Intervista a Flavio M.Tassotti: La storia di un giornalista
Intervista a Flavio M.Tassotti: La storia di un giornalista
TDM: Nato a Roma nel 1988, hai coltivato la passione per il giornalismo fin sui banchi di scuola, quando insistevi nello scrivere articoli di giornale nei temi di italiano, per poi muovere i primi passi sul campo nel futsal laziale con calcioa5live e debuttare in TV a Rete Oro con Il Tribunale delle Romane. Guardando indietro a quegli esordi e alle prime incomprensioni scolastiche, cosa ti ha dato la determinazione di insistere e trasformare quella vocazione in una professione a tutto tondo tra radio e TV?
Non ci crederai mai, ma la mia passione per il giornalismo è stata dettata dall’enorme amore che nutro per la Roma. Tu dirai cosa c’entra? La Roma ha avuto sempre un ruolo centrale nella mia vita e volevo trovare un modo che mi potesse far rimanere il più vicino possibile a questa squadra.
Raccontare, scoprire le cose sulla Roma mi permette di realizzare quello che era il mio desiderio da più piccolo. Tuttavia è ovvio che crescendo è cambiato il mio modo di vedere il giornalismo: trovo che sia bellissimo studiare storie, trovare news, aggiornarsi costantemente, fare rete anche con colleghi di tutto il mondo. Alla fine credo che sia bello raccontare alle persone quello che vai a scoprire su un dato argomento.
TDM: Il tuo percorso radiofonico si è consolidato a Teleradiostereo, dove ti sei formato come speaker, redattore e curatore di interviste di altissimo livello. Tra le centinaia di incontri realizzati, spicca quello con Wladimir Klitschko, ex campione del mondo dei pesi massimi e figura simbolo in Ucraina, realizzato a soli venti giorni dallo scoppio del conflitto nel 2022. Nel panorama del giornalismo d’inchiesta e d’intervista internazionale — pensiamo a icone dell’etere e del reportage come Gianni Minà o grandi conduttori radiofonici capaci di unire sport e geopolitica — quali qualità umane e professionali servono per gestire momenti di così forte impatto emotivo e civile?
Organizzare certi tipo di interviste non è mai facile, specialmente se alle spalle non hai una testata di altissimo livello e riconosciuta in ambito nazionale e non solo. Mettere in diretta un campionissimo come Klitschko fu straordinario, perché ci lavorai anche relativamente poco: 48 ore o giù di lì, per convincerlo, tramite la sua portavoce.
Quando si va a parlare, si cerca di mettere in diretta personaggi simili, devi provare a giocarti ogni tipo di carta, studiando quel profilo dall’A alla Z: ogni informazione può essere utile per fare da grimaldello e posizionarti sulla stessa lunghezza d’onda, diventando o simpatico o credibile all’interlocutore. Bisogna lavorare di empatia, creare una connessione con chi ti sta davanti o dall’altra parte di un telefono. Là oltre al professionista, deve uscire fuori la personalità, l’aspetto umano.
TDM: Nel 2022 il passaggio al Cusano Media Group ha segnato una svolta cruciale nella tua carriera, permettendoti di ampliare i tuoi orizzonti oltre la cronaca sportiva e la Roma per dedicarti con passione alla politica estera e all’attualità. Come si è evoluto il tuo sguardo sui fatti del mondo in questa transizione dal racconto sportivo alla geopolitica?
La Cusano è stata una grande palestra, nonostante fossimo sprovvisti di una vera direzione che ci potesse dare una mano, il 99% dei problemi dovevamo vederceli e risolverceli da soli. Là ho imparato tanto, ho capito definitivamente che esiste un mondo oltre la cronaca sportiva, aspetto che già avevo intuito nell’ultimo periodo a Teleradiostereo, anche in virtù della pandemia che ci obbligò a non stare sempre e solo sulla Roma. Organizzare speciali, condurli, trovare ospiti da tutte le parti del mondo fu bellissimo. Mi ricordo che nel 2023, a giugno, ci fu un tentativo di colpo di Stato in Russia.
Era un sabato, la maggior parte di noi era al mare per festeggiare tra l’altro il mio compleanno. Alle 18 la direzione volle organizzare uno speciale di due ore alle 21. In poco tempo, dovetti, insieme ad un altro collega, fare una scaletta lampo, cercare opinionisti e creare un prodotto il più possibile appetibile: missione riuscita, perché fu una bellissima trasmissione, anche grazie alla conduzione del direttore dei tg in radio, Gianluca Fabi. E io andai in tv, dietro le quinte, dal mare ancora in costume, proprio per controllare che tutto andasse per il verso giusto. Si era creata una bella sintonia di squadra, che purtroppo poi venne meno per più motivazioni e che cessò definitivamente con la chiusura del canale dall’oggi al domani.
TDM: Dal 2021 ti sei dedicato con un minuzioso lavoro d’indagine all’omicidio insoluto di Antonella Di Veroli, avvenuto a Roma nel 1994. Il tuo studio analitico delle carte, condotto insieme a un legale, ha portato alla clamorosa riapertura del caso nel 2024. Che cosa significa per un giornalista calarsi nei meandri della cronaca nera e della ricerca della verità, e come hai vissuto il percorso umano e giudiziario fino alla recente archiviazione?
Questa è una vicenda che mi lascia l’amaro in bocca: il lavoro fatto è stato mastodontico, dal 2021 spesso andavo da solo nella biblioteca del tribunale a Rebibbia, a leggere, fotocopiare, sottolineare le deposizioni e le carte. Entrare in contatto con la famiglia di Antonella e conoscere persone perbene come la sorella Carla e la nipote Alessandra è stato comunque un piccolo dono in una storia che purtroppo non ha avuto l’esito a cui aspiravamo tutti.
Con l’avvocato Vasaturo abbiamo fatto il massimo per arrivare alla verità, ma sfortunatamente gli oltre 30 anni passati hanno fatto la differenza in negativo. Non era un compito agevole lavorare su un caso di cronaca irrisolto, ma guardando indietro sono comunque soddisfatto di quello che ho fatto e a tratti orgoglioso: non so quanti nel mio ambiente, che nascono come speaker calcistici, siano stati capaci di fare una roba simile, non è da tutti e lo dico senza presunzione.
TDM: Dalle grandi trasmissioni radio-televisive alla coordinazione dei volontari agli Internazionali di Tennis nel 2025, fino al ritorno nell’emittenza e alle nuove sfide professionali all’orizzonte. Con un bagaglio che spazia dallo sport d’élite alla geopolitica e all’inchiesta, quale nuova strada desideri percorrere e quale impronta speri di lasciare nel giornalismo di oggi?
Mi sono innamorato degli Internazionali, ambiente ultra complicato per quante cose devi fare, ma estremamente stimolante. Devi essere sempre a mille, le mie giornate al Foro spesso erano di 11-12 ore, tornavo a casa sfinito, ma è un lavoro che ti lascia quel senso di appagamento perché sei a contatto con i più grandi giocatori di tennis.
Sicuramente questa è una strada che non vorrei lasciare, ma nella vita non si sa mai. Davanti a me, al momento, ci sono due strade, vedremo quale sceglierò di percorrere. L’importante è che mi facciano crescere sia professionalmente e che mi diano la possibilità anche di progettare qualcosa di bello e duraturo nella mia vita, impostando un futuro che spesso mi è sfuggito. Il brutto del nostro lavoro è che ormai editori o chi per loro sottopagano professionisti, credendo che questo ormai sia diventato un hobby, visto che c’è gente che prova a fare il comunicatore anche non percependo stipendio, perché l’importante è farsi riconoscere per strada. A me sinceramente della notorietà interessa poco, preferisco la sicurezza di percepire uno stipendio con regolarità e consono a quello che faccio, piuttosto che uno da fame incassato con 2-3 mesi di ritardo…
Flavio M. Tassotti (Giornalista, Speaker e Redattore)
Intervista a Flavio M.Tassotti: La storia di un giornalista
Redazione The Digital Moon
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