Intervista a Maria Grazia: Il mistero della vulcan
Intervista a Maria Grazia: Il mistero della vulcan
TDM: Porti dentro di te una storia personale straordinaria: ad appena 40 giorni di vita hai lottato contro una gravissima malattia e, grazie all’intervento del Professor Bertolini al Gaslini di Genova, hai ottenuto quella che definisci la tua “seconda possibilità” di vivere. Da dove nasce il desiderio di trasformare questo dono in forza creativa e qual è stato il momento in cui hai capito che la scrittura sarebbe diventata il canale per dare voce al destino degli altri?
Avevo appena 40 giorni, l’ultima di 4 figli, mio padre era felicissimo, finalmente una femmina. Però la felicità è durata poco. Un tumore al viso e alla parte alta del mio torace interno ha fatto sentenziare ai medici la mia condanna a morte in pochi giorni. Allora inizia il viaggio della disperazione da una Sardegna del 1972 al “Continente”, direzione Milano. Per i miei genitori in quella notte di nave poche speranze, molte lacrime e preghiere… niente più. Mi aggravo in mezzo al mare, non sarei arrivata a Milano.
Mio padre era un appuntato della Guardia di Finanza e via radio contatta la caserma della Guardia di Finanza di Genova. Arriviamo all’alba, forse in anticipo, e le auto dell’Arma sono lì ad aspettarci: direzione l’Ospedale Pediatrico Gaslini. È lì che incontro degli angeli con a capo colui che mi ha dato la mia seconda possibilità: il Professor Bertolini. Mi sottopongono ad una terapia tremenda e dolorosissima (mio fratello mi racconta che la neve carbonica “faceva uscire il fumo dalla tua faccia e c’era odore di carne bruciata”) ma l’angioma si ferma, non continua a far esplodere le vene e i capillari del mio corpo. Ora accadono delle cose bellissime e inspiegabili che mia madre ormai novantaduenne ancora mi racconta e che un giorno forse racconterò anche io, ma non oggi.
Ero salva, il decorso durerà anni e non sempre piacevoli. Ma io ho avuto una seconda possibilità e in questo romanzo di avventure, mistero e amore ho tentato umilmente di darne una anche ad un ragazzo, George Bradshaw, che ha sognato e che sicuramente avrebbe potuto tanto. Sono convinta che spesso “il crepuscolo di un uomo è solo l’inizio della sua storia”… e mi chiedo quanti uomini, donne e bambini come me, ora, mentre scrivo, non avranno una loro seconda possibilità e non per loro scelta.
Quando ho capito che la scrittura poteva dare voce alle persone che non hanno avuto una seconda possibilità? Sinceramente non lo so. È stato un percorso naturale, forse inconscio. È stato naturale parlare di una persona che effettivamente non ho mai conosciuto personalmente. All’inizio di lui conoscessi solo il nome, l’età e la data di morte. George quando morì aveva solo 18 anni il 12 giugno 1900. La sua tomba, sovrastata da una croce celtica in legno bianco si trova, come dipinta tra cielo e terra, in un piccolo cimitero vicino al mare, a ridosso di una microscopica caletta dietro il promontorio di Golfo Aranci. Lui è sempre stato lì. Quello che mi sono sempre chiesta con un po’ di rabbia è stato: perché? Perché non ha potuto vivere una vita? Perché non ha avuto la possibilità di conoscere il mondo, forse sognava una vita di avventure e sfide. Cosa avrebbe fatto se per lui fosse sorto il sole il 13 giugno 1900? Allora ho voluto immaginare per lui una possibile vita…
TDM: Nel panorama della grande narrativa d’avventura e dei thriller storici mozzafiato, maestri indiscussi della suspense — pensiamo a Marco Buticchi, che è stato padrino d’eccezione per la prima edizione del tuo libro definendolo “Le radici vere di una storia intrigante”, o ad autori del calibro di Clive Cussler — hanno dimostrato come il fascino dei relitti e dei segreti del passato possa spalancare le porte a trame avvincenti e senza tempo. Guardando alla tua spy story Il Mistero della Vulcan, quanto senti vicina questa tradizione del racconto d’azione capace di attraversare le grandi epoche del Novecento?
Come ogni persona è il risultato delle proprie esperienze e delle persone che ha incontrato, così secondo me chi scrive è figlio di mille padri e madri di ogni epoca. Ho sempre letto di tutto. In un anno di “tenera” crisi adolescenziale sprofondai fra i libri, intervallati da un numero indefinito di Harmony. Sognavo, mi immergevo negli abissi, pilotavo caccia da guerra, viaggiavo su treni a vapore, navigavo sul Nilo, viaggiavo nell’antico Egitto. Ero assassina e assassinata, ero il salvatore e il salvato, coglievo i fiori del male e mi trasformavo in mosca. Viaggiavo nel tempo ed ero uomo e donna. Il Mistero della Vulcan ha le tracce di tutte queste vite e personaggi.
Il ritmo è quello dei romanzi di azione e mistero, le ambientazioni prendono spunto da luoghi veri, spesso realmente visitabili, gli intrecci dalle fitte trame di romanzi storici o fantasy. Non considero però Il Mistero della Vulcan un romanzo storico. Il Novecento e i suoi accadimenti rimangono sullo sfondo come una scenografia sul palcoscenico di un teatro. Sono gli attori che invece mi hanno dato energia. Ad ogni riga ero curiosa di cosa avrebbero combinato. Se ci penso, alla fine, il romanzo lo hanno scritto loro.
Il Cimitero degli Inglesi esiste veramente. Il veliero Lili Marlene esiste veramente e pure i suoi quadri, il locale dove George si rifugia tra un bombardamento e l’altro di Londra è esistito veramente, il suo nome era Blue Lagoon, la base di Rostock durante la guerra fredda fu un’importante base tedesca, ed ho quasi pilotato davvero un caccia da guerra… ma questa è un’altra storia. A volte i luoghi misteriosi sono molto più reali di quanto pensiamo.
TDM: L’ispirazione per il romanzo nasce da un fatto reale: la tomba di George Bradshaw, il più giovane marinaio diciottenne del cacciatorpediniere inglese HMS Vulcan, naufragato nel 1900 a Golfo Aranci. Nel tuo libro, l’agente della CIA Madlen Cristaldi parte nel 1987 alla ricerca della verità su quel ragazzo, donandogli una vita immaginaria tra guerre, segreti del Pentagono e amori intensi. Cosa ha significato per te crescere con il ricordo di George fino a farlo diventare il tuo “personalissimo eroe”?
Il romanzo parte da un evento realmente accaduto: la morte a soli 18 anni del più giovane marinaio del cacciatorpediniere inglese HMS Vulcan il 12 giugno 1900. Ma non è morto durante un naufragio. Nelle ultime pagine del romanzo ho riportato cosa è accaduto realmente. Però la sua tomba si trova realmente in un piccolo cimitero sul mare in Sardegna a Golfo Aranci. È l’unica tra altre 12 con una croce ed un nome.
Mi sono sempre chiesta quale sarebbe stata la vita di George se non fosse morto a soli 18 anni e così lontano da casa. Ecco allora che la vita del giovane George Bradshaw ha una seconda possibilità… Diventa una spy story che inizia nel giugno del 1900 e si dipana lungo tutto il secolo breve. Tra basi della Germania Est e Uffici segreti all’interno del Pentagono, tra locali notturni di una Londra soffocata dalle bombe del 1940 e velieri di lusso moderni. E ancora: battaglie aeree tra caccia supertecnologici ed immersioni negli abissi tra relitti irraggiungibili. Un diario misterioso che attraversa un secolo e quadri che raccontano una storia tutta da decifrare. Personaggi umanissimi e altri spietati. Ecco la vita che avrebbe potuto vivere George. Perché non sarebbe potuto essere davvero lui il custode di un segreto tremendo che avrebbe potuto salvare o annientare l’umanità? Ecco perché George è diventato il mio eroe.
Il Mistero della Vulcan è un romanzo pieno di ritmo ma è anche un’indagine sulle seconde possibilità delle persone e della Storia di ognuno di noi. Quella del 2025 è una seconda edizione. La prima edizione è del 2004 a cura di una piccola casa editrice locale che oggi non esiste più. La prima edizione ebbe un padrino di eccezione, Marco Buticchi, che volle descrivere così Il Mistero della Vulcan: “Le radici vere di una storia intrigante”… insomma, un’altra seconda possibilità.
Spesso non ci si accorge di quante opportunità ci dà la vita. Ricordiamo i fallimenti, le cose andate storte e poi ci concentriamo su quello che non è andato bene. Ma se solo alzassimo la testa ci potremmo rendere conto che invece l’Universo non è fatto da una singola strada percorribile. I fallimenti possono essere l’inizio di una storia bellissima. Non dipende solo da noi ovviamente. Spesso abbiamo bisogno di persone che ci “ripeschino” dal baratro. Ma quando ci ripescano noi dobbiamo fare il resto della strada da soli, anche nel rispetto di chi ci ha salvato. La perseveranza è altrettanto importante. Ma quella leggera, non l’ossessione. Guardando il mondo di oggi vedo persone e popoli che perseverano e cercano nuove possibilità per anni o decenni. Non si fermano. Si sacrificano e muoiono per la speranza di una nuova possibilità.
Ciò che chiedono è che il mondo non si dimentichi di loro, che i loro amici non si dimentichino di loro, che i propri figli non si dimentichino di loro. Vorrebbero solo che si parli di loro, non come eroi, ma come persone che si sono impegnate a vivere ed essere felici. Il Mistero della Vulcan è un romanzo “semplice”, di intrattenimento, non ha pretese né filosofiche né introspettive. Ma è un intreccio di vite immaginate e una in particolare che sarebbe potuta davvero essere stata vissuta.
TDM: Attraverso la nuova edizione del 2025 de Il Mistero della Vulcan, il romanzo stesso vive una sua “seconda possibilità” editoriale, offrendo ai lettori un’indagine profonda sul senso del destino e del tempo. Qual è il messaggio umano che speri possa arrivare al cuore di chi legge oggi la storia di George e di Madlen, specie chi sta cercando la propria strada dopo un momento di buio?
C’è una frase che riporto nel libro e alla quale tengo molto: “perché il crepuscolo di un uomo è solo l’inizio della sua storia”. I momenti bui non sono un’eccezione, sono la normalità nella vita delle persone, ma finiscono… finiscono sempre. A volte bisogna solo attendere con pazienza e perseveranza. George e Madlen si assomigliano molto anche se hanno vissuto in tempi storici e dimensioni diverse. Madlen si ritrova sola appena adolescente e catapultata in un mondo di solitudine e pericoli. Si crea un muro d’acciaio intorno a lei che le fa vivere la sua vita tra mille pericoli. Mantiene per sé un segreto.
Ma solo quando decide di abbandonarsi ai suoi sentimenti raggiunge quasi la felicità. Così il mio George abbandona il luogo dove è stata scavata la sua tomba con un segreto tremendo e l’enorme peso delle responsabilità ad esso legate. E quello che lo fa andare avanti è l’amore per il mondo ed una donna. Madlen impara a conoscere George durante gli eventi, un po’ come ho fatto io, e da lui impara e trova ordine. Se dovessi sperare in un messaggio che arrivasse al cuore dei lettori sarebbe: vivere sapendo con certezza che domani il sole sorgerà e che potrebbe essere il giorno più bello della propria vita… perseverare e sognare. I sogni sono solo il progetto di qualcosa che può accadere davvero.
TDM: I tuoi lettori attendono con grande entusiasmo il sequel del romanzo, che vedrà protagonista una figura storica realmente esistita capace di rivoluzionare la trama originaria tra dinamiche d’amore e grandi dilemmi della storia contemporanea. Quali nuove sfide narrative ed emotive stai affrontando nella stesura di questo nuovo capitolo e cosa puoi anticiparci sull’evoluzione dei tuoi personaggi?
In realtà gran parte del sequel è pronto da un po’ di tempo ed anche la struttura narrativa. Ma come sempre succede i libri non sono scritti dagli scrittori ma dai personaggi, che fanno un po’ quello che vogliono. Nel sequel un personaggio storico che doveva fare da aiutante in sottofondo ha deciso che vuole un ruolo importante, e quindi mi sta facendo un po’ impazzire. Vorrebbe essere il protagonista secondo me, ma non è possibile. George non la prenderebbe bene. L’unica cosa che posso dire è che è un personaggio il cui lavoro e la cui vita hanno avuto un impatto così forte sulla Storia contemporanea che ancora oggi, anche se non lo sappiamo, ne stiamo pagando le conseguenze. Non per colpa sua, ma per il tradimento di nazioni intere. Nel nuovo romanzo avrà un solo capitolo, ma sta bloccando tutto il resto. Spero di trovare un accordo con lui al più presto.
Maria Grazia Dessanti (Scrittrice, Pittrice, Mamma)
Intervista a Maria Grazia: Il mistero della vulcan
Redazione The Digital Moon
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