Intervista a Mattia Masciullo: Trium Art Gallery e il valore dell’art advisory
Intervista a Mattia Masciullo: Trium Art Gallery e il valore dell’art advisory
TDM: Ciao Mattia! La tua passione per l’arte è nata da giovanissimo quasi per caso, folgorato da un’opera surreale di Francesco Musante e dall’acquisto della tua prima tela di Mark Kostabi. In che modo quella prima curiosità giovanile si è trasformata, in quindici anni di collezionismo, in un metodo rigoroso capace di unire l’emozione della ricerca allo studio attento del mercato?
In realtà è nato tutto in modo abbastanza casuale, e forse proprio per questo è un ricordo che porto ancora con me. Avevo circa 17 o 18 anni quando vidi a casa dei miei genitori un’opera di Francesco Musante. Fino a quel momento, quando pensavo ai quadri che si potevano trovare nelle case delle persone, ero abituato soprattutto a vedere fiori, ritratti, paesaggi. Quell’opera invece era completamente diversa. C’erano figure che sembravano muoversi e volare nello spazio, una dimensione quasi poetica e surreale che, per certi versi, mi ricordava Chagall. Mi colpì proprio perché non riuscivo a catalogarla immediatamente. Era strana, diversa da quello che avevo visto fino a quel momento, e mi fece venire voglia di capire qualcosa in più. Credo che sia stato quello il mio primo vero incontro con l’arte contemporanea.
Circa un anno dopo acquistai la mia prima opera, una piccola tela di Mark Kostabi. La cosa che ricordo con più piacere è che la acquistai da un collezionista anziano di Roma. Aveva una grande passione e, cosa ancora più bella, negli anni siamo rimasti amici. Ancora oggi abbiamo un rapporto molto bello. Quella prima esperienza mi ha fatto capire anche un’altra cosa che considero fondamentale nel mondo dell’arte: le opere non sono soltanto oggetti. Sono spesso il punto di partenza per conoscere persone, creare relazioni, condividere passioni.
Da quel momento ho continuato a collezionare e, per circa quindici anni, ho vissuto l’arte soprattutto dal punto di vista del collezionista. Quegli anni mi hanno dato soprattutto metodo. All’inizio compravo molto d’istinto, seguendo quello che mi piaceva. Ed è giusto che sia così, perché credo che il primo motivo per acquistare un’opera debba essere sempre il piacere di averla. Con il tempo, però, ho iniziato a studiare sempre di più la storia degli artisti, le gallerie, le mostre, le quotazioni, i risultati delle aste, i percorsi internazionali e il modo in cui un artista costruisce nel tempo la propria posizione. Naturalmente ho fatto anche degli errori. Alcune opere che avevo acquistato nei primi anni, con il tempo, ho deciso di venderle. Ma anche gli errori sono stati importanti perché mi hanno aiutato a capire meglio cosa cercare e, soprattutto, cosa evitare. Oggi guardo un’opera con due occhi: quello del collezionista, quindi quello della passione e dell’emozione, e quello di chi ha imparato a studiare il mercato.
TDM: Per spiegare il tuo approccio al mercato dell’arte guardi con attenzione sia all’aspetto culturale sia al posizionamento economico di un artista. Pensando ai grandi mercanti e galleristi che hanno segnato la storia dell’arte contemporanea — come l’iconico gallerista e mecenate Leo Castelli — qual è secondo te il segreto per individuare talenti capaci di costruire una carriera solida e duratura nel lungo periodo, evitando le mode passeggere?
Credo che la cosa più importante sia imparare a guardare oltre il momento. Viviamo in un periodo in cui tutto viene consumato molto rapidamente: gli artisti, le immagini, le mostre, i trend. A volte sembra che un artista debba diventare importante in pochissimo tempo. Io credo invece che la cosa più interessante sia la costruzione di una carriera nel lungo periodo. Un artista va seguito, studiato e osservato. Bisogna capire se dietro una bella mostra o un buon risultato d’asta esiste davvero una ricerca solida.
Quando guardo un artista cerco quindi di capire la qualità della ricerca, la coerenza del percorso, le mostre che ha realizzato, le gallerie con cui lavora, il contesto internazionale nel quale si sta muovendo e soprattutto se esiste qualcosa di autentico dietro il lavoro. Il mercato è certamente importante, ma può essere molto rumoroso. Il nostro lavoro dovrebbe essere anche quello di riuscire a distinguere il rumore da ciò che vale davvero.
TDM: Nel 2024 hai co-fondato Trium Art Gallery a Monza con Daniele Corti e Fabio Mannoni, mantenendo una regola fondamentale: proporre solo opere che acquistereste voi stessi. Come si riesce a bilanciare la promozione di artisti storicizzati con la scoperta e la valorizzazione di giovani talenti internazionali come Rafael Baron, che presenterete ad ArtVerona 2026?
Nel 2024, insieme a Daniele Corti e Fabio Mannoni, ho deciso di fondare Trium Art Gallery. È stata una scelta importante perché significava trasformare qualcosa che per me era stato per anni una passione personale in un progetto professionale condiviso. La cosa che mi interessava fin dall’inizio era mantenere però lo stesso approccio che avevo avuto da collezionista: cercare opere che sarei stato disposto ad acquistare anche personalmente.
La domanda che mi pongo ancora oggi è molto semplice: la comprerei anch’io? Trium lavora sia con artisti affermati sia con artisti emergenti. In realtà per me non sono mondi così lontani. Da una parte ci sono artisti che hanno già costruito una storia importante e che hanno dimostrato nel tempo la loro rilevanza culturale e di mercato. Dall’altra ci sono artisti più giovani, che richiedono maggiore attenzione, studio e naturalmente anche una maggiore disponibilità ad assumersi un rischio.
La cosa che mi interessa è individuare una ricerca che abbia qualcosa da dire. Negli ultimi anni mi sono avvicinato con particolare entusiasmo ad alcuni artisti internazionali emergenti, come Federico Borroni, Adelisa Selimbasic, Odinakachi Okoroafor, Ibrahim Ballo e Adam Handler. Con Adam, in particolare, abbiamo avuto la possibilità di realizzare un progetto molto bello a Napoli insieme a Ernesto Esposito, che considero una delle esperienze più interessanti che abbiamo fatto finora.
E ci sono già nuovi progetti all’orizzonte, tra cui Rafael Baron, che presenteremo in solo show ad ArtVerona 2026, e Brian Kokoska. Mi piace molto questa parte del lavoro perché significa poter conoscere gli artisti quando il loro percorso è ancora in evoluzione e seguirne la crescita nel tempo.
TDM: Oltre all’attività in galleria e al ruolo di art advisor, sei molto attivo nel tessuto imprenditoriale lombardo attraverso MB Circle e credi fortemente nel valore delle relazioni umane. Quanto ritieni importante che una galleria d’arte sappia radicarsi nel proprio territorio di provenienza pur mantenendo uno sguardo e un raggio d’azione globale?
Credo molto nel valore delle relazioni e penso che l’arte sia uno degli strumenti più belli per crearle. È successo a me quando ero collezionista e continua a succedere oggi. Conoscere persone che hanno passioni simili alle tue, parlare di un artista davanti a una bottiglia di vino, incontrarsi a una fiera, discutere di un’opera che magari abbiamo visto insieme mesi prima: sono tutte esperienze che fanno parte del mondo dell’arte tanto quanto una mostra.
Da circa due anni faccio parte con grande entusiasmo di MB Circle, una rete di imprese e professionisti della Brianza. È una realtà nella quale mi riconosco molto perché mette al centro il territorio, le imprese, i giovani e la capacità di creare connessioni concrete. Credo nell’idea che un territorio possa crescere quando le persone che ne fanno parte decidono di collaborare, condividere competenze e creare opportunità.
Anche una galleria d’arte, pur avendo necessariamente una vocazione internazionale, può avere un ruolo nel territorio in cui nasce. Trium è a Monza, ma il nostro sguardo è internazionale. Per me le due cose non sono in contraddiction.
TDM: Tra la passione per la ricerca, il padel e l’attenzione alla consapevolezza personale e alla meditazione, stai imparando a goderti il “viaggio” oltre che la destinazione. Quali sono i prossimi progetti espositivi e le nuove sfide che attendono te e Trium Art Gallery nel futuro più prossimo?
Sicuramente la ricerca rimane una delle parti del lavoro che mi entusiasma di più. Mi piace scoprire un artista che non conoscevo, studiarlo, capire dove sta andando, vedere le sue opere dal vivo, parlare con lui. E mi piace moltissimo anche la parte delle acquisizioni. Forse perché, sotto questo aspetto, non sono mai diventato completamente diverso dal collezionista che ero a 18 anni. La differenza è che oggi, prima di comprare un’opera, faccio molte più domande.
Tra i progetti più vicini c’è sicuramente il solo show di Rafael Baron ad ArtVerona 2026, oltre al lavoro che stiamo sviluppando con artisti come Brian Kokoska e con gli altri talenti internazionali che stiamo seguendo. Ma credo che la sfida più importante sia continuare a costruire Trium con una visione di lungo periodo, senza inseguire necessariamente tutto ciò che accade velocemente nel mercato.
Anche personalmente sto imparando a dare un valore diverso al mio tempo. Per molto tempo ho avuto la sensazione che la felicità fosse sempre legata alla destinazione: raggiungere un obiettivo, concludere un progetto, ottenere un risultato. Sto imparando invece che bisogna riuscire a godersi molto di più anche il viaggio.
Il tempo che abbiamo non è infinito e credo che troppo spesso lo damo per scontato. Per questo sto cercando di imparare a fermarmi un po’ di più, a vivere con maggiore attenzione quello che sto facendo e a dare valore anche ai momenti apparentemente più semplici. Da qualche tempo sto anche iniziando a meditare. Sono ancora all’inizio, ma credo che imparare a fermare per qualche minuto il rumore che abbiamo continuamente intorno sia qualcosa di fondamentale. Masciullo (Director & Co-Founder, Trium Art Gallery)
|Ig: @mattia.masciullo @triumgallery
Intervista a Mattia Masciullo: Trium Art Gallery e il valore dell’art advisory
Redazione The Digital Moon
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