizzato, senza compromessi.
Voglio consolidare la parte immobiliare, rafforzare l’asse con l’aviazione e avviare lo yachting con la stessa filosofia.
Ma soprattutto, voglio che il nome “Dolce Vita” significhi qualcosa di vero, non solo apparenza.
C’è un settore ancora inesplorato che ti affascina
Sì, l’hotellerie esperienziale. Non il classico resort, ma ville e location esclusive, dove ogni dettaglio racconta una storia. Ambienti curati, immersivi, dove si vive davvero la Dolce Vita. Sto già valutando alcune partnership.
A chi ti ispiri come imprenditore? E quale consiglio daresti a chi vuole iniziare oggi?
Mi ispiro a chi ha costruito da zero, senza scorciatoie. Non solo i nomi noti: anche chi lavora in silenzio e trasforma le difficoltà in forza.
Il mio consiglio? Inizia anche se non ti senti pronto. Fallo con fame, rispetto e verità. Circondati di chi crede in te, anche quando tu non ci riesci.
Io avevo solo un’idea… e una donna straordinaria che mi ha detto: “Prova.”
Quando, l’anno scorso, dopo la crisi causata dal mio ex socio, tutto sembrava perduto… è stata lei a rimettermi in piedi.
Ha creduto in me più della mia stessa azienda, e mi ha dato – concretamente – i fondi per ripartire.
Se oggi esiste Dolce Vita Capital, è anche e soprattutto grazie a lei.
Senza quel gesto, oggi non staremmo nemmeno parlando di futuro.
Dolce Vita Capital: da un hangar a Melbourne al lusso globale
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