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Intervista a Caterina: Quando il panico ti cambia la vita

Intervista a Caterina: Quando il panico ti cambia la vita


Quando hai capito per la prima volta che l’ansia stava diventando qualcosa di più profondo nella tua vita?

Avevo circa 20 anni. La cosa che mi ha spaventata di più è che non stava succedendo nulla di particolare nella mia vita, nessun evento traumatico, nessuna crisi evidente. Eppure l’ansia era lì, presente 24 ore su 24, senza un motivo che riuscissi a spiegarmi. Proprio questo non capire cosa stesse succedendo mi aveva resa molto preoccupata. È iniziata come ansia generalizzata, costante, logorante, e poi sono arrivati gli attacchi di panico veri e propri.


Come descriveresti un attacco di panico a chi non ne ha mai vissuto uno?

È difficile da spiegare a parole, ma ci provo. Il corpo va completamente fuori controllo: mi mancava l’aria, sudavo prima freddo poi caldo, avevo la tachicardia, a volte vomitavo. Una delle cose più strane e spaventanti era che parti del corpo si bloccavano, come se fossero state sedate, una sensazione che non saprei definire altrimenti. E nel frattempo la testa andava a mille. È come se il corpo e la mente si ribellassero insieme, e tu puoi solo aspettare che passi.


C’è stato un momento preciso in cui hai deciso di chiedere aiuto?

Non c’è stato un singolo episodio scatenante è stato più un accumulo. Semplicemente, a un certo punto, non ce la facevo più. Ho fatto un percorso di terapia, ma devo essere onesta: non è stata quella a fare la differenza per me. Quello che mi ha davvero aiutata è stato lavorare su me stessa, in modo più personale e diretto.


Quali strumenti o abitudini ti hanno aiutata concretamente nel quotidiano?

I farmaci hanno avuto un ruolo importante in una certa fase, mi hanno dato una base più stabile da cui ripartire. Ma lo strumento che uso ancora oggi, e che considero fondamentale, è la respirazione. Sembra semplice, quasi banale, ma quando sai usarla davvero, cambia tutto. Poi c’è il lavoro interiore: imparare a conoscersi, ad ascoltarsi, a non combattere contro quello che si sente.


Se oggi potessi parlare alla Caterina che stava vivendo i momenti più difficili, cosa le diresti?

Le direi che i periodi bui possono tornare e che va bene così. L’importante è imparare ad accettarli, prima di tutto. Non bisogna forzare niente, non bisogna fingere di stare bene quando non è così. Bisogna ascoltarsi e rispettare i propri momenti, anche quelli più pesanti. Quella Caterina aveva bisogno di sentirsi dire che non doveva combattere contro se stessa, ma camminare insieme a sé stessa.

Caterina Tanzarella


Intervista a Caterina: Quando il panico ti cambia la vita

Redazione The Digital Moon

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