Intervista a MLD Digital Consulting: Scopriamo il percorso!
Intervista a MLD Digital Consulting: Scopriamo il percorso!
TDM: Tecnico audio/video prima e oggi come responsabile delle infrastrutture digitali e della produzione. In che modo vivere da dentro la digitalizzazione della televisione ti ha permesso di comprendere i processi reali e le esigenze di chi produce contenuti ogni giorno, fino alla nascita per passaparola della tua MLD Digital Consulting?
Alla RSI ho visto nascere le redazioni digitali dall’interno. Sono entrato nel 2018 come tecnico audio e video, negli studi e sulle unità mobili, mi sono formato all’Accademia RSI e da gennaio 2025 sono responsabile tecnico delle infrastrutture digitali. In tutti questi anni ho lavorato accanto a chi i contenuti li produce ogni giorno: ho capito quel mestiere da dentro, non da fuori come consulente. E ho visto cosa succede quando un’azienda, in quel caso una televisione, deve reinventare il proprio modo di comunicare.
MLD è nata quasi per caso, da un’amicizia. Seguivo Ciao Brütt, un creator della Svizzera italiana che stava spingendo parecchio, e un giorno gli ho scritto per fargli i complimenti. Poi gli ho proposto una cosa: volevo provare a mettere in pratica con lui quello che avevo visto funzionare nelle redazioni digitali. Gli ho detto: arriva a diecimila follower e partiamo. Ci è arrivato in fretta. Da lì abbiamo spinto sul serio, tra contenuti, canale YouTube, sito, collaborazioni e sponsor. Quando la gente ha iniziato a chiedergli chi gli desse una mano, lui faceva il mio nome. I miei primi clienti sono arrivati così, e a gennaio 2025 ho aperto la ditta.
TDM: Nel tuo lavoro sostieni un concetto chiaro: chi racconta un’azienda dovrebbe viverci dentro, perché un’agenzia esterna non potrà mai stare in sede dieci ore al giorno né presidiare ogni evento a costi sostenibili. Perché la delega totale della comunicazione crea una dipendenza rischiosa per le PMI e qual è l’alternativa che proponi?
Premetto che non è un’accusa alle agenzie: alcune lavorano molto bene. Il problema è strutturale, e non dipende dalla bravura di nessuno. Chi gestisce i social per conto terzi non vive i processi dell’azienda: non era in produzione quando è nato quel prodotto, non ha sentito la telefonata del cliente contento, non era all’evento di sabato. Ci prova, e può farlo anche molto bene, ma non sarà mai parte di quello che succede lì dentro. Faccio un esempio: un’azienda che organizza eventi in continuazione e vuole una copertura decente dovrebbe pagare un videomaker per ogni evento. Per una PMI non è sempre sostenibile. Quindi si scende a compromessi, e spesso il compromesso poi si vede.
Poi c’è il rischio più grande, quello di cui si parla poco: la dipendenza. Se la tua comunicazione sta in piedi grazie a un fornitore esterno, il giorno in cui il contratto finisce, perché non vuoi più o non puoi più permettertelo, la tua comunicazione si spegne. Hai pagato per anni e non ti resta niente in mano. L’alternativa che propongo è ribaltare l’impostazione: io non pubblico al posto tuo, ti metto in condizione di farlo tu. Quando la collaborazione finisce, le competenze e gli strumenti restano in azienda.
TDM: Invece di gestire i canali al posto del cliente, il tuo metodo punta a trasferire le competenze in azienda attraverso formazione, affiancamento sui contenuti e gestione autonoma delle campagne pubblicitarie. Come si sviluppa questo percorso di autonomia e perché insegnare tutto al cliente non significa perderlo, ma elevare il livello della consulenza?
Racconto un percorso vero. Una delle aziende con cui lavoro si affidava prima a un’agenzia che le faceva contenuti, pubblicazione e campagne. Quando sono subentrato non ho preso il posto dell’agenzia: abbiamo individuato una persona dentro il team e siamo partiti da lei. Prima fase, i contenuti: formazione come content creator e sul videomaking, poi affiancamento, poi validazione, cioè lei creava in autonomia, io guardavo e commentavo. L’ultima fase è stata valutare l’autonomia e concludere il percorso formativo in questione. In tutto quattro o cinque mesi. Seconda fase, la pubblicità: abbiamo formato la stessa persona e uno dei responsabili lavorando su un caso reale, la campagna di Natale, per tre o quattro mesi. Non una lezione: costruivamo i flussi insieme, testavamo, analizzavamo cosa valeva la pena sponsorizzare. Oggi sono autonomi anche lì, e io sono rimasto come consulente: mi interpellano a ogni campagna nuova.
Ecco il punto: non li ho persi, si è spostato il piano della conversazione. Il cliente non diventerà mai un esperto di comunicazione, non è il suo mestiere. Ma ogni problema che gli risolvi ne apre uno di livello successivo. E funziona anche per me, non lo nascondo: costruendo flussi ripetibili posso seguire più clienti senza aggiungere ore. Quando gestivo io i canali ero arrivato a un tetto, e quel tetto era il tempo.
TDM: Per alleggerire il lavoro delle piccole imprese integrate l’intelligenza artificiale nei flussi di lavoro quotidiani, dalla strutturazione delle riprese video all’analisi SEO e di posizionamento. Perché preferisci definire l’AI un insieme di “strumenti” pratici anziché una magica “rivoluzione”, ridimensionando le illusioni e puntando su studio e sviluppo concreto?
Perché l’ho già visto succedere. Quando in Photoshop è arrivato il pulsante che rimuove lo sfondo con un clic si parlava di rivoluzione AI; oggi lo usano tutti e nessuno si chiede se sia AI. È un pulsante. Trovo che chiamarli strumenti ridimensioni le cose nel modo giusto, anche perché l’entusiasmo del “adesso possono tutti” è in buona parte un’illusione: impostare un flusso di lavoro aziendale con l’intelligenza artificiale richiede studio, sviluppo, prove ed errori. Non è magia, è lavoro.
In pratica, per le piccole imprese il problema è sempre lo stesso: la persona che fa i contenuti e le campagne è la stessa che segue anche le vendite, e il tempo non basta mai. Gli strumenti servono a quello. Un esempio concreto: per un cliente abbiamo costruito uno strumento che, partendo dal piano editoriale, ti dice come strutturare quel tipo di video, cioè quali riprese fare, quanto devono durare, in che ordine. Non devi più decidere ogni volta da zero. Stessa cosa per la pubblicazione in cross-posting, l’analisi, la preparazione delle campagne, il posizionamento SEO.
TDM: Insieme a tuo fratello Davide collabori con diverse realtà della Svizzera italiana, dai birrifici artigianali alle gioiellerie e destinazioni turistiche. Alla base di tutto metti il valore dell’autenticità: qual è la soddisfazione più grande nel vedere una PMI padroneggiare la propria narrazione e quali sono i prossimi obiettivi per il futuro della MLD Digital Consulting?
L’autenticità per me non è uno slogan, è il motivo per cui ho cambiato modo di lavorare. Quando gestivo io i canali dei clienti avevo la sensazione di non riuscire a dare quello per cui pagavano, e non per pigrizia: non ero lì, non conoscevo tutto, e non potevo esserci sempre senza chiedere cifre insostenibili. L’unico modo per essere autentici è conoscere davvero quello che si fa, ed è anche l’unico modo per trasmettere una passione. Nessuno racconta un birrificio meglio di chi ci fa la birra.
La soddisfazione più grande è il momento del distacco: quando il cliente smette di chiamarti perché ha bisogno e inizia a chiamarti perché vuole un confronto. Lì capisci che le competenze sono passate davvero dentro l’azienda. Con Davide poi ci completiamo: lui è organizzato e schematico, io sono quello tecnico e creativo, che però a volte si perde. Per il futuro l’obiettivo è consolidare questo metodo e portarlo a più realtà della Svizzera italiana, continuando a sviluppare gli strumenti che alleggeriscono il lavoro quotidiano delle PMI. La direzione resta quella: aziende che padroneggiano la propria narrazione, con noi accanto ma non al posto loro.
Intervista a MLD Digital Consulting: Scopriamo il percorso!
Redazione The Digital Moon
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