PERCHÉ ALLENARE LA STABILITÀ DELLA MUSCOLATURA PROFONDA
PERCHÉ ALLENARE LA STABILITÀ DELLA MUSCOLATURA PROFONDA
PREMESSA
Abbiamo sempre saputo che l’allenamento per la prestazione fisica in ambito sportivo richiede molte sfaccettature e attenzione ai dettagli, nell’allenare le varie componenti e capacità, tra cui quelle condizionali e coordinative.
Come già abbiamo discusso nell’articolo precedente, esiste un fattore molto importante che determina il miglioramento dell’accelerazione e della velocità e, di conseguenza, anche della potenza che ne deriva. Al di là dell’allenamento della forza, questo contribuisce all’ottenimento di una partenza efficace.
LA COMPONENTE MUSCOLARE PROFONDA
Il nostro corpo non è strutturato in compartimenti stagni, separati e attivati a comando, ma funziona in sinergia: ogni parte lavora insieme alle altre, anche grazie alla coordinazione intramuscolare ed extramuscolare, determinata dal funzionamento di archi riflessi e di vari sensori che regolano l’eccesso o l’insufficienza dello stimolo neuromuscolare.
Ciò di cui tratteremo riguarda la muscolatura profonda stabilizzatrice, che non ha il compito di aumentare il volume o la forza in senso tradizionale, ma di stabilizzare il corpo in situazioni in cui il baricentro è fuori equilibrio. Essa interviene per ristabilire l’equilibrio tra le catene cinetiche.
In sostanza, si tratta di quella muscolatura che ci permette di assumere e mantenere una posizione eretta, sia da seduti sia in piedi, di stabilizzare il bacino quando siamo seduti, di mantenere il capo eretto e persino di trovare una posizione corretta durante il sonno. Inoltre, entra in gioco nel frenare una corsa o nell’atterrare dopo un salto.
Quanto descritto rappresenta solo una parte delle caratteristiche della forza stabilizzatrice. Una delle sue principali conseguenze è la capacità di riprendere un’accelerazione pochi istanti dopo essersi fermati.
Ecco perché, in alcune situazioni, un atleta o una persona può risultare lento: spesso la causa è da ricercare nello stiffness, ovvero nella capacità dei muscoli stabilizzatori di rendere il sistema muscolare pronto ed efficiente nel passaggio al movimento. Se questa capacità è ridotta, l’accelerazione risulta ritardata e il movimento appare più lento e meccanico.
Di conseguenza, si avrà meno accelerazione, meno forza e meno potenza, poiché senza una buona forza stabilizzatrice l’organismo impiega più tempo a raccogliere energia e ad agire rapidamente.
Anche in una situazione di partenza, la muscolatura eccentrica lavora “in negativo” per stabilizzare la postura del corpo prima di uno scatto, permettendo di piantare bene il piede a terra ed esprimere il massimo della potenza nel minor tempo possibile.
LA MACCHINA DI FORMULA 1 E L’ABS
Tutti conosciamo la Formula 1 e la potenza dei motori di queste auto: i cavalli, la gestione elettronica e le prestazioni complessive.
Soffermiamoci su un elemento in particolare: l’ABS. Sappiamo che si tratta di un sistema che agisce sui freni.
Il suo funzionamento è relativamente semplice: consiste nell’applicare una serie di micro-frenate rapide e ripetute, permettendo di decelerare in modo efficace in pochissimo tempo, ad esempio prima di una curva.
La tecnologia di queste vetture è talmente avanzata da consentire una riduzione della velocità, in pochi secondi, da oltre 120-130 km/h a velocità molto più basse, permettendo di affrontare curve strette e ripartire immediatamente con una forte accelerazione.
Senza entrare troppo nel dettaglio della Formula 1, il concetto è chiaro: il paragone con il corpo umano è molto simile. La muscolatura stabilizzatrice svolge una funzione analoga a quella dell’ABS, consentendo di “frenare”, stabilizzare e ripartire in modo efficace.
LA CONTROROTAZIONE
La controrotazione è la capacità del sistema stabilizzatore di controllare e stabilizzare il corpo durante movimenti rotatori, in particolare a livello del tronco, del bacino e degli arti inferiori.
Ad esempio, durante un lancio, l’asse del corpo ruota su sé stesso con una componente di forza centripeta. Il rinforzo della controrotazione avviene attraverso esercitazioni specifiche, come lavori in posizione prona o supina con resistenze esterne (pesi o elastici), sfruttando movimenti nella direzione opposta a quella principale.
Un esempio pratico si osserva nel lancio del disco, del giavellotto o del peso, oppure nel gesto del pugno. In questi casi, la muscolatura stabilizzatrice del lato opposto a quello attivo si contrae, creando un contromovimento che migliora l’efficacia del gesto. È come se il corpo lavorasse “in opposizione” rispetto alla direzione del movimento principale.
Questo porta a una domanda: è possibile abbinare questi movimenti?
La risposta è che possono essere allenati nella stessa sessione, ma con esercitazioni diverse, variando serie, ripetizioni e modalità esecutive. Successivamente, durante il gesto sportivo, il movimento risulterà più pulito ed efficace, integrando la forza stabilizzatrice con la forza massima, la potenza e le capacità di reattività, velocità e accelerazione.
CONCLUSIONE
Il punto centrale è la potenza che ne deriva, fondamentale per raggiungere efficacia ed efficienza nella performance, migliorare la tattica e costruire un game plan vincente.
Poiché le componenti in gioco sono molte, se vengono a mancare le fondamenta — come la stabilità — diventa molto più difficile ottenere il risultato finale, ovvero la vittoria.
PERCHÉ ALLENARE LA STABILITÀ DELLA MUSCOLATURA PROFONDA
Daniele
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