Intervista a Rosamaria Pontoriero: si racconta tra Travel designer e immersioni autentiche
Intervista a Rosamaria Pontoriero: si racconta tra Travel designer e immersioni autentiche
Ciao Rosy! Lavori come commessa, ma nel cuore sei una vera Travel Designer con oltre 25 anni di viaggi alle spalle. Com’è nata questa passione quando ancora non esistevano i social media e quale valore aggiunto ti ha dato l’aver imparato a viaggiare in modo così autentico?
Ciao, grazie per questa domanda, mi fa sempre piacere raccontarla! In realtà tutto è nato quasi per caso. Avevo le ferie in un periodo in cui nessuno dei miei amici poteva venire con me, e mi sono trovata davanti a una scelta: rinunciare al viaggio o partire da sola. Non avevo ancora vent’anni, ed era la prima volta che uscivo dall’Italia, la prima volta che salivo su un aereo, la prima volta che mi confrontavo con una lingua che non parlavo… insomma, era la prima volta in tutto. Ma sono sempre stata una persona curiosa, e quella curiosità è stata più forte della paura.
Oggi, guardando indietro, credo che proprio l’assenza di punti di riferimento sia stata la mia fortuna più grande. Non esistevano i social, non avevo recensioni da consultare né itinerari già confezionati da qualcun altro: dovevo osservare, chiedere, sbagliare strada e ritrovarla, fidarmi delle persone che incontravo. Ho imparato a viaggiare con l’istinto prima ancora che con la testa.
Quel primo viaggio da sola mi ha dato una sicurezza che nessuna guida turistica avrebbe potuto darmi: la capacità di adattarmi, di leggere un luogo con i miei occhi e non con quelli di qualcun altro. È esattamente questo il valore che oggi cerco di trasmettere quando aiuto chi mi chiede consiglio per un viaggio: non solo dove andare, ma come viverlo davvero, con autenticità e apertura, proprio come ho imparato a fare io, per necessità, quella prima volta.
Hai viaggiato per gran parte del tuo percorso da sola. In che modo l’esperienza del viaggio in solitaria trasforma la percezione di sé e cosa diresti a una donna che vorrebbe fare il primo passo ma ha ancora timore di partire?
Domanda che sento molto vicina, perché è proprio lì che è successo tutto. Viaggiare da sola, per gran parte del mio percorso, è stato prima di tutto un allenamento a superare la paura. Non quella dei pericoli immaginari che spesso ci raccontiamo, ma la paura più sottile: quella di non essere all’altezza, di non farcela, di aver bisogno sempre di qualcuno accanto per sentirci al sicuro. Ogni volta che sono partita da sola e sono tornata, quella paura si è sgretolata un po’ di più, lasciando spazio a qualcosa di molto più solido: la fiducia in me stessa.
È incredibile quanto cambi la percezione di sé quando ti trovi a dover decidere da sola, a risolvere un imprevisto senza appoggiarti a nessuno, a scegliere una strada e assumerti la responsabilità di quella scelta. Scopri risorse che non sapevi di avere. Scopri che sei più forte, più capace, più libera di quanto pensassi. E questa scoperta non resta confinata al viaggio: torna a casa con te, e cambia il modo in cui affronti anche la vita di tutti i giorni. Alla donna che ha ancora paura di fare quel primo passo, direi questo: la paura è normale, ce l’avevo anch’io, non ventenne e senza esperienza. Ma è proprio superandola che si scopre chi siamo davvero. Non serve partire per l’altro capo del mondo: basta iniziare, anche con un piccolo viaggio, e lasciare che sia l’esperienza a insegnarti quanto vali. La versione di te che tornerà sarà sorprendentemente diversa, e in meglio, da quella che è partita.
Oltre alle esplorazioni in superficie, ami immergerti nel mondo sottomarino. Cosa rappresenta per te l’universo delle immersioni e quali emozioni ti regala questo silenzioso contatto con la natura rispetto al viaggio sulla terraferma?
Le immersioni sono diventate, in tempi recenti, una parte fondamentale di me, anche se so che è difficile spiegare a parole le emozioni che regalano: bisogna viverle per capirle davvero. Quello che amo di più è il contrasto. Sulla terraferma sono una persona curiosa, dinamica, sempre in movimento, con mille stimoli e mille direzioni. Sott’acqua, invece, tutto rallenta. È un mondo silenzioso, fatto di respiro controllato e concentrazione assoluta, dove non puoi permetterti distrazioni. Ed è proprio di questo che avevo bisogno, senza saperlo: un contrappeso alla mia natura così opposta in superficie. Lì sotto imparo a fare esattamente ciò che sulla terra mi riesce meno naturale: fermarmi, osservare, respirare con calma.
E poi c’è il fascino dell’ignoto, quello vero. Pensate che si stima che solo una piccola parte degli oceani, forse tra il 5 e il 20%, sia stata davvero studiata o esplorata da vicino, mentre la stragrande maggioranza, oltre l’80-90%, resta ancora un mistero. Significa che ogni immersione è un piccolo passo in un territorio che l’uomo conosce a malapena: un privilegio raro, difficile da ritrovare altrove nel nostro mondo iperconnesso e già mappato in ogni angolo. Rispetto al viaggio sulla terraferma, dove esploro con gli occhi e con il movimento, sott’acqua esploro soprattutto con il silenzio. Ed è forse per questo che, per me, quel mondo rappresenta la parte più profonda, in tutti i sensi, del mio modo di viaggiare.
Da anni organizzi itinerari dettagliati per gli amici, che ora ti spingono a trasformare questa abilità in una professione. Come si traduce la tua esperienza concreta sul campo nella creazione di un viaggio “cucito su misura” e lontano dai circuiti di massa?
Questa è la domanda che più di tutte racchiude il senso di quello che sto trasformando in professione.
Tutto parte da un confronto vero con la persona che ha voglia di vivere questa esperienza. Prima di pensare a un itinerario, mi siedo idealmente insieme a lei e ascolto: cosa cerca da questo viaggio, cosa la fa stare bene, quali sono i suoi ritmi, le sue curiosità, persino le sue paure. Solo capendo davvero chi ho di fronte posso iniziare a cucire un viaggio che le stia addosso come un vestito su misura, e non come un pacchetto preso da uno scaffale.
Ed è qui che entra in gioco tutto ciò che ho vissuto in prima persona in questi 25 anni. Non propongo mai un luogo che non conosco, o un’esperienza di cui non conosco il valore reale: ogni consiglio nasce da qualcosa che ho visto, provato, a volte anche sbagliato sulla mia pelle. So distinguere una tappa turistica da un’esperienza autentica, un percorso pensato per i grandi numeri da un angolo che pochi conoscono davvero. Questo mi permette di allontanarmi dai circuiti di massa e costruire percorsi che raccontano un luogo per quello che è davvero, non per come viene venduto. Il risultato è un viaggio che non è solo organizzato, ma pensato: costruito partendo dalla persona, e non da un catalogo. Ed è proprio questo, credo, il valore che vent’anni di esperienza sul campo possono dare a chi cerca qualcosa di diverso da un viaggio qualunque.
Anche se il progetto LaRosy_wanderlust è in fase embrionale, poggia su basi molto solide. Quali sono i primi traguardi che ti prefiggi e come desideri accompagnare i viaggiatori che sceglieranno di affidarsi al tuo metodo?
È vero, LaRosy_wanderlust è ancora un progetto giovane, ma nasce da basi che ho costruito in oltre 25 anni, e questo mi dà una fiducia enorme in quello che verrà. Il primo traguardo, quello più grande, è vederlo diventare la mia professione a tempo pieno. Vorrei arrivare al punto in cui posso dedicarmi completamente ad accompagnare le persone in questo percorso, e in particolare vorrei che ogni viaggiatore che sceglie di affidarsi a me possa vivere, almeno una volta, l’esperienza di un viaggio in solitaria. Perché so, per averlo vissuto sulla mia pelle, quanto possa essere trasformativo.
Ma se devo indicare il cuore del mio metodo, è la totale trasparenza. Il mio lavoro non si ferma alla creazione dell’itinerario su misura: dopo aver disegnato insieme il viaggio perfetto, il mio ruolo è aiutare la persona a organizzare tutto in piena autonomia, dall’alloggio ai trasporti, dall’assicurazione a ogni piccolo dettaglio necessario per vivere un’avventura senza intoppi. Non voglio creare dipendenza da me, voglio dare gli strumenti e la sicurezza per viversi il viaggio davvero come proprio, dall’inizio alla fine. È questo, in fondo, il metodo che voglio portare avanti: accompagnare senza sostituirmi, guidare senza togliere la libertà di scoprire. Perché il viaggio più bello resta sempre quello che, alla fine, si può dire di aver costruito con le proprie mani.
Rosamaria Pontoriero
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Redazione The Digital Moon
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