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Intervista a Stefano Parodi: Dalla serie c allo zaino in spalla

Intervista a Stefano Parodi: Dalla serie c allo zaino in spalla


Ciao Stefano! Crescere nel settore giovanile della Roma e giocare nei professionisti è il sogno di tantissimi ragazzi, eppure a 23 anni hai avvertito che quel mondo non ti apparteneva più. Qual è stato il momento esatto in cui hai capito che era tempo di appendere gli scarpini al chiodo e quanto coraggio ci è voluto per fare una scelta così drastica?

Si sicuramente crescere nella Roma e un sogno di molti ragazzi e anche il mio, posso dire di aver apprezzato tutto il percorso svolto e di aver fatto esperienze indimenticabile, poi però quando ci si butta nel mondo dei grandi si vede il calcio con un altro occhio, e tra serie c e serie d ci stanno delle schifezze uniche, e li mi sono reso conto che non mi apparteneva più quel mondo, avrei potuto continuare per qualche anno andando ogni mese a rischiare di non prendere i soldi o a imprecare per qualche stipendio mancato o ad altre cose, ho preferito virare e visto che sono ancora giovane, godermi di più questi anni.


Molti pensano che il calcio professionistico sia solo benessere e privilegio, ma per viaggiare ti sei spesso dovuto “arrangiare” e, una volta smesso, ti sei ritrovato a fare anche due lavori contemporaneamente per finanziarti. Che valore ha dato questo spirito di adattamento e di sacrificio alle tue esperienze in giro per il mondo?

Il calcio professionistico se si guadagnano certe cifre e un privilegio unico, e non ti nego che mi sarebbe piaciuto parecchio, ma io non ero un fenomeno, ero un giocatore come ce ne sono altri 1000 e sinceramente preferisco fare due lavori, spaccarmi la schiena e viaggiare e fare un sacco di esperienze piuttosto che avere 1 mese libero qll’anno e stare lontano dalla mia famiglia per 1.200 euro al mese, almeno questo era il mio caso. Quando viaggi usando i soldi che ti sei sudato pesantemente e un’enorme soddisfazione, ma penso che il viaggio e le esperienze durante esso, ti regalano ricordi indimenticabile al di là di come tu abbia avuto questi soldi.


Nel tuo racconto dici che due anni dopo non ti penti affatto della scelta fatta. Cosa ti sta regalando la strada che il campo da calcio non riusciva più a darti, in termini di libertà e crescita personale?

No al momento non mi pento anzi, sicuramente ho lasciato indietro dei ricordi indimenticabili e delle abitudini che mi mancano tantissimo, ma proprio per quei discorsi fatti sopra, delle volte bisogna andare avanti e pensare a se stessi, mi sento sicuramente più maturo ma l’assenza dello spogliatoio si fa sentire, ma rifarei questa scelta 100%


I tuoi amici dicono che quando sei in viaggio ti succedono sempre cose incredibili. C’è un aneddoto, una situazione rocambolesca o un incontro in particolare durante uno dei tuoi viaggi che ricordi con più affetto e che ti ha fatto dire “ok, ne è valsa assolutamente la pena”?

Si, me ne sono accadute un sacco, una volta sono andato in transnistria, che è uno stato che si autoproclama indipendente, con politica interna esistente e con moneta proprio e anche un proprio ente di polizia, con tanto di frontiere e posti di blocco, ma è dentro la Moldavia e da tutto il mondo e non è riconosciuta, e io ci sono entrato perché è un posto fantastico, comunista e con tutte statue di lenin in giro per la città.

Fatto sta che vado al ristorante a mangiare roba strana, poi esco e vedo che c’è la polizia vicino la mia macchina, mi avvicino e il poliziotto mi fa segno di entrare in macchina, un po di ansia però ancora sopportabile, mi dice che ho bucato uno stop e che devo fare una multa che se non pago non mi fanno uscire dallo “Stato” io faccio che mi sembra strano, ovviamente tutto col traduttore del poliziotto perché in transnistria non esiste internet e si parla solo russo, e traducendo qua e là mi fa segno di pagare, io istintivamente gli chiedo se ci stanno altri modi per risolvere la situazione, e lui mi fa “c’è sempre un modo” fatto sta che scendiamo a patti e lo corrompo con 10 euro. Mi fa scendere mi guarda e con sguardo molto incazzato mi fa segno di stare zitto.


Guardando al futuro, come vedi l’evoluzione di questa tua passione? Pensi di continuare ad alternare periodi di lavoro intenso a grandi partenze o stai pensando di trasformare il viaggio e il racconto delle tue avventure in una vera e propria professione?

Ovviamente non ho 20 anni so che devo fare il passo di stabilizzarmi prima o poi e cercare un equilibro nella vita, ma finché mi diverto e ritengo giusto partire e divertirmi senza pensare al futuro farò così, poi magari chissà un giorno sarà proprio questo il mio lavoro.


Intervista a Stefano Parodi: Dalla serie c allo zaino in spalla

Redazione The Digital Moon

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