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Intervista a Gabriele Noceti: Dalla Liguria alla capitale

Intervista a Gabriele Noceti: Dalla Liguria alla capitale


TDM: Ciao Gabriele! Dal liceo classico a Genova agli studi alla LUISS a Roma, fino al settore giovanile della Sampdoria. In che modo il rigore dello sport ad alto livello e la formazione accademica hanno plasmato la tua visione del mondo e la tua passione per la politica?

Lo sport ad alto livello e la formazione accademica hanno senza dubbio contribuito alla mia crescita personale e allo sviluppo della mia coscienza. Il primo, durante il Liceo e l’adolescenza, mi ha aiutato ad abituarmi al sacrificio, a gestire al meglio il mio tempo, a coniugare impegni diversi ma ugualmente importanti, mi ha educato al rispetto dell’autorità e dell’avversario e al valore del gioco di squadra. La seconda, nella fase successiva, mi ha dato gli strumenti per leggere la realtà e il mondo circostante. Quei contenuti storici, teorici e filosofici imprescindibili per sviluppare una coscienza propria e informata. La passione per la politica ha cominciato a prendere piede proprio a cavallo tra queste due esperienze e si è evoluta nel corso del tempo fino a oggi.

TDM: Hai vissuto da vicino la militanza partitica e l’esperienza del Terzo Polo, arrivando oggi a definirti un attivista libero e indipendente. Cosa ti ha insegnato quel percorso e perché ritieni che la priorità attuale debba essere l’unione di tutte le forze progressiste?

Oggi, in Italia, non c’è spazio per un equilibrismo cerchiobottista mascherato da alternativa competente agli estremismi. Nel 2022 non avevo ancora gli strumenti e la pelle abbastanza dura per comprendere che, purtroppo, il “centro” è una bella fiaba che nel mondo reale non esiste e che, quando qualcuno prova a costruirlo, spesso si traduce in uno spazio di mera gestione tecnocratica del potere nell’interesse di pochi.

Al tempo di oggi, nell’era dell’intelligenza artificiale, di un nuovo latente scontro tra grandi potenze, di un capitalismo saturo e sempre più aggressivo, di uno sviluppo tecnologico senza controllo, di una sperequazione economica senza precedenti e di nuovi conflitti militari di portata globale, occorre scegliere da che parte stare. Il che non significa arrendersi alla logica della demagogia, degli estremismi, di chi la spara più grossa. Ma significa tentare di tenere insieme chi condivide certi valori, come la difesa della democrazia, dei diritti civili, dello stato sociale, del diritto internazionale ecc., in opposizione a chi vorrebbe metterli in discussione. Ho imparato a mie spese che non esiste alcuno spazio “terzo” e l’unione delle forze progressiste, con tutte le loro differenze, è l’unica strada da perseguire.

TDM: Nel tuo lavoro di tesi ti sei occupato di difesa europea e autonomia strategica. Come si coniuga la tua visione europeista con la necessità di costruire un’Unione più forte, indipendente e capace di incidere nelle grandi crisi internazionali contemporanee?

Essere europeista, oggi, significa essere un patriota. Di quelli veri. Perché solo attraverso la dimensione sovranazionale europea è possibile, oggi, promuovere gli interessi dell’Italia e degli italiani. Da soli non abbiamo i mezzi, i numeri e le risorse per giocare un ruolo di rilievo sul piano internazionale e soltanto unendo davvero le forze potremo trattare alla pari con paesi come Stati Uniti, Russia, Cina, India e non solo. La sfortuna di noi europeisti è che, purtroppo, tutto questo è ben lontano da realizzarsi. Il diritto di veto, l’eccessiva influenza esercitata dai singoli governi e la scarsa volontà di rinunciare a ulteriori pezzi di sovranità per un bene superiore ci condannano all’irrilevanza internazionale, a dinamiche interne di concorrenza sleale e a una dipendenza sistemica nei confronti di partner internazionali come gli Stati Uniti.

Il settore della difesa è l’emblema di questa crisi: coordinazione insufficiente, sistemi d’arma spesso non interoperabili, investimenti insufficienti sul dual use e l’assenza di una vera e propria catena industriale e di approvvigionamento europea diminuiscono la nostra capacità di difesa al netto di costi sempre più alti. La soluzione dei tecnocrati europei? Un riarmo fine a sé stesso che fa sorridere una manciata di multinazionali e permette ad alcuni paesi di incrementare i propri investimenti militari. Nulla di ciò di cui avremmo bisogno, nessuna rivoluzione sistemica. Senza autonomia strategica non può esistere alcuna autonomia politica, ma il piano della Commissione va in una direzione completamente opposta. E i cittadini europei se ne sono accorti da un pezzo.

TDM: Sostieni con forza la necessità di riforme radicali e di un coinvolgimento reale dei giovani nei processi decisionali, oltre i soliti cliché. Quali sono i primi cambiamenti strutturali che la politica italiana dovrebbe attuare per valorizzare le nuove generazioni?

Viviamo in un paese in cui l’età media cresce costantemente, la crisi demografica procede senza sosta e tutte le previsioni ci parlano di un sistema destinato a collassare e a implodere su sé stesso nel giro di qualche decennio. Soltanto l’immigrazione ci permette di ritardare questo lento e inesorabile processo, ma non è che un palliativo che non porta con sé alcuna soluzione strutturale. La politica italiana dovrebbe dunque, a mio avviso, fare un patto: al tempo dei social, nella società dei click e della velocità sfrenata, abbiamo bisogno di fermarci e riscoprire il valore della programmazione.

L’orizzonte non può più essere quello della campagna elettorale successiva, ma va spostato in avanti di 10/15/20 anni nell’agenda dei nostri politici. Che mondo lasceremo in eredità ai nostri figli? Sarà possibile, per loro, sognare di avere una famiglia, di comprare casa, di realizzarsi professionalmente e di vivere in un paese e in un pianeta in salute? Occorre ripensare il nostro sistema economico e produttivo, mettere le mani su un sistema pensionistico fallimentare e in crisi da molti anni, investire nella ricerca, nella cultura, nell’evoluzione sostenibile e tendere con ogni mezzo a quell’agognata indipendenza energetica, la cui assenza ci lega le mani imprigionando la crescita italiana. Solo così potremo valorizzare i nostri talenti, i nostri giovani e attrarne di nuovi da tutto il mondo.

TDM: Tra l’interesse per la psicologia, la lettura e il percorso magistrale in Governo, Amministrazione e Politica, quali sono i prossimi traguardi che ti prefiggi sia nel tuo percorso di studi sia nel tuo impegno civile?

L’obiettivo principale è quello di conseguire, nei tempi prestabiliti, il diploma magistrale in Governo, Amministrazione e Politica in modo da portare a compimento il percorso accademico inaugurato proprio nel settembre del 2022. Contemporaneamente, mi piacerebbe cominciare a studiare psicologia già da quest’anno e tenere insieme le due cose in vista del prossimo.

I mesi che verranno saranno inoltre fondamentali per sondare le opportunità professionali che non vedo l’ora di approfondire e cogliere non appena avrò concluso questa mia stagione da “studente a tempo pieno”. Nel frattempo, continuerò a trattare di politica, a impegnarmi, a lottare per le mie idee e a tentare di favorire, nel mio piccolo, l’unità delle forze progressiste con lo scopo di vincere le prossime elezioni politiche, in programma tra pochi mesi. La strada è ancora lunga e faticosa, ma non vedo l’ora di scoprire cosa il futuro abbia in serbo per me!

Gabriele Noceti|Ig: @gabrielenoceti


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Redazione The Digital Moon

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