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Intervista a Giusi Melino: Dalla comunicazione alla cucina circolare

Intervista a Giusi Melino: Dalla comunicazione alla cucina circolare


TDM: Lavori nella comunicazione digitale da oltre 10 anni, ma hai sentito l’esigenza di creare “È Dimora Creativa” come spazio fluido e staccato dalla tua formazione in ingegneria civile. Com’è nato questo contenitore e in che modo ha preso forma attorno al tuo legame personale con il cibo?

Lavoro nella comunicazione perché sono innamorata del significato delle parole e mi rendo conto della grande responsabilità che ha la comunicazione. È Dimora Creativa nasce nel 2019 quando mi sono trasferita nell’attuale casa in cui abito. C’è una grande stanza e mi sono chiesta come poterla utilizzare. Per cui ho scelto di vederla come un contenitore vuoto in cui lo spazio diventa fluido per realizzare idee.

Il desiderio era proprio quello di poter ascoltare le persone e aiutarle a realizzare eventi privati per pochi amici. Accoglienza, attenzione, zero sprechi e semplicità sono focali. Il mio tocco personale si concretizza in cucina come vettore per esprimere i vari progetti e l’energia che li pervade. Negli anni abbiamo organizzato cene teatrali, Social Book Dinner (di cui sono l’ideatrice) per la presentazione di libri con gli autori, tutti eventi privati. Il progetto è in continua evoluzione e lo scorso anno lo abbiamo portato a Rio Marina nella residenza per artisti dell’Elba del vicino.

TDM: Con la rubrica “Meno di 1€”, realizzata anche con il Banco Alimentare del Lazio, porti avanti il concetto di cucina circolare. Cosa significa considerare il recupero degli scarti e delle eccedenze come una scelta culturale prima ancora che economica?

Parlare di cucina circolare significa rimettere il cibo al suo legittimo posto vedendolo nella sua onestà e interezza. Ci sono almeno due considerazioni da fare: la prima è restituire il valore nutrizionale al cibo, la seconda è riconoscerci come custodi di quanto ci hanno consegnato i nostri avi.

Tornare a guardare il cibo nella sua interezza trasformando bucce, foglie, avanzi per creare nuove possibilità. Collaborare con il Banco Alimentare del Lazio mi ha dato la possibilità di focalizzare e concretizzare la rubrica “Meno di 1€♥️” in cui, con altri food creator, ogni settimana proponiamo visioni alternative e facili da realizzare usando il cibo senza sprechi.

TDM: Nel tuo percorso il cibo è inteso come memoria e cultura, tema al centro anche del tuo libro in cantiere “La forma intera del cibo”. Quanto è importante per te custodire e tramandare le ricette di famiglia in un’epoca in cui si tende a correre sempre più veloci?

Noi ci crediamo sempre eredi della storia, in realtà siamo semplici custodi e abbiamo la responsabilità di lasciare quanto ricevuto alle generazioni future. Se iniziamo a vedere le cose in questo modo diventiamo soggetti attivi e dinamici. Saper custodire e tramandare conoscenze significa non perdere le radici. Non perdere il contatto con la parte più autentica dell’essere umano. Nel libro, nel ricettario che sto preparando, troverete storie, ricette e riflessioni.

Ho deciso di scriverlo come memoria di usi che abbiamo dimenticato. Sono citate parti molto discutibili e che sicuramente genereranno una spaccatura in chi lo sfoglia, ma dobbiamo assumerci le nostre responsabilità nell’aver reso il cibo un prodotto commerciale. Il titolo “La forma intera del cibo” è riassuntivo di questo percorso che può risultare impopolare ma necessario e veritiero di un passato che ci appartiene e che stiamo dimenticando.

TDM: Sei anche l’ideatrice dei Social Book Dinner, dove libri, cibo e conversazione si intrecciano. Come si sviluppa questo format e qual è il valore sociale di ritrovare la convivialità attorno a una tavola condivisibile?

La Social Book Dinner nasce in un momento storico difficile: a cavallo del COVID. Poco prima avevo iniziato a creare degli eventi di social eating legati al teatro, da lì, con due care amiche scrittrici (Carola Benedetto e Luciana Cilento) abbiamo avuto l’idea di presentare un loro libro ed è proprio in questa occasione che si materializza il progetto. La caratteristica è molto semplice perché prevede la possibilità di condividere cultura e cibo attorno ad un tavolo con pochi commensali e l’autore del libro.

Poi c’è anche un piccolo rituale da svolgere con gli autori proprio ai fornelli. Adoro questa parte perché si abbattono i muri e la conversazione diventa amabile e immediata. Il progetto è aperto e mi piacerebbe incontrare nuovi autori che siano disposti ad uscire dalle presentazioni tradizionali per mettersi realmente a tavola con i lettori. Questo format è in continua evoluzione e lo scorso anno l’ho presentato all’Elba d’autore ed è stato un vero successo. Quest’anno lo ripropongo a Novembre.

TDM: Da digital strategist esperta di social e AI generativa, quali sono le sfide principali nel comunicare tematiche così profonde e autentiche sui social media senza farsi schiacciare dalla tirannia dei numeri e dei trend del momento?

Sono convinta che la carta vincente sia l’autenticità. Il mondo digitale non è un mondo meritocratico ma si nutre di contenuti originali. Specialmente adesso dove è molto facile inciampare in contenuti generati con AI che sono tutti uguali. Non condanno assolutamente il progresso, anzi lo apprezzo e lo uso dichiarandolo chiaramente, ma deve essere uno strumento al servizio e non può sostituire il pensiero dell’uomo. Dobbiamo usarlo con responsabilità e consapevolezza. Abbiamo la responsabilità di far crescere il nostro pensiero critico e di chi ci sta vicino. Lo ripeto molte volte durante i miei corsi.

I giovani secondo me in questo sono molto bravi. Vedo punte di diamante che pur conoscendo e accettando i nuovi strumenti, stanno rivalutando tradizioni, usi e costumi. Si può ottenere il meglio da tutto: passato e presente. Siamo una specie incredibilmente intelligente ma dobbiamo fare tanta strada dal punto di vista emotivo. Confido nei giovani.

Per quanto riguarda le statistiche sono strumenti indispensabili ma non sono l’unico metro di misura con cui dare valore ad un progetto. Nel caso di È Dimora Creativa mi accorgo di quanto sia importante trasmettere banalmente “la cucina di casa”. Ogni volta che recupero una ricetta di mia mamma non ritrovo solo un gesto ma mi affianco alle donne della mia famiglia. In quel momento non sto solo cucinando: sto evitando che una parte della nostra storia scompaia. Recuperare significa riappropriarci del cibo ma anche di relazioni, di occasioni di incontro e la cucina diventa lo strumento di pro.gettazione culturale.

GIUSEPPINA MELINO


Intervista a Giusi Melino: Dalla comunicazione alla cucina circolare

Redazione The Digital Moon

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