Intervista a Gerardo Rosati: Dall’ingegneria al multi-business
Intervista a Gerardo Rosati: Dall’ingegneria al multi-business
TDM: Laurea magistrale in Ingegneria Informatica, esperienze internazionali tra Miami e l’Università di Málaga sulla convergenza tra AI e Blockchain, e specializzazione in Cloud e Artificial Intelligence presso la MT Academy. Un bagaglio accademico di altissimo livello che hai saputo trasformare in uno spirito imprenditoriale dinamico e poliedrico. Da dove nasce questa tua inesauribile curiosità verso il nuovo e qual è stato il momento esatto in cui hai capito che non ti saresti limitato a una sola strada professionale, ma avresti creato una tua galassia di progetti?
Credo che la mia curiosità nasca soprattutto dalla voglia di capire come funzionano le cose e, ancora di più, dalla voglia di provare a migliorarle. Non mi è mai piaciuto fermarmi alla teoria: quando qualcosa mi interessa, sento quasi automaticamente il bisogno di approfondirla, sperimentarla e capire se può trasformarsi in qualcosa di concreto.
Il percorso universitario mi ha dato sicuramente una base molto importante. Prima con la laurea in Scienze e Tecnologie Informatiche e poi con la magistrale in Ingegneria Informatica ho costruito il mio approccio analitico e tecnico. Le esperienze internazionali a Miami e Málaga, invece, mi hanno aiutato ad ampliare la mia visione e a confrontarmi con realtà e persone diverse.
Non c’è stato, in realtà, un singolo momento in cui ho deciso di non voler fare una sola cosa. È stato più un processo. Ho iniziato a capire che ogni mia passione poteva diventare un progetto: l’informatica è diventata Innobyte, la moda ha portato alla nascita di South Italy e Alternative Hype, la passione per la musica e l’intrattenimento ha dato vita a South Party e i social sono diventati un altro spazio in cui esprimermi.
A un certo punto ho semplicemente capito che non dovevo scegliere necessariamente una sola identità professionale. Potevo costruire un percorso mio, fatto di competenze, passioni e progetti diversi, purché avessero tutti un elemento in comune: la voglia di creare.
TDM: Nel panorama dell’innovazione tecnologica, dell’imprenditoria moderna e dello stile di vita visionario, grandi icone dell’era digitale — pensiamo alla capacità di eccellere su più settori apparentemente lontani, connettere tecnologia d’avanguardia, cultura pop e creatività come hanno ampiamente dimostrato i più grandi innovatori della nostra epoca — mostrano che il vero valore risiede nell’unire i puntini. Guardando al tuo approccio eclettico, quanto senti vicina questa filosofia di vita e d’impresa?
La sento molto vicina. Credo che oggi sia sempre più difficile ragionare per compartimenti stagni. Tecnologia, moda, comunicazione, intrattenimento e business sono mondi che si influenzano continuamente. Una delle cose che mi affascina di più è proprio cercare connessioni dove apparentemente non ce ne sono. La tecnologia, per esempio, non è soltanto codice o infrastruttura: può diventare uno strumento per creare un’esperienza, costruire un brand o sviluppare un nuovo modello di business.
Allo stesso modo, una passione per la moda può insegnarti moltissimo sul branding, sul comportamento delle persone e sulla comunicazione. L’intrattenimento ti insegna a creare esperienze e a capire un pubblico. I social ti obbligano a comprendere velocemente cosa funziona e cosa no. Per questo non considero i miei progetti come mondi completamente separati. Sono esperienze che, in qualche modo, si alimentano a vicenda. Le competenze che acquisisco in un settore spesso diventano utili in un altro. Credo che il vero vantaggio oggi sia proprio questo: avere una mentalità verticale su alcune competenze, ma allo stesso tempo una visione molto orizzontale, capace di mettere insieme mondi diversi.
TDM: La tecnologia è il motore principale del tuo percorso: con la tua azienda Innobyte sviluppi soluzioni IT su misura per le imprese, spaziando dalla Cybersecurity e dal Printing all’Intelligenza Artificiale e al Digital Signage. Come riesci a coniugare il rigore scientifico richiesto da un’infrastruttura IT d’eccellenza con la spinta creativa necessaria per anticipare le esigenze digitali del mercato contemporaneo?
Credo che rigore e creatività non siano due concetti opposti. Anzi, nel mondo tecnologico devono necessariamente convivere. Da una parte ci sono aspetti sui quali non puoi improvvisare: cybersecurity, infrastrutture, cloud, affidabilità e gestione dei dati richiedono competenze tecniche, metodo e grande attenzione. È il lato più razionale del mio lavoro. Dall’altra parte, però, la tecnologia ha valore solo quando riesce a risolvere un problema reale o a creare un’opportunità. Ed è qui che entra in gioco la creatività.
Con Innobyte cerchiamo proprio di partire dalle esigenze dell’azienda e non dalla tecnologia in sé. Non mi interessa proporre una soluzione solo perché è innovativa: mi interessa capire se quella soluzione può portare realmente un vantaggio al cliente. Anche la formazione continua per me è fondamentale. Il settore IT cambia molto velocemente e quello che oggi è innovativo domani può essere già superato. Per questo cerco di mantenere sempre un equilibrio tra studio, sperimentazione e applicazione concreta. In definitiva, penso che la parte scientifica ti permetta di costruire qualcosa che funziona, mentre la creatività ti permetta di capire cosa vale la pena costruire.
TDM: Dalle soluzioni tecnologiche per le aziende sei passato all’espressione creativa nel mondo della moda con due brand antitetici — South Italy, legato alle tue radici e all’identità del Mezzogiorno, e Alternative Hype, proiettato verso uno stile futuristico e sperimentale — senza dimenticare la dimensione dell’intrattenimento con il format trap South Party e la tua presenza social virale su TikTok e Instagram. Come riesci a far convivere e bilanciare mondi così diversi tra loro nell’organizzazione del tuo tempo e della tua mente?
Non sempre è semplice e sicuramente non ho trovato una formula perfetta. Il primo elemento che mi aiuta è accettare che non posso dedicare la stessa quantità di tempo a ogni progetto nello stesso momento. Ci sono periodi in cui il focus è maggiormente su Innobyte, altri in cui lavoro su un progetto legato alla moda o sull’organizzazione di South Party. Cerco quindi di lavorare per priorità e soprattutto di capire quale progetto, in quel determinato momento, ha maggiore potenziale di crescita. Mentalmente, invece, penso che la diversità dei progetti sia quasi un vantaggio. Se facessi sempre la stessa cosa, probabilmente dopo un po’ mi annoierei. Passare dalla tecnologia alla moda, dai social all’intrattenimento mi permette di stimolare continuamente parti diverse della mia creatività.
E poi ci sono connessioni che inizialmente non avevo nemmeno previsto. Le competenze che acquisisci creando un brand possono tornare utili nella comunicazione di un’azienda tecnologica. L’esperienza sui social può aiutarti a comprendere meglio il marketing. L’organizzazione di un evento può insegnarti tantissimo sulla gestione delle persone e sulla costruzione di un’esperienza. Quindi più che cercare di separare completamente questi mondi, cerco di farli dialogare. Il filo conduttore sono sempre io, la mia curiosità e il mio modo di affrontare i progetti.
TDM: Forte di una mentalità basata sulla formazione continua e la sperimentazione costante, hai dimostrato che la vera forza di un giovane imprenditore sta nella capacità di uscire dalla propria comfort zone. Quali sono i prossimi modelli di business o le tecnologie emergenti che intendi esplorare nei tuoi prossimi progetti e quale messaggio desideri lanciare a chi vuole trasformare le proprie passioni in un’attività concreta e di successo?
In questo momento mi interessa molto tutto ciò che ruota attorno all’Artificial Intelligence, soprattutto il modo in cui l’AI può essere integrated concretamente nei processi aziendali e trasformare il modo in cui lavoriamo. Mi interessano anche i nuovi modelli di business che stanno nascendo intorno all’AI, all’automazione e al Cloud. Credo che nei prossimi anni vedremo cambiamenti molto importanti e voglio essere non soltanto uno spettatore, ma qualcuno che sperimenta e prova a costruire qualcosa. Allo stesso tempo, però, non voglio legarmi a una singola tecnologia. Ho imparato che le tecnologie cambiano molto velocemente, mentre la capacità di individuare un bisogno e costruire una soluzione rimane.
Il messaggio che darei a chi vuole trasformare una passione in un’attività è innanzitutto di non aspettare che tutto sia perfetto. Bisogna studiare, sicuramente, ma a un certo punto bisogna anche iniziare a fare. Molte delle cose che ho creato sono nate semplicemente da un’idea e dalla curiosità di capire dove potesse portarmi. Alcune hanno funzionato, altre meno, ma tutte mi hanno insegnato qualcosa.
Credo quindi che la vera differenza non la faccia necessariamente avere l’idea più geniale, ma avere la capacità di trasformare un’idea in qualcosa di concreto, accettare gli errori, imparare velocemente e continuare a sperimentare. Alla fine, per me, imprenditorialità significa proprio questo: avere la curiosità di immaginare qualcosa che ancora non esiste e il coraggio di provare a realizzarlo.
Intervista a Gerardo Rosati: Dall’ingegneria al multi-business
Redazione The Digital Moon
Esplora il blog The Digital Moon | Leggi altri articoli qui.
Ti è piaciuto il contenuto? Condividilo come vuoi!
Seguici su Instagram e non perderti le prossime interviste!
Guarda qui l’ultima puntata dei nostri podcast su YouTube.

