Intervista a Giacomo Rinaldo: La passione per il motorsport e gli studi a Barcellona
Intervista a Giacomo Rinaldo: La passione per il motorsport e gli studi a Barcellona
TDM: Dopo quattro anni nel karting a livello nazionale, da un anno hai fatto il grande salto nel mondo delle gare GT. Com’è stato il passaggio dai kart alle vetture Gran Turismo e qual è stata la sfida tecnica o fisica più grande che hai dovuto affrontare in pista?
Il passaggio dai kart alle GT è stato tutto tranne che immediato. In kart guidi un mezzo leggerissimo, senza sospensioni e senza carico aerodinamico, senti tutto in modo diretto e reagisci d’istinto. In una GT ti trovi a gestire una vettura che pesa oltre una tonnellata, con aerodinamica, gomme e freni completamente diversi, e con strumenti come ABS e controllo di trazione che vanno sfruttati nel modo giusto. La sfida tecnica più grande è stata proprio abituarmi alle dimensioni, agli ingombri e al peso della macchina.
Cambiano i riferimenti in pista, i punti di frenata e il modo di impostare la curva: in kart puoi permetterti di essere aggressivo in ingresso, in macchina devi essere molto più pulito e preciso, perché ogni errore lo paghi in usura gomme e in tempo sul giro. A questo si aggiunge il lavoro con il team e con l’ingegnere sulla telemetria, che nel karting semplicemente non esiste. Dal punto di vista fisico, la differenza sta soprattutto nella durata e nella costanza: le gare sono più lunghe e devi mantenere lo stesso livello di concentrazione gestendo gomme, benzina e traffico fino all’ultimo giro. Detto questo, per me è stato un sogno che si realizzava. Da quando ho iniziato a correre in kart il mio obiettivo è sempre stato arrivare alle vetture, e farlo al volante di una Ferrari lo rende ancora più speciale.
TDM: La tua vita è segnata da un forte respiro internazionale: hai vissuto e studiato a Londra per ben 11 anni e oggi stai frequentando il terzo anno di Business a Barcellona. In che modo questa impronta cosmopolita influenza il tuo approccio allo sport e alla tua crescita personale?
Sono cresciuto in un ambiente molto internazionale e questo è un percorso che ti abitua a cambiare contesto, lingua e riferimenti, e a farlo senza sentirti mai fuori posto. Nel motorsport questo diventa un vantaggio importante perché il paddock è uno degli ambienti più internazionali che esistano dato che in un solo weekend lavoro con ingegneri, meccanici e piloti di nazionalità diverse, ognuno con un modo diverso di comunicare.
Saper leggere queste differenze aiuta in tutto partendo dal confronto tecnico con un compagno di squadra su come affrontare una curva, fino alle situazioni più delicate, come chiarire un contatto o una scorrettezza in pista. In quei momenti il modo in cui ti poni conta quanto quello che dici, e spesso fa la differenza tra un problema che si chiude subito e uno che ti condiziona il resto del weekend. Sulla crescita personale, la lezione più importante è stata il rispetto per l’altro. Quando cresci a contatto con culture e mentalità diverse capisci in fretta che il tuo modo di vedere le cose e il tuo modo di pensare non sono gli unici possibili, e in realtà c’è molto da imparare. Questo è un principio che porto in pista, all’università e nella vita di tutti i giorni, e che secondo me mi rende anche un pilota più lucido, meno impulsivo, più portato a lavorare in squadra.
TDM: Studiare Business in una città dinamica come Barcellona e contemporaneamente gareggiare ad alti livelli nel motorsport richiede grande disciplina. Come riesci a conciliare la vita universitaria, gli impegni di studio e le sessioni di allenamento e gara in circuito?
La verità è che gestire tutto non è semplice. Far funzionare bene università e gare significa vivere con un calendario molto rigido. Passo gran parte del mio tempo tra i libri, gli aeroporti e il circuito, e questo comporta sacrifici reali, a partire dal tempo che riesco a dedicare agli amici e alla famiglia. Quello che mi permette di reggere il ritmo è l’organizzazione.
All’inizio della stagione metto il calendario delle gare accanto a quello accademico quindi so già quali settimane sarò via e provo a portarmi avanti con lo studio prima dei weekend di gara invece di lasciare tutto per dopo. I viaggi e le ore di attesa in aeroporto sono diventati tempo di studio in molti casi. Cerco anche di essere molto trasparente con i professori sul mio calendario così che possano anche loro aiutarmi un po’ con il tutto. Il resto è mentalità. I momenti difficili ci sono, ma mollare non è mai stata un’opzione per me. Quando hai un obiettivo chiaro è importante avere molta disciplina e dedizione per arrivare in fondo. L’altra cosa che ha fatto la differenza è il rapporto con la squadra. Per me è fondamentale che in pista ci sia un’atmosfera familiare con il team, siamo un gruppo unito e questo rende tutta l’esperienza più leggera. Questo aiuta anche loro a godersi questa passione che abbiamo in comune.
TDM: Il mondo del motorsport moderno richiede non solo doti al volante, ma anche la capacità di gestire il proprio personal brand, la comunicazione sui social e la ricerca di sponsor. Pensi che i tuoi studi in Business ti stiano aiutando ad avere una visione più strategica della tua carriera automobilistica?
Sì, e lo noto soprattutto nel rapporto con gli sponsor. Studiare Business mi ha fatto capire che un’azienda non cerca semplicemente di sostenere un pilota ma in realtà cerca un ritorno, che sia in visibilità, in immagine o in contatti. Sapere questo cambia completamente il modo in cui costruisci una proposta.
Invece di chiedere un supporto, io presento un progetto con obiettivi chiari e un valore concreto per chi investe. Questo mi aiuta anche a trasmettere la mia visione, i miei obiettivi e i numeri della stagione in un formato che un’azienda riconosce e sa valutare. Alla fine ogni pilota, che lo voglia o no, ha un personal brand e curarlo oggi fa anche parte del mestiere perché senza sponsor e senza pubblico non si gareggia. Questo però è sempre uno strumento perché comunque quello che conta in primo piano sono i risultati in pista, e tutto il resto è un mezzo che consente di presentare i dati in un modo concreto e facile da capire per gli sponsor.
TDM: Guardando al futuro e con la stagione GT che entra nel vivo, quali sono i tuoi prossimi obiettivi in pista e qual è il sogno nel cassetto che speri di realizzare nei prossimi anni di gare?
Questa è la mia prima stagione in assoluto in GT, e nel Ferrari Challenge, e al momento sono secondo in classifica. Mancano due weekend, quindi quattro gare, e continuerò a spingere fino alla fine perché finché ci sono ancora punti in palio io lotto per vincere il campionato. Sono il pilota più giovane della griglia e i miei avversari hanno molta più esperienza di me nelle vetture GT, quindi chiudere il primo anno in questa posizione sarebbe un risultato del quale sarei orgoglioso, ma comunque l’obiettivo è sempre quello di vincere il campionato, quest’anno o il prossimo.
Guardando più avanti, il passo naturale sarebbe passare al campionato GT3 italiano per poi passare a campionati GT3 europei, come il GT World Challenge Europe o la Michelin Le Mans Cup. Lì il livello si alza ancora e le gare, che sono più lunghe, richiedono un tipo di preparazione diverso. Il sogno nel cassetto sarebbe di diventare pilota ufficiale Ferrari e correre nel WEC con la 499P Hypercar. So che è un obiettivo ambizioso e che ci arrivano in pochissimi, ma per me non è un desiderio irraggiungibile, è quello che mi spinge a far sempre meglio e continuare a crescere in questo mondo.
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Redazione The Digital Moon
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