Intervista a Valerio Bisagra: Scopriamo la raccolta “Alle soglie del giorno”
Intervista a Valerio Bisagra: Scopriamo la raccolta “Alle soglie del giorno”
TDM: Ciao Valerio! Nella vita quotidiana ti occupi di altro, ma nella scrittura hai trovato uno spazio di totale libertà creativa dove esplorare la narrativa speculativa, la weird fiction e l’horror psicologico. In che modo la scelta di pubblicare come autore indipendente ti permette di spingerti oltre gli schemi tradizionali e di indagare le crepe della realtà senza compromessi?
Non dipendere economicamente dalla scrittura e muoversi al di fuori dei vincoli editoriali tradizionali è un enorme privilegio creativo. Non devo rispondere a logiche di mercato, a trend del momento o ad griglie di genere preconfezionate. Questa indipendenza si traduce in una totale sincerità verso la storia: posso permettermi di esplorare finali sospesi, ritmi narrativi dilatati, atmosfere sature e temi scomodi senza dover smussare gli angoli per rassicurare il lettore.
L’editoria indipendente mi dà la possibilità di curare ogni singolo dettaglio — dalla scelta del registro linguistico alle suggestioni visive — mantenendo intatta la visione originaria. L’obiettivo non è piacere a tutti, ma creare una risonanza profonda con chi cerca un brivido sottile, autentico e privo di formule di maniera.
TDM: La tua imminente raccolta si intitola “Alle soglie del giorno”, un momento ingannevole in cui la notte sfuma nell’alba e il buio lascia il posto a una luce che non è ancora del tutto rassicurante. Pensando ai grandi maestri della letteratura dell’inquietudine e del racconto surreale — come lo scrittore e giornalista Dino Buzzati — qual è secondo te il segreto per inserire l’elemento insolito ed estraniante all’interno della routine di tutti i giorni?
Il segreto risiede nella pazienza e nel rispetto per il contesto reale. Dino Buzzati era un maestro insuperabile in questo proprio perché muoveva dai gesti banali, dagli uffici, dai paesaggi familiari, dalle abitudini consolatorie. L’elemento insolito non deve irrompere con un’esplosione o con la teatralità di un mostro da fiera, ma deve affiorare come un’anomalia minima, quasi impercettibile: un ritardo inspiegabile, un’ombra fuori posto, un dettaglio della stanza che svela una stonatura.
Se il contesto è solido, verosimile e quotidiano, il lettore abbassa le difese; ed è proprio in quel momento che la realtà incrina la sua crosta. L’ignoto diventa davvero spaventoso non quando ci porta in mondi lontani, ma quando ci suggerisce che la stanza in cui ci troviamo da una vita non è esattamente come la ricordavamo.
TDM: Il tuo immaginario trae forte linfa anche dal cinema di genere, citando registi come John Carpenter e Pupi Avati. Come riesci a trasporre sulla pagina scritta quella tensione viscerale e quell’atmosfera rurale o claustrofobica tipica di un certo tipo di cinematografia?
Il cinema insegna a montare le scene per immagini e per sottrazione. Da Carpenter ho imparato l’importanza dell’inquadratura e del “fuori campo”: la tensione viscerale non nasce da ciò che mostri chiaramente, ma dall’attesa di ciò che sta per entrare nell’inquadratura, dalla percezione di una minaccia incombente che assedia lo spazio personale.
Da Pupi Avati, invece, eredito il valore della provincia, del folklore rurale e del quotidiano solare che si svela marcito al suo interno. Sulla pagina scritta cerco di tradurre questa cinematografia lavorando sulla sinestesia e sui dettagli sensoriali: i rumori di fondo, la qualità della luce, il silenzio opprimente dei luoghi isolati. Più la descrizione visiva e sonora è nitida, più la pagina scritta riesce a evocare nella mente del lettore la stessa claustrofobia di un’inquadratura stretta.
TDM: Sulla tua pagina Facebook condividi anteprime, spunti e riflessioni sul genere weird, costruendo un contatto diretto con i lettori. Quanto ritieni sia fondamentale la creazione di una community di appassionati dell’ignoto per un autore che muove i suoi primi passi nel panorama editoriale indipendente?
Per un autore indipendente la community è tutto. Chi legge weird fiction o horror psicologico è spesso un lettore molto attento, esigente e appassionato, alla ricerca costante di atmosfere particolari e non convenzionali. Usare i social media — in particolare la pagina Facebook della raccolta — non serve soltanto a fare promozione, ma a condividere un immaginario, una sensibilità e un’estetica prima ancora che un libro finito.
Condividere piccoli stralci, illustrazioni a china, citazioni e riflessioni sulle mie fonti di ispirazione permette di creare un dialogo diretto e di abbattere la distanza tra chi scrive e chi legge. Sapere che dall’altra parte dello schermo ci sono persone che condividono la stessa attrazione per il mistero e la stessa fascinazione per le zone d’ombra della realtà dà una carica enorme durante tutto il processo di scrittura.
TDM: Con la pubblicazione di “Alle soglie del giorno” all’orizzonte, quali sono le tue aspettative per l’uscita della raccolta e quali nuove storie o suggestioni inquietanti stai già iniziando a coltivare per il futuro?
L’aspettativa principale per l’uscita autunnale di “Alle soglie del giorno” è che le storie possano trovare i loro lettori ideali: persone disposte a lasciarsi accompagnare su quella linea di confine tra la razionalità e l’inesplicabile, disposte a provare quel senso di benefica inquietudine che solo il buon weird sa regalare.
Per quanto riguarda il futuro, la mente non si ferma mai. Sto già appuntando idee e sviluppando soggetti per nuove narrazioni brevi: vorrei esplorare ancora più a fondo il tema delle presenze e delle influenze legate ai luoghi, la memoria degli spazi fisici e l’isolamento della mente umana quando viene posta di fronte a fenomeni che la logica non può catalogare. Ma per ora, l’appuntamento da fissare è per questo autunno.
Intervista a Valerio Bisagra: Scopriamo la raccolta “Alle soglie del giorno”
Redazione The Digital Moon
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