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Intervista a Giuseppe: Dalla rinuncia al sogno

Intervista a Giuseppe: Dalla rinuncia al sogno


Quanto è stato difficile per te accettare la fine del sogno da atleta e trasformare quel dolore in motivazione?

Probabilmente il momento più duro della mia vita, mi sono ritrovato senza un obiettivo e senza saper che fare, ho avuto un forte crollo psicologico e una forte depressione è difficile rinunciare ai propri sogni sopratutto se era l’unica cosa che vedevi davanti a te , ma nonostante questo lo sport insegna a lottare a combattere ed è per questo che è fondamentale nella mia vita ed ora cerco di dare il mio esempio agli atleti che alleno


Qual è stato il momento preciso in cui hai capito che la tua strada sarebbe stata aiutare gli altri a realizzare i loro sogni?

Quando ho iniziato a studiare autori americani ed ho capito che in realtà un infortunio ed un incidente di percorso non sono la fine di una carriera ma un semplice ostacolo da superare, quando ho visto che io non potevo più essere il protagonista mi sono detto che i protagonisti dovevano essere i miei atleti e che nessuno di loro doveva sentirsi come mi sono sentito io e che dovevo dargli tutti gli strumenti per poter superare gli ostacoli , alla fine ho scoperto che la soddisfazione di aiutare gli altri appaga la delusione di non esserci riuscito io.


Cosa ti ha lasciato l’esperienza negli Stati Uniti, sia a livello umano che professionale?

Umanamente è stato qualcosa di incredibile! Mi ha aiutato ad interfacciarmi con le persone in maniera diversa ad ascoltare capire e condividere, professionalmente è stato il più grande cambiamento della mia vita mi ha reso un professionista mi ha fatto crescere e creare la mia personalità lavorativa dandomi etica professionale e capacità comunicative! Insomma devo tutto agli states.


Qual è stata la sfida più grande nel creare e far crescere il tuo centro partendo da zero?

La risposta più semplice è banale sarebbe dire l’aspetto economico! Che ovviamente ha il suo enorme peso! Sono partito con pochi risparmi e l’aiuto dei miei genitori che hanno fatto l’impossibile per aiutarmi sono partito da un centro di 40mq2 ora ne ho quasi 2000, ma la realtà è che io non volevo una palestra normale io volevo replicare ciò che ho imparato negli states qui in Italia contestualizzando e creando qualcosa che qui ancora non c’era all’epoca !

Quando ho aperto la mia realtà 10 anni fa l’idea era chiara creare un luogo dove le persone si sentono a casa e vengono ad allenarsi perché stanno bene perché si allenano davvero! Quindi nessuna strategia marketing su prezzi sconti o servizi particolari solo professionalità umanità e allenamento… questa è stata la cosa più difficile.


Che messaggio vuoi trasmettere ai giovani atleti e coach che oggi si trovano in difficoltà o in una fase di stallo?

Agli atleti come dico sempre.. non smettete di sognare, lo sport ci insegna a combattere non mollare e a rialzarci anche dalle sconfitte e tornare più forti! Ci forma non solo come atleti ma come persone , si disciplinato lavora duro si costante, la vita ti gratificherà per questo. Ai coach: siate curiosi , studiate e non pensate mai di essere arrivati al punto di fine questo lavoro è una continua evoluzione e un continuo sviluppo non smetteremo mai di imparare e migliorarci!

Non sentirti mai arrivato perchè se lo fai c’è qualcuno dietro l’angolo che è già più avanti di te… gli atleti non hanno bisogno del nostro EGO ma delle nostre COMPETENZE. attraverso il nostro lavoro possiamo aiutare le persone ad avere uno stile di vita sano e aiutare tutti ad essere longevi e vivere meglio, abbiamo la vita delle persone nelle nostre mani il nostro lavoro è molto di più che assegnare esercizi.

Giuseppe Di Bonito


Intervista a Giuseppe: Dalla rinuncia al sogno

Redazione The Digital Moon

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