Una poesia per ogni anima che cade: come ho espresso il mio dolore per la perdita

Nell’attimo preciso in cui perdiamo qualcuno, inevitabilmente qualcosa dentro di noi si rompe. E spesso vi è una linea sottile tra il prendere coscienza dell’accaduto e la vita stessa che comunque vada, continua a scorrere.

Personalmente, fin da piccola, ho sempre cercato di dare colore alle mie emozioni, ma poche volte ho permesso che prendessero forma. Fino a quando, mossa da un impulso irrazionale, in una giornata uggiosa, ho fatto in modo che le mie lacrime si trasformassero in qualcosa di tangibile, qualcosa che potesse restare.

Ho buttato giù parole che seguissero l’andamento dei miei più profondi pensieri, e come un fiume in piena, ho accantonato riscritture e correzioni.

Ho deciso di scrivere una poesia che parlasse della perdita, e del dolore che essa comporta. Perché è quasi sempre quando abbiamo l’anima addormentata che la vita ci spiazza, ed è dura venirne a capo. Soprattutto quando una persona a noi cara decide di togliersi la vita, e non ci arrendiamo all’idea di non aver potuto fare abbastanza per evitarlo.

A proposito di ciò ho riflettuto attraverso il libro ”Con gli occhi chiusi” di Federigo Tozzi, che parla della chiusura in se stesso del protagonista, dei suoi tormenti esistenziali ed il suo malessere. Egli non vive la vita, ma si lascia vivere, restando inerte sul suo letto. Perfino i personaggi che assumono sembianze animalesche, riflettono la crudeltà e la cecità del mondo in cui viviamo. Spesso non vogliamo accettare la realtà, vivendo con gli occhi chiusi. E quando decidiamo di aprirli, per fronteggiare ciò che ci sta intorno serve coraggio, serve non arrendersi di fronte a ciò che è.

Ogni angolo di sofferenza vissuto sulla mia pelle mi ha insegnato quanto sia importante non sottovalutare mai l’impatto che i nostri gesti possono avere sugli altri. Le nostre menti sono così fragili che a volte avrebbero bisogno solo di essere comprese, ascoltate, abbracciate.

Le lancette del mio orologio si sono fermate a qualche mese fa, e in alcuni giorni più di altri, il peso del tempo lo sento di più: quando, attraverso la mancanza, si allarga fino a diventare voragine. E tutto il resto scompare, non ha più importanza.

Ovunque sei e qualunque forma hai assunto, che tu sia etereo oppure no, mi auguro che adesso splendi ed esigi la tua essenza.

”Un minuto, un’ora, un mese. Quanto è passato?
Non so decifrare esattamente cosa delinei 
una linea sottile da una voragine. 
Ho constatato che alcuni attimi durano solo un momento,
altri si ripercuotono in maniera costante nella memoria.
Li vedi fuoriuscire in angoli che avevi dimenticato
in giorni qualunque, all’improvviso,
e spariscono perfino le mezze stagioni. 
Inizia a piangere il cielo e ad esserci vento:
non è difficile intuire come il baratro di tanto in tanto,
mi possa cullare.
Ed io lo lascio fare.
Combattiamo tutti silenziosamente
e non è dato sapere chi è più degno o meno degno
di affrontare battaglie più dure di altre. 
So solo che spesso il mondo è meno giusto
se spazza via anime senza avergli dato prima la chiave
per alleviargli la vita e non farle cadere.
Lo sai quanto dura un momento?
Chiedilo a chi ha perso qualcosa 
e da allora la sua vita non è più la stessa.
Lui saprà che il senso del tempo 
non è quantificabile, se non nell’attimo in cui
per un momento ha smesso di respirare.”

Antonella Valle