Intervista a Stefano Cairone: Comicità e poesia che diventa musica
Intervista a Stefano Cairone: Comicità e poesia che diventa musica
Dalle stagioni come animatore turistico alle apparizioni televisive in format come Eccezionale Veramente e alle collaborazioni in Mediaset, hai esplorato molti volti dell’intrattenimento. In che modo l’esperienza da animatore e il lavoro sul campo hanno plasmato il tuo modo di stare sul palco e di connetterti con il pubblico oggi?
“L’animazione turistica è la palestra più dura e veritiera che esista: o impari a conquistare la gente in tre secondi, o sei fuori.” L’animazione mi ha insegnato l’umiltà e l’ascolto. Quando sei in un villaggio, il pubblico non ha pagato un biglietto per vederti: devi guadagnarti la sua attenzione mentre magari sta pensando a tutt’altro.
Questa gavetta mi ha insegnato ad azzerare le distanze, a leggere gli sguardi e a gestire l’imprevisto.
Quando oggi salgo su un palco o mi trovo davanti alle telecamere, porto con me quella stessa fame di connessione autentica. La TV ti dà la visibilità si, ma il contatto umano vissuto “sul campo” è ciò che mi permette di non risultare mai artificiale e di far sentire chi ascolta parte dello show… o almeno spero.
Ti definisci un artista poliedrico, capace di spaziare tra comicità, conduzione ed eventi. Qual è la sfida più stimolante quando devi passare dai tempi comici e dall’improvvisazione di uno show dal vivo ai ritmi più strutturati della televisione?
Passare dal palco dal vivo al format televisivo è come passare dal jazz alla musica classica. Sul palco, o comunque in uno spettacolo dal vivo il tempo comico lo decide il pubblico. Se una risata si prolunga, aspetti; se sbagli una battuta e senti che la sala non risponde, improvvisi e correggi.
Hai spazio per respirare. In televisione (come per esempio Eccezionale Veramente) è decisamente diverso. Il secondo è un macigno. Devi concentrare l’efficacia della battuta, la caratterizzazione del personaggio e la frecciata comica in tempi risicati, tenendo conto di inquadrature e pause pubblicitarie. La sfida più stimolante? Mantenere la freschezza dell’improvvisazione all’interno di una gabbia temporale strettissima. Far sembrare spontaneo e “appena partorito” qualcosa che in realtà è studiato e misurato al millimetro.
Spesso, mentre scrivevi testi comici, ti capitava di scivolare su temi più profondi che finivano per trasformarsi in poesie lasciate nel cassetto. Come convivono in te l’anima irriverente del comico e quella più intima e riflessiva del poeta?
Non sono mai state in contrasto, semmai sono le due facce della stessa medaglia. La comicità e la poesia nascono entrambe da un’osservazione profonda della realtà:
Il comico esorcizza la realtà con l’ironia e la risata.
Il poeta si ferma, accetta il dolore o la bellezza e li contempla.
Spesso, mentre cercavo la chiave ironica per un pezzo comico, sbattevo contro una verità troppo fragile o preziosa per essere trasformata in una battuta. Invece di “forzarla” per far ridere, l’ho lasciata fluire come poesia e l’ho messa in un cassetto. L’anima irriverente mi serve per stare al mondo e proteggermi; quella riflessiva è dove custode chi sono veramente, d’altronde sono un gemelli.
La svolta verso la musica è nata dal desiderio di fare una dedica speciale a una persona cara, spingendoti a riprendere quei testi e a trasformarli in veri e propri brani. Che effetto ti fa sentire quelle parole, nate in un momento di introspezione, prendere nuova vita attraverso le note?
La spinta iniziale è stata pura urgenza emotiva: volevo fare una dedica d’amore sincera a una persona speciale, senza filtri o maschere comiche. Riprendere quei testi dimenticati nel cassetto e vestirli di musica è stato un processo quasi magico.
Sentire una parola che prima viveva solo nella mia testa o su un foglio bianco prendere corpo attraverso una melodia, un arrangiamento o un accordo di chitarra ti provoca un brivido unico. La musica ha il potere di prendere un’emozione privata e renderla universale: improvvisamente non parla più solo di me, ma parla a chiunque la ascolti.
Senza la fretta del successo a tutti i costi, vissuta con la pura gioia di condividere emozioni e sentimenti, qual è la risposta più bella che hai ricevuto dalle persone che hanno ascoltato le tue canzoni e quali nuove storie hai intenzione di mettere in musica?
Quando fai musica per pura gioia e senza l’ossessione del “successo commerciale a tutti i costi”, vivi un’estasi artistica diversa. La risposta più bella è quando qualcuno mi dice o mi scrive: “In questa canzone ho ritrovato esattamente quello che provavo io ma che non riuscivo a dire a parole.” Sapere che un mio pezzo intimo e introspettivo è diventato o magari diventerà la colonna sonora di un momento importante nella vita di un estraneo è il premio più grande.
Cosa c’è nel futuro? Nuovi brani che esplorino le sfumature della vita e delle relazioni umane, il passare del tempo, le nostre fragilità e la bellezza di riscoprirsi. Il tutto senza fretta, continuando a far dialogare la risata con la poesia. Voglio continuare a raccontare storie, a regalare sorrisi e magari a commuovere, perché… “#chinonridenonèunapersonaseria”
Stefano Cairone (Kay Rò)
Intervista a Stefano Cairone: Comicità e poesia che diventa musica
Redazione The Digital Moon
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