Intervista ad Andrea Pedrazzini: Dal parquet al World Tour
Intervista ad Andrea Pedrazzini: Dal parquet al World Tour
TDM: Il basket 5vs5 e l’esperienza da allenatore si sono evolute fino alla creazione di Goat’s Plan Basketball e all’approdo alla tappa del World Tour nel 3×3. Pensando a grandi icone e leggende del basket mondiale — come la mentalità e la cura del dettaglio di Kobe Bryant o la preparazione di grandi trainer internazionali del pianeta NBA —, a quale figura ti ispiri di più quando sviluppi i tuoi programmi di atletica e cura della tecnica per i giocatori?
Al di là della mia passione immensa per Kobe e dell’ispirazione che ne traggo, in generale il modello Americano è quello a cui mi ispiro. Preparatori come Paul Fabritz, Ben Patrick e skill coach come Drew Hanlen secondo me sono IL MODELLO. Coach che hanno giocato ad un discreto livello e fondono la loro esperienza da giocatori con il ruolo di trainer per fare da ponte tra gli atleti ed il capo allenatore.
Per l’allenamento individuale è necessario che gli atleti capiscano che il coach sa di cosa si sta parlando, che comprende le dinamiche dello sport professionistico e di conseguenza anche il loro punto di vista.
Questo è il gold standard a cui aspiro nel proporre il mio lavoro.
TDM: Oltre all’allenamento in campo, per un atleta la prestazione fisica e il recupero sono legati a uno stile di vita e a una nutrizione impeccabili. Pensando ai grandi maestri della disciplina e della cura del corpo (come ad esempio grandi preparatori olimpici o chef attenti alla nutrizione sportiva e al bilanciamento delle prestazioni), qual è l’abitudine o la routine fondamentale che consigli a chi vuole fare davvero il salto di qualità?
Ti dico due cose che hanno fatto la differenza per me. La prima è il sonno. Rilassamento e meditazione — anche se chiamarla così mi imbarazza perché non sono un esperto — in momenti di caos e prima di andare a dormire mi hanno insegnato a spegnere la mia adrenalina. Questo mi ha portato a dormire 2-3 ore in più per notte e quindi a recuperare: se non recuperi non migliori.
La seconda è togliere il superfluo. Ho guardato le cose non propriamente “atletiche” che facevano parte del mio stile di vita (bibite, dolci, ecc.) e mi sono impegnato a toglierne UNA per un anno, ad esempio: basta Cola per un anno. Con il tempo mi sono mancate sempre meno, rendendo più facile rinunciare ad un’altra cosa superflua e così via. Questo mi ha permesso di costruire uno stile di vita molto più salutare ma in maniera sostenibile.
TDM: Il basket 3×3 ha ritmi e dinamiche di gioco molto più frenetici ed esplosivi rispetto al classico 5vs5. In che modo l’esperienza diretta al massimo livello del World Tour ha arricchito e trasformato il tuo metodo di lavoro e le schede di allenamento che proponi ai tuoi atleti nel tuo studio STP Training?
Principalmente nella gestione del rapporto Forza/Esplosività e Cardio. Nella preparazione in passato ho sempre inserito delle sessioni di cardio off-court anche in stagione per condizionare meglio gli atleti: HIIT, BIKE o cose del genere. Da quando gioco il 3×3 al massimo livello mi sono accorto che sono tutti mediamente più grossi, ma comunque condizionati bene.
Questo mi ha portato a concentrarmi sulla forza e sulla esplosività nel lavoro in sala pesi, lasciando il condizionamento sul campo con il lavoro sia individuale che di squadra. In questo modo è possibile migliorare la resistenza direttamente nei gesti specifici dello sport, mentre in sala pesi ci si può concentrare sulle qualità che possono essere allenate solo con sovraccarichi importanti.
TDM: Dal 2018 crei contenuti sui social per divulgare la preparazione atletica e le skills del basket, arrivando oggi a gestire sia atleti professionisti che appassionati di fitness. Qual è la chiave per comunicare in modo efficace a ragazzi e giovani sportivi l’importanza del lavoro “dietro le quinte” e della costanza nell’allenamento?
Sicuramente essere il primo dimostratore aiuta molto a guadagnare la loro fiducia, per il discorso che abbiamo fatto nella prima domanda. Inoltre secondo me è cruciale cercare di parlare un linguaggio che sia a loro comprensibile, partendo da media che utilizzano quotidianamente senza però perdere professionalità.
Non mi abbasserei mai a determinati trend solo per ottenere più click, ma ho capito di dover modulare il linguaggio in modo da ridurre la distanza percepita tra il loro livello e dove li voglio portare. Sicuramente capire il contesto e soprattutto utilizzare esempi attuali in cui possono riconoscersi mi aiuta a fare arrivare meglio il concetto spiegato. Per parlare di tiro 10 anni fa usavo Ray Allen, adesso solo Curry e Klay Thompson anche se la sostanza non cambia.
TDM: Tra la gestione della palestra STP Training, la crescita di Goat’s Plan Basketball e i tuoi impegni nel circuito 3×3, il tuo progetto è in continua espansione. Quali sono i prossimi obiettivi per la tua struttura e per il futuro del tuo brand nel mondo del basket?
A livello contenutistico abbiamo cambiato leggermente stile, dando più spazio ad estratti di sessioni di allenamento soprattutto nei video corti, per dimostrare che non siamo solo sui social ma alleniamo persone a tempo pieno. Dal lato offline stiamo lavorando per far diventare STP Training un punto di riferimento per le società locali e cercando di avere un impatto positivo nelle realtà vicino a noi.
Per quanto riguarda il lato Goat’s Plan mi piacerebbe nei prossimi 6-7 anni poter dire di aver contribuito attivamente alla formazione di almeno 5 giocatori professionisti e seguirli durante la loro carriera, perché penso che a livello di reputazione sia importante far vedere di poter accompagnare un atleta dalle giovanili al coronamento del suo sogno. Dal lato 3×3 ho dei sogni che preferisco non dire. Quello che posso dire è che sto facendo tutto il possibile per tornare al World Tour il prossimo anno, magari in pianta stabile, per avere la soddisfazione di competere alla pari con i migliori del mondo.
Andrea Pedrazzini|Instagram: @andrea.ptrainer
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Redazione The Digital Moon
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