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Intervista a Micol Braghero: La poetica del nero

Intervista a Micol Braghero: La poetica del nero


TDM: Apprendista tatuatrice conosciuta sui social come @micol_blackink, hai scelto di concentrare la tua ricerca artistica sulle forme più intense e viscerali dell’arte sulla pelle: il blackwork e il blackout. Da dove nasce questa tua viscerale attrazione per il nero pieno e la saturazione assoluta, e qual è stato il momento esatto in cui hai capito che la macchina da tatuaggio sarebbe diventata la tua estensione artistica?

La mia passione nasce fin da piccola grazie a mio papà. Lui, già grande amante dei tatuaggi, mi portava con sé a vedere gli studi dove andava a farsi tatuare, e grazie a lui, questo interesse è cresciuto con me.

Quando poi ho scoperto il mondo del blackwork e del blackout, per me è stato come una folgorazione: vedevo questi corpi bellissimi e ho provato subito un’emozione molto profonda. Mi ha fatto riflettere sul fatto che, consapevolmente, nella vita quotidiana non siamo mai veramente liberi, ma con il nostro corpo sì. Sul nostro corpo siamo liberi di essere ciò che vogliamo, ciò che sentiamo, ed è lo strumento principale che abbiamo per esprimere davvero chi siamo.

TDM: Nel panorama del tatuaggio contemporaneo e dell’arte corporea, grandi pionieri e maestri del blackwork e della body modification — pensiamo agli artisti internazionali capaci di trasformare campiture nere e forme anatomiche in vere e proprie sculture viventi — hanno dimostrato che il nero non è assenza di colore, ma una presenza potente e catartica. Guardando alla tua predilezione per lo stile blackout, quanto senti vicina questa visione espressiva?

Mi sento totalmente vicina a questa visione, ed è stato esattamente questo ad avermi colpita fin da subito. Si ricollega direttamente a ciò che dicevo prima: per me il blackout è l’espressione massima del proprio sé in relazione al corpo e alla sua totalità. Il nero non è vuoto, è presenza pura. Scegliere di coprire parti importanti del proprio corpo con una saturazione profonda e totale significa riappropriarsi della propria immagine con una decisione forte, consapevole e definitiva.

TDM: Il cammino di un’apprendista tatuatrice è fatto di disciplina rigorosa, ore di disegno, studio della pelle, igiene e tanta umiltà per padroneggiare la tecnica. Quali sono state le sfide più complesse che hai dovuto affrontare all’inizio del tuo percorso in studio e come si riesce a costruire la sicurezza necessaria quando si incide un segno permanente sulla pelle di una persona?

Voglio essere del tutto trasparente: la sfida più complessa è sicuramente abbattere l’ansia e la paura di sbagliare. È un’emozione che c’è, ed è ingenuo pensare che prima o poi passi del tutto. Piuttosto, con il tempo si impara a controllarla e a gestirla. La sicurezza è qualcosa che costruisci giorno per giorno. Te la danno lo studio costante, la disciplina, ma soprattutto l’esperienza e le ore di pratica. Certo, ci sono metodi che mettono noi stessi nelle condizioni di lavorare in modo sicuro e fare il miglior lavoro possibile per chi si affida a noi, ma il punto fondamentale è che questo è un percorso in cui non si finisce mai di imparare.

TDM: Accanto al tuo lavoro con gli aghi, hai creato sui social un format personale e genuino come “Micolina che fa cose”, pensato per condividere con ironia e spontaneità il tuo quotidiano, le tue esperienze e i retroscena della tua crescita artistica. In che modo la narrazione digitale ti aiuta a rompere gli schemi più rigidi del settore e a creare un legame trasparente con chi ti segue?

“Micolina che fa cose” è nato veramente per gioco. Non mi sarei mai aspettata che potesse avere un seguito! Volevo semplicemente mostrare e portare sugli schermi l’inizio del mio percorso, in modo del tutto genuino.

Chi mi conosce sa bene che sono una persona molto socievole: mi piace proprio parlare e confrontarmi con le persone, quindi il format è diventato il mezzo naturale per condividere i miei passi. Mi diverto un sacco, soprattutto quando metto i box domande e disegno le idee strambe o particolari che mi vengono richieste da chi mi segue.

TDM: Tra la costante ricerca tecnica nel blackout, il desiderio di riprendere con nuovi contenuti il tuo format e i progetti di crescita in studio, il tuo futuro nell’arte del tatuaggio è in continua evoluzione. Quali sono i traguardi artistici che sogni di raggiungere nei prossimi anni e qual è l’impronta unica che desideri lasciare nel mondo del blackwork?

Il mio traguardo principale in realtà non è artistico, ma umano e professionale. Io vedo e vivo ancora il tatuaggio prima di tutto come una forma di artigianato: la cosa migliore e più importante che posso fare è dare a chi si affida a me il miglior lavoro tecnico e professionale possibile.

Non considero mai chi ho davanti come una semplice tela da usare per esprimere me stessa, ma come una vera e propria collaborazione. Il mio obiettivo è collaborare con la persona per darle il modo di vedersi e percepirsi finalmente come desidera davvero. Quello che mi piacerebbe lasciare attraverso il mio percorso è proprio il ritorno a un concetto più umano del tatuaggio, meno legato allo show business e ai like.

Vorrei che il mio segno rimanesse legato al rispetto per questo mestiere, all’ascolto e all’empatia.

Micol Braghero |Instagram @micol_blackink


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Redazione The Digital Moon

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