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Intervista a Maria Enrica Puglisi: Tra pedagogia e la “magia” della prima infanzia

Intervista a Maria Enrica Puglisi: Tra pedagogia e la “magia” della prima infanzia

TDM: A Capo d’Orlando hai dato vita al micronido Bibbidi Bobbidi Bu, un luogo pensato per accogliere i bambini fin dai primi mesi di vita. Da dove nasce l’intuizione di fondare un nido sul territorio e come si trasforma la “magia del quotidiano” in una scelta pedagogica concreta ogni giorno?

Più che intuizione, la mia è una vocazione. Fin da bambina ho avuto questo sogno nel cassetto: avere una struttura tutta mia e insegnare ai bambini la meraviglia dell’amore, l’importanza dei valori e la capacità di credere nei propri sogni.

Voglio insegnare loro sin dai primi mesi, perché vi svelo un segreto: i bambini, proprio nei primi anni di vita, apprendono con una capacità ancora tanto sottovalutata. Sono come delle spugne che assorbono emozioni, sensazioni, regole. È proprio in questa fase che si forma quello che sarà il loro carattere e la loro personalità. E proprio su questo si basa il mio progetto educativo.

TDM: Il tuo progetto educativo si struttura attorno al metodo “Le 3 Magie: Sento, Scopro, Creo”. Come si sviluppano queste tre fasi nella routine dei bambini all’interno del micronido e quali stimoli emotivi, cognitivi e creativi offrono alla loro crescita?

Cosa fondamentale all’interno della mia struttura è il metodo delle classi miste, che stimola i più piccoli nella loro crescita condividendo le attività con i più grandi e, viceversa, educa i più grandi ad essere responsabili verso i più piccoli: attenzione nelle attività, nel tono della voce, nel rispetto degli spazi condivisi. Sembrano banalità, ma nulla è lasciato al caso nel mio metodo d’insegnamento, appreso durante gli studi ma soprattutto con l’esperienza lavorativa.

Non abbiamo una routine schematizzata. Da noi è un cambiamento continuo perché devo formare futuri uomini e donne che sappiano affrontare la vita e soprattutto gli imprevisti. Tanti giovani purtroppo vivono intrappolati nella propria routine perché hanno paura di uscire dalla loro zona di comfort e questo, mi dispiace dirlo, è colpa dell’educazione ricevuta. La paura del cambiamento è la maggior causa del fallimento dei giovani di oggi. Sento, Scopro, Creo: tutto avviene in modo naturale. Dai giochi, alle canzoni, alle favole, alle semplici attività di vita quotidiana. Come la pausa colazione, dove scoprono e alcuni riscoprono il rispetto delle regole, della condivisione e del rispetto verso se stessi e il prossimo.

TDM: Di giorno lavori direttamente in sezione accanto ai più piccoli, mentre la sera ti dedichi alla tua attività sui social come influencer e racconti la tua quotidianità. In che modo l’esperienza sul campo arricchisce la tua narrazione digitale e qual è il messaggio principale che desideri trasmettere alle donne e mamme che ti seguono?

In realtà lavoro dalla mattina alla sera accanto ai più piccoli. In un solo giorno sto a contatto con 20/50 bambini, tutti di età diversa. La maggior parte delle volte sono bambini che non conosco e non mi conoscono e, credimi, ogni volta ho un’ansia come se fosse sempre la prima volta. Questo per dirti che, per quanto la gente pensi che ho i super poteri seguendo le mie storie sui social, anche io ho le mie debolezze, ansie e paure. Solo che grazie all’educazione ricevuta e agli anni di esperienza lavorativa e di vita ho imparato a gestirle.

E proprio questo vorrei dire alle donne: diventare moglie e mamma non significa annullarsi come donna. Purtroppo quando una donna diventa mamma si innescano, soprattutto nei primi anni di vita del bambino, una serie di sensi di colpa che ci spengono. Molte negheranno, ma anche concedersi una semplice piega dal parrucchiere ci farà sentire una mamma sbagliata, perché abbiamo lasciato il bambino a una terza persona.

Per esperienza personale vorrei dire a tutte le donne che i nostri figli non hanno bisogno di mamme perfette, ma di mamme felici e realizzate nella loro vita. Si può tranquillamente conciliare essere madre e donna! Per quanto riguarda il lavoro di influencer, spesso rinuncio alla pausa pranzo o a qualche ora di sonno per creare contenuti o per raggiungere attività che richiedono la mia presenza.

TDM: Portare avanti un’attività imprenditoriale nel settore dell’infanzia conciliando al contempo la vita familiare richiede grande determinazione e organizzazione. Quali sono state le sfide più grandi che hai affrontato come donna e imprenditrice a Capo d’Orlando e qual è la risposta del territorio?

Io sono molto grata al territorio, perché le famiglie mi hanno subito aperto le loro porte, metaforicamente parlando. Una famiglia non affida il proprio figlio alla prima persona che capita. Facendo anche il servizio baby sitter a domicilio e soprattutto di notte, non tutti si mettono in casa una sconosciuta. E per questo sono veramente grata al territorio. Lavoro in tutto il comprensorio. Pensa che ci sono famiglie che, quando entro in casa, staccano le telecamere. Per me sono grandi dimostrazioni di fiducia e mi stimolano a dare sempre di più.

Le sfide più grandi per me sono state a livello economico. Vengo da una famiglia di lavoratori umili. Lavoro da quando avevo 15 anni: cameriera, aiuto pasticcera, lavapiatti, segretaria, baby sitter. Ho gestito per anni l’azienda di famiglia che si occupa di arredamenti commerciali. Io gestivo la progettazione, il rapporto con banche, clienti e fornitori, ma non mi sentivo realizzata. Lo facevo per non deludere la mia famiglia.

A 20 anni ero già sposata e a 21 anni mamma del mio primo figlio. Purtroppo viviamo in una terra disagiata, non ci sono agevolazioni per le donne della mia età. Una ragazza a 20 o 30 anni, se non ha una famiglia benestante alle spalle, non può avviarsi un’attività. A meno che non trovi quel coraggio e quella forza che ho trovato io.

Ancora oggi, quando rimango sola nella mia attività, penso: “Ma come ho fatto? Ma è veramente mia?”. Ho affrontato, e non mi vergogno a dirlo, un investimento di oltre 40.000 euro con soli 3.000 euro messi da parte. Io sono molto credente, ma non nella Chiesa e nei sacerdoti. Sono credente in Dio. Ci parlo spesso e mi lascio guidare. Quando qualcosa va male non chiedo favori o raccomandazioni: vado in chiesa ed esco fiduciosa. Per arrivare dove sono oggi ho fatto diversi lavori. L’ultimo: la fruttivendola. Chi mi segue sa la vita che facevo gestendo sia il punto vendita che i mercati della frutta la notte. Ma oggi è anche grazie a quello se sono qui. Prima era solo un mio pensiero, ora posso affermare che nella vita ha un ruolo fondamentale il destino. Tutto accade per una ragione.

TDM: Guardando al futuro di Bibbidi Bobbidi Bu e al tuo percorso professionale, quali sono i prossimi sogni, le novità pedagogiche o i progetti che vorresti realizzare per continuare a supportare le famiglie e le donne del tuo territorio?

Questo non voglio ancora dirlo. Altra cosa che ho imparato lavorando sui social: tutto ciò che la gente non sa non può rovinare. Ecco perché, nonostante da più di 7 anni utilizzi i social come “influencer”, nessuno conosce réellement la mia vita privata, se non quelle poche cose che lascio sapere. Purtroppo è vero: la gente ti perdona tutto, tranne il successo! Spesso mi sento dire “tu sei fortunata perché fai un lavoro che ti piace”. Io non mi sento fortunata. Quello che faccio me lo sto creando con sacrifici, rinunce e tante notti insonni. La fortuna è quando tutto ti piove dal cielo o in eredità!

In una cosa mi sento fortunata: nell’avere due figli che mi supportano e sopportano in tutto. Nonostante da tre anni, dopo 18 anni sempre insieme, abbiamo fisicamente vite distaccate. Ma come ho detto prima, negli anni più importanti della loro vita, nonostante io abbia sempre lavorato, sono stata una mamma presente in ogni fase della loro crescita. Ora è anche giusto che imparino a camminare in modo indipendente, sapendo che io sono sempre un passo dietro di loro.


Protagonista: Maria Enrica Puglisi
Progetto / Nido: Bibbidi Bobbidi Bu – “Le 3 Magie: Sento, Scopro, Creo”
Sede: Capo d’Orlando (ME)


Intervista a Maria Enrica Puglisi: Tra pedagogia e la “magia” della prima infanzia

Redazione The Digital Moon

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