Intervista a Francesca Griffo: Il benessere come asset strategico
Intervista a Francesca Griffo: Il benessere come asset strategico
TDM: Wellness Specialist conosciuta e seguita online, ti occupi di accompagnare professionisti, freelance e imprenditori sommersi dai ritmi di lavoro a ritrovare energia, calma e organizzazione attraverso percorsi e consulenze individuali. Da dove nasce la tua vocazione per questo settore e qual è stata la spinta che ti ha portato a creare un metodo mirato per aiutare le persone a non “pagare più con il corpo” il prezzo dei propri traguardi?
Questo interesse fa parte di me fin da quando ero piccola, ma ho voluto darmi il tempo di finire il liceo scientifico prima di scegliere con più consapevolezza e verificare che fosse davvero la mia strada. Da lì non ho più smesso. Ora ho 37 anni e sono ormai più di 15 anni che mi occupo di accompagnare le persone nella cura di sé.
Ma il metodo che uso oggi con i miei clienti è il frutto di un percorso fatto di più livelli. Non solo esperienza sul campo e studio, ma ci sono stati anche miei momenti personali difficili che mi hanno insegnato a mettere al centro se stessi. C’è stato poi l’ascolto quotidiano dei bisogni reali dei clienti, spesso molto più profondi di ciò che pensano. E c’è stato il desiderio di colmare lacune nelle soluzioni già esistenti sul mercato.
Mancava infatti una figura capace di lavorare in modo davvero olistico sulla persona e sul suo lavoro, diversa dallo psicologo, che si concentra sulla diagnosi e il trattamento clinico dei disturbi, e diversa dal mental coach, che lavora soprattutto su obiettivi e performance. È stato mettendo insieme tutti questi elementi che, al compimento dei 10 anni di attività nel settore e dei miei 30 anni, ho scelto di portare avanti il mio metodo, pensato in particolare per chi vive il lavoro sotto pressione costante e aiutare i professionisti a raggiungere i propri traguardi senza esaurirsi e voler mollare tutto.
TDM: Nel mondo dell’imprenditorialità e delle alte prestazioni, grandi menti ed esperti di leadership di fama mondiale — pensiamo ad Arianna Huffington e alla sua battaglia contro il burnout con la cultura del riposo, o al coach strategico Tony Robbins — hanno ampiamente dimostrato che il benessere psicofisico non è un lusso, ma un vero e proprio pilastro di successo sostenibile. Guardando alla tua esperienza sul campo, in che modo aiuti i tuoi clienti a trasformare la cura di sé in un reale asset di business?
Innanzitutto promuovendo un cambio di paradigma: il proprio benessere non è un premio a cui dedicarsi a fine carriera o dopo aver raggiunto un risultato, ma il motore centrale attraverso cui ci si realizza davvero, sia come persone che come professionisti.
In secondo luogo spostando il focus dal considerare il benessere una “to do list”, cioè un altro elenco di cose da fare e incastrare, e cominciare a viverlo come una “to be list”, ossia una visione chiara di chi si è e come ci si vuole sentire, che permette di trarre il meglio da sé anche a partire dai propri limiti, invece di combatterli.
Infine, guidando i miei clienti a creare fondamenta e struttura al proprio modo di prendersi cura di sé, smettendo di lasciare che siano azioni generiche, decise secondo la motivazione del momento e orientandole invece in modo consapevole verso il miglioramento della propria efficacia sul lavoro.
Concretamente, parto sempre da una analisi profonda della persona e poi costruisco insieme a lei il suo piano su misura, rendendolo tangibile e considerandolo un investimento con un ritorno misurabile: più energia significa più lucidità nelle decisioni, meno stanchezza significa meno errori, un corpo che non somatizza lo stress significa meno giornate perse.
TDM: Molti professionisti faticano a staccare la spina e vivono ogni momento di pausa con un profondo senso di colpa, finendo per saturare la propria giornata e compromettere salute e lucidità decisionale. Quali sono i primi passi e le strategie concrete che proponi nelle tue sessioni per imparare a concedersi il giusto riposo e stabilire confini chiari con il lavoro?
Il senso di colpa legato alla pausa è uno dei nodi più frequenti che incontro ed è anche uno dei più subdoli, perché spinge le persone a riempire ogni spazio libero per non sentirsi in colpa, finendo per esaurirsi ancora di più. Il primo passo che propongo non è mai “riposa di più”, perché è un consiglio che chi è sovraccarico non riesce ad applicare da solo. Il problema, spesso, non è solo a livello mentale ma anche emotivo, corporeo e relazionale.
Per questo utilizzo anche tecniche somatiche e di consapevolezza corporea, che aiutano il corpo a passare da uno stato di allerta costante, a uno in cui può sentirsi al sicuro anche lasciando andare il controllo e rallentando. Questo già di per sé porta il professionista a rendersi conto che non tutto è davvero urgente, che non deve rendersi sempre disponibile, che nulla si rompe o si perde davvero senza la sua presenza costante sul lavoro e che può porre un limite e chiedere ciò che gli spetta. C’è poi un altro aspetto che spesso sorprende i miei clienti: il corpo ha bisogno di tempo per scaricare tutto ciò che non si è permesso di ascoltare ed elaborare durante i ritmi frenetici del lavoro.
È per questo che molte persone faticano a godersi davvero le ferie, prese dal rimuginio mentale ed emotivo e a volte manifestano disturbi di salute proprio nel momento in cui finalmente si rilassano. Riconoscere questo meccanismo è già un primo risultato fondamentale. Da lì si impara insieme a percepire e mettere dei confini concreti e sostenibili per il professionista, che le permettono di riprendersi il proprio tempo con la consapevolezza che quel riposo fa parte del processo tramite cui ottenere risultati nel suo lavoro.
TDM: Farsi valere, imparare a dire di no e gestire lo stress da iper-produttività sono sfide complesse per chi gestisce una propria attività o ricopre ruoli di responsabilità. In che modo il lavoro sul corpo e sull’organizzazione personale influisce sulla capacità di ritrovare la propria autorevolezza e farsi rispettare nell’ambiente professionale?
La comunicazione non verbale passa dai gesti, dal tono di voce, ma anche dall’energia che la sola presenza di una persona emana in una stanza. Per questo riuscire a riconoscere il proprio potenziale e soprattutto averlo pienamente interiorizzato e fatto proprio, permette di rimanere centrati e solidi di fronte agli imprevisti, alle difficoltà nel conciliare casa e lavoro e nelle relazioni con clienti, capi e colleghi.
Se non c’è armonia dentro, il caos fuori ne sarà semplicemente il riflesso e la conseguente manifestazione. Ecco perché nel mio metodo, imparare a organizzarsi meglio non è quasi mai il primo tassello da gettare. Prima è necessario andare a fondo su ciò che impedisce alla persona di avere chiarezza su ciò che vuole davvero e di cui ha realmente bisogno. È questo lavoro interiore che restituisce le fondamenta della propria autorevolezza prima ancora di comunicarla all’esterno e da il permesso di prendere posizione e scegliere invece di assecondare e subire.
TDM: Attraverso il tuo sito web e i tuoi canali social guidi quotidianamente una community in crescita verso un nuovo stile di vita professionale. Quali sono i prossimi obiettivi del tuo percorso come Wellness Specialist e quale messaggio fondamentale desideri lasciare a chi sente di stare sacrificando la propria serenità in nome dei propri obiettivi?
Il mio obiettivo è dare a sempre più professionisti la possibilità di non lasciarsi trascinare dall’era della performance e della velocità di trasformazione che stiamo vivendo, anche con l’arrivo dell’intelligenza artificiale, ma di coltivare invece il lato umano e quelle soft skill che permettono di continuare a differenziarsi e a posizionarsi per ciò che si è, non per ciò che si dovrebbe essere.
È vero che oggi abbiamo molte più informazioni a disposizione rispetto al passato, ma è altrettanto vero che si fa sempre più fatica a capire, nel proprio caso specifico, cosa sia davvero meglio per sé. Una guida può facilitare questo orientamento e può accompagnare la persona non solo a capire, ma anche ad attraversare concretamente i propri cambiamenti personali e lavorativi. Il messaggio che mi sta più a cuore è questo: se senti che stai pagando i tuoi traguardi con la tua salute e serenità, non è il prezzo che devi accettare per avere successo. È un segnale che qualcosa nel tuo modo di lavorare va ripensato, non un limite tuo che devi affrontare da solo.
Intervista a Francesca Griffo: Il benessere come asset strategico
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Redazione The Digital Moon
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