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Aspettando it: Welcome to Derry

Aspettando it: Welcome to Derry. IT Chapter ONE VS IT Chapter TWO i film per il grande schermo messi a confronto

IT miniserie anni 90

Per noi generazione Z l’immagine di Pennywise il Clown è stata l’emblema di intere notti in bianco. Ricordo che soltanto il trailer, inserito qua e la tra gli spot pubblicitari, mi faceva correre al gabinetto per non farmela addosso. Fu un grande successo. Ma non fu tecnicamente eccelso. Anzi, performance di Tim Curry a parte, la sceneggiatura ometteva le troppe vicende importanti che resero il romanzo di Stephen King un vero capolavoro.

Un’impresa impossibile

Perchè è così complicato adattare IT a una miniserie, serie tv o cinematografica? Chi ha letto il libro lo può immaginare. Per chi non lo ha letto, consiglio vivamente di farlo, siamo in estate, proprio come nella storia di King, e quale miglior periodo per leggere un bel romanzo? Nel romanzo l’estate dei protagonisti fu un incubo, avevano 12 anni, una piccola cricca di sfigati presi di mira dai bulli. Il club dei perdenti. Ma oltre alla gang dei teppistelli, il vero incubo si nascondeva sotto terra, nei labirinti delle fogne costruite sotto alla cittadina immaginaria di Derry.

Cosa fa più paura di un immagine ambigua? Il clown lo è per antonomasia. Una figura che evoca risate, colori, circo, lunapark e palloncini. Ma se al pagliaccio aggiungiamo uno sguardo che ricorda Alex DeLarge, il capo drugo di Arancia Meccanica, già qualche brivido sulla pelle inizia a scorrere.

Ma King esagera. Non basta lo sguardo spaventoso, ci aggiunge denti da squalo, una risata diabolica, e come ciliegina sulla torta la dieta del clown. Si nutre di paura, e si nutre di bambini.

Un libro che è un testo mitologico

In realtà Pennywise non è un essere umano, è un entità aliena caduta sul nostro pianeta come un asteroide, secoli prima che iniziassero gli eventi del romanzo. E intorno a questo essere, per l’appunto IT, che in lingua inglese si potrebbe tradurre come ESSO, ossia un attributo che si può dare alle cose astratte, o alle bestie, ha creato un vero Universo mitologico. Una sorta di mitopoiesi, lo stile molto caro agli scrittori di saghe fantasy, qui strutturato sulle basi del genere horror.

Va da sé che, immortalare sullo schermo, grande o piccolo che sia, tutta la mitologia di IT, incastrandola con ogni singola storia di ogni singolo personaggio (i protagonisti sono ben sei) più l’antagonista che muta anche forma, è praticamente impossibile.

It Chapter one

Andy e sua sorella Barbara Muschietti ci hanno provato. Ma lo hanno fatto con cautela. Hanno spremuto la novella di King, dal succo ne hanno estratto due gocce, da bravi alchimisti. La prima goccia, nel caso avesse avuto successo avrebbe dato il via alla seconda. E così è stato.

Quello che rimprovero ai Muschietti è stato estremizzare la divisione delle due sceneggiature.

Ok, la trama si divide in due parti, l’esperienza contro Pennywise all’epoca della pre-adolescenza, e il ritorno vendicativo a distanza di 27 anni.

Questo ciclo di 27 anni si collega al letargo dell’essere demoniaco venuto dallo spazio, riposa sottoterra per decenni, e al risveglio esce dai tombini per sfamarsi. Ripeto, il suo dietologo gli ha prescritto: paura, bambini piccoli e giovani ragazzi. Mentre il suo psicologo gli ha consigliato di mantenere sotto una sorta di ipnosi l’intera città di Derry, sotto cui vive. Giusto per sentirsi a suo agio e poter manipolare a suo gradimento ogni mente dei cittadini, dal più anziano al più sbarbatello.

Il capitolo uno quindi, racconta solamente l’estate da incubo in cui il Club dei Perdenti si è imbattuto con il risveglio della bestia. E con la forza dell’unione, dell’amicizia e della fiducia reciproca, i ragazzini credono di riuscire a combatterlo, con un finale in cui pare davvero che IT si smaterializzi. Ma appunto così non è. Muschietti bros ci sono andati coi piedi di piombo, nel caso si fosse rivelato un flop, il film avrebbe potuto benissimo concludersi così, ma sarebbe stato un colpo basso per chi ha letto il libro o visto la miniserie dei 90’s.

Questo perché? Nella versione originale le vicende dei perdenti piccoli e adulti si incastrano in continui flashback. Si salta di anno in anno, e si vivono gli incubi di entrambe le età dei protagonisti.

It chapter two

Se il primo film, nonostante la scelta di separazione drastica, è stato un enorme successo, invece, il secondo, è stato criticato un po’ severamente, a causa del troppo umorismo inserito in un film che avrebbe dovuto soltanto spaventare.

Io non la penso così. IT non è una storia di paura, ma un dramma psicologico di formazione, e non solo, affronta temi complessi come la violenza sessuale sui minori, le discriminazioni razziali americane verso gli afro, verso i nativi, il bullismo, l’omofobia, i sensi di colpa, le frustrazioni, le famiglie sgretolate in pezzi a causa del destino ecc… Tutto questo è il vero succo alchemico del libro, non il clown assassino. Questo non è Terrifer. Non è un film giocattolo dove un pazzo truccato sbudella bambini come in uno slasher movie.

È una storia complessa, con temi troppo spaventosi, più delle scene con i vari jumpscare! Un padre che accusa la figlia dodicenne di essere stata colpevole del suicidio di sua madre, per la sua condotta da ragazzina spavalda, e che per di più la abusa sessualmente e la malmena, insomma… non fa più paura di una mandibola gigante che strappa via con un morso la guancia di una bimba?

La realtà supera la finzione

Personalmente io credo di sì, per questo mi sono messo nei panni dei Muschietti, e ho capito che lo humour ridondante e le scene ai limiti del grottesco sono un inno ad andare avanti contro gli orrori del mondo. Non della fantasia, non delle storielle dei baubau che ti fanno saltare dalla sedia, ma gli orrori che compie ogni giorno, in qualunque epoca (ecco il senso dei lunghi letarghi), l’essere umano. Non il mostriciattolo dalla faccia da clown!

E non solo. Sareste riusciti a reggere 3 ore di film, tutte concentrare su abusi, pestaggi, umiliazioni, drammi e sulla lotta contro un mostro che divora bambini, senza delle pause? Forse i tempi comici sono troppi, ma credo che abbiano alleggerito tantissimo il peso di una storia che è davvero terrificante.

Muschietti anch’essi vittime delle proprie paure

Andando controcorrente ho preferito di gran lunga il capitolo due, anche perché qui non abbiamo solo i perdenti in versione quarantenni, i Muschietti hanno inserito quei famosi flashback di cui tanto si sentiva la mancanza nel primo episodio.

Ieri sera, aspettando IT: WELCOME TO DERRY, mi sono rivisto IT Chapter Two, in lingua originale -lo so, lo ripeto ogni volta- ma non posso farci nulla; per me il doppiaggio, per quanto perfetto possa essere (e qui lo è, soprattutto la voce di Emiliano Coltorti sulla bocca di Pennywise), non riesce mai a rendere giustizia all’originale. Bill Skarsgard, attore che tra l’altro io sto amando alla follia, è davvero l’allievo che supera il maestro. O, in questo caso, il figlio che manda in pensione il padre (suo padre è il grande Stellan Skarsgard, pupillo di Lars Von Trier). E la voce che riesce a donare al personaggio del clown è un qualcosa di incredibile. Per non parlare delle sottigliezze che solo in inglese si possono cogliere, per esempio il demarcare l’articolo IT facendo battere la lingua sui denti ogni volta che pronuncia quella T rabbrividen… Te! (Ho reso l’idea?)

Insomma se fossero stati più coraggiosi, avrebbero potuto iniziare da subito con entrambe le epoche. Oppure, cosa che ho sempre sperato potessero fare un giorno, montare una super-director’s cut che potesse unire i due film, miscelando tutto nell’ordine degli eventi come si susseguono nel libro e, in maniera molto diluita e sbrigativa, nella vecchia miniserie. Ma la paura ha vinto anche su di loro.

Aspettando it: Welcome to derry

E così, mentre io aspettavo lacrimante l’arrivo di una fot***a versione unica dei due film (per usare il gergo sempre molto nobile del club dei perdenti), ecco che il coraggio entra nel cuore di Andy e Barbara. A ottobre esce per HBO la serie tv prequel dei due film, incentrata sulla città di Derry, che come dicevo all’inizio, è praticamente comandata dalla mente di Pennywise. I cittadini vivono quasi in simbiosi, con un inconscio collettivo sadico, frutto dell’essenza dell’alieno sotterraneo.

Hanno già assicurato che questa sarà la prima di tre stagioni, ognuna delle quali sarà ambientata 27 anni prima. Quindi sarà un viaggio indietro nel tempo, andando a scoprire cosa accadde negli anni 60, poi anni 30 e infine inizi del 1900.

Quindi io sto fremendo e aspettando IT: WELCOME TO DERRY… e voi? “ARE YOU FLOAT TOO?”

Aspettando it: Welcome to derry

Dany D. Darko

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