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Giorgia Macina: oltre la comfort zone

Intervista a Giorgia Macina: oltre la comfort zone


Hai raccontato che da bambina non ricevevi la classica paghetta e che dovevi gestire con attenzione i soldi dei regali. Quanto ha inciso questa prima “educazione finanziaria” sul modo in cui gestisci oggi la tua attività e i tuoi investimenti come imprenditrice?

Da bambina non è stato sempre semplice, ho imparato molto presto a dare un valore ai soldi. Ancora oggi mi capita di guardare sempre il prezzo sul cartellino o sul menù di un ristorante. Per tanto tempo ho avuto difficoltà perfino a spendere per me stessa: se una cosa non mi faceva impazzire, semplicemente non la compravo. Nel lavoro, però, ho sempre ragionato in modo completamente diverso. La formazione, gli eventi, i libri, gli abbonamenti alle piattaforme che utilizzo ogni giorno… non li ho mai considerati un costo, ma un investimento.

C’è una frase che mi accompagna da anni e che condivido molto: “Svuota le tue tasche per riempire la tua mente. Sarà poi la tua mente a riempire nuovamente le tue tasche.” Ovviamente questo non significa spendere senza criterio. Significa imparare a distinguere una spesa da un investimento. Se qualcosa può davvero aiutarmi a crescere come professionista o come persona, per me vale sempre la pena farlo.


La diagnosi di epilessia e la rinuncia a trasferirti a Roma avrebbero potuto spegnere il tuo entusiasmo. Come sei riuscita a riprogrammare i tuoi sogni, passando dall’idea di diventare insegnante di lingue a quella di costruire una carriera indipendente in Puglia?

Quando ho dovuto rinunciare al mio sogno di studiare Lingue alla Sapienza di Roma a causa del mio stato di salute, non è stato semplice. Ero convinta che quell’università rappresentasse il percorso migliore per me e che restare a Bari significasse accontentarmi. Con il tempo, però, mi sono ricreduta. Nonostante gli anni del Covid, mi sono laureata in corso e con il massimo dei voti. Ma il vero cambiamento è arrivato qualche mese prima della laurea. Ho iniziato a guardare con lucidità il percorso che avrei dovuto affrontare per diventare insegnante: altri anni di studio, concorsi, graduatorie e, forse, una cattedra stabile verso i 40 anni. Sentivo che quell’idea non mi entusiasmava più. In quel momento avrei potuto piangermi addosso oppure accettare una semplice verità: la situazione era quella.

Così mi sono fatta una domanda che ancora oggi mi accompagna: “Cosa posso fare per cambiare questa situazione?” Credo che sia una delle domande più potenti che possiamo farci. Nel momento in cui smetti di concentrarti su ciò che non puoi controllare e inizi a concentrarti su ciò che puoi fare, smetti di essere vittima delle circostanze e inizi a costruire la tua strada. Da lì è iniziato il mio percorso imprenditoriale. E considero ancora oggi quella scelta soltanto l’inizio del viaggio.


Crescendo in un ambiente legato al lavoro tradizionale, inizialmente avevi delle “credenze limitanti” sull’imprenditoria digitale. Qual è stato il momento esatto in cui la tua mentalità ha fatto uno switch, convincendoti a scommettere su te stessa nel mondo del marketing e degli affitti brevi?

Siamo cresciuti con tantissime convinzioni sul denaro e sul successo.

“I soldi sono lo sterco del diavolo.”
“Il denaro non fa la felicità.”
“Guarda quella donna quanti soldi ha, chissà cosa avrà fatto per averli.”

Quando ascolti questi messaggi fin da piccola, è difficile pensare che un giorno potresti essere proprio tu a costruire qualcosa di grande. Io vengo da una famiglia semplice e molto legata al lavoro tradizionale. Per tanti anni ho creduto che quella fosse l’unica strada possibile. Lo switch è arrivato durante una conversazione con il mio ragazzo. Stavo studiando, ero esausta e piangevo per lo stress. Lui mi guardò e mi disse: “Per quanto tempo vuoi continuare a fare questa vita? Stai studiando da sempre per lavorare per qualcun altro, quando potresti iniziare a costruire qualcosa di tuo.”

Quella frase mi è rimasta dentro. Poi c’era l’esempio concreto di mia sorella Martina. L’avevo vista cambiare completamente vita: da pasticcera a professionista nel mondo dei social e imprenditrice. Non era cambiato soltanto il suo lavoro, era cambiata lei. È stata la prima persona a dimostrarmi che un’altra strada esisteva davvero. Lei e mio cognato mi hanno insegnato tanto inconsciamente. Guardarli lavorare e crescere è stato di grande ispirazione e stimolo per me. E credo che questo sia fondamentale: prima di credere in un sogno, spesso abbiamo bisogno di vedere qualcuno che lo rende possibile.


Hai vissuto a Dubai con 300 euro al mese affrontando un forte stress fisico e hai partecipato a un campo di sopravvivenza estremo nel bosco. Perché credi che scegliersi volontariamente delle difficoltà sia un passaggio obbligato per crescere davvero, sia come professionisti che come esseri umani?

Credo che l’essere umano cresca soltanto quando continua ad alzare l’asticella. Si parla spesso di “uscire dalla propria zona di comfort”, ma io preferisco pensare che non dobbiamo uscirne, dobbiamo allargarla. Per me ogni sfida è servita proprio a questo. Quando sono partita per Dubai guadagnavo 300 euro fissi al mese. Per vivere lì ho speso praticamente tutti i risparmi messi da parte lavorando sin da quando avevo sedici anni.

Molti avrebbero visto una spesa. Io vedevo un investimento. Sapevo che sarei tornata con una maggiore consapevolezza su chi volevo diventare. Lo stesso è successo con il campo di sopravvivenza. Non l’ho fatto per dimostrare qualcosa agli altri. L’ho fatto perché ogni volta che superiamo volontariamente qualcosa che ci spaventa, la persona che siamo diventa inevitabilmente più grande. Quando impari una competenza e inizi a sentirti comoda, è il momento di cercare una sfida nuova. Perché se continui a fare soltanto ciò che già sai fare, continuerai a ottenere soltanto i risultati che hai già ottenuto.


Hai trasformato la tua più grande passione, il viaggio, nel motore della tua carriera. Pensando alla Giorgia di domani, libera e cittadina del mondo, quale consiglio daresti a una ragazza che oggi ha un lavoro “stabile” ma sogna di trovare il coraggio per cambiare rotta?

Credo che la stabilità, così come ci viene spesso insegnata, possa diventare la forma più sottile di instabilità. Perché se passi una vita a rincorrere un’esistenza che in realtà non hai scelto tu — studiare, trovare un posto fisso, comprare casa, sposarti, andare in pensione — prima o poi rischi di chiederti se quella vita ti appartenga davvero.

La domanda che mi farei è un’altra: chi sei, al di là di quello che gli altri si aspettano da te? Che cosa ti emoziona? Qual è quella cosa che faresti anche gratis?
Quella che, mentre la fai, ti fa dimenticare perfino di mangiare?

Molte persone aspettano di sentirsi pronte prima di cambiare. Io non mi sono mai sentita pronta. Quando ho iniziato non avevo tutte le competenze, non avevo tutte le risposte o la certezza che avrebbe funzionato. Ho iniziato lo stesso e le risposte sono arrivate camminando. Per questo il consiglio che do è di non aspettare il momento perfetto perché il momento perfetto non arriva. La vita che sogni non inizia quando ti senti pronta. Inizia il giorno in cui fai il primo passo, anche tremando.


Intervista a Giorgia Macina: Oltre la comfort zone

Redazione The Digital Moon

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