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Intervista a Giulia Nervi: L’universo comico e irriverente

Intervista a Giulia Nervi: L’universo comico e irriverente


Giulia, la tua biografia è un mix esplosivo: attrice diplomata alla “Silvio D’Amico”, cantante, stand-up comedian, burlesque M.C. e autoproclamata regina della parmigiana di melanzane. Come riescono a convivere in un’unica artista l’algida disciplina dell’Accademia e la totale libertà della comicità e del burlesque?

Lo so, può sembrare strano, effettivamente. Una delle cose che, ironicamente, mi viene chiesta più spesso infatti è :”Ma quante siete là dentro?” Devo dire che oltre al fatto di essere un tantinello iperattiva e che mi piace tantissimo sperimentare, per mia grande fortuna ho avuto degli insegnanti in accademia -e non solo- che mi hanno sempre stimolata a tirare fuori la mia personalità, la mia cifra, il mio punto di vista, anche davanti ad un testo di Shakespeare. Che non vuol dire imporre la propria personalità o il proprio ego al pubblico, né sentirsi meglio dell’autore, ma ricercare la propria voce, la propria unicità. Inoltre, credo che essere cresciuta all’interno di una famiglia di matti, appassionati di musica, arte, teatro e comicità, abbia contribuito parecchio.


Nel settembre 2025 hai fatto un “flex” clamoroso: hai aperto lo show di Iliza Shlesinger a Bucarest con un monologo di 15 minuti in inglese, diventando la prima e unica stand-up comedian donna italiana a fare una cosa del genere. Ci racconti l’esatto momento in cui sei scesa dal palco? Cosa si prova a far ridere un pubblico internazionale nella loro lingua?

Appena dietro le quinte, avevo talmente tante emozioni che si stavano agitando dentro di me, che sono esplosa in un pianto liberatorio a dirotto, con le gambe che tremavano. Immagina l’emozione di esibirmi davanti a 1000 persone, di sentirle ridere, esibendomi in un paese diverso dal mio, in un’altra lingua, da sola,in un momento molto delicato della mia vita, in apertura ad Iliza Shlesinger che è la mia comica preferita in assoluto, una specie di divinità, che appena mi ha raggiunta sul palco mi ha detto:”Great job!” all’orecchio, abbracciandomi…è stato incredibile! Inarrivabile. Irraggiungibile.

Quando mi esibisco in un’altra lingua, davanti ad un pubblico internazionale, cerco non solo di tradurre i miei testi, ma di adattare il mio humour a qualcosa che possa risultare il più possibile comprensibile ed apprezzabile anche a persone appartenenti a culture diverse. Il vero “problema”,talvolta, sono più i bias culturali che non la lingua, ma ci si può lavorare. L’importante è non dare mai nulla per scontato.


Dal 2022 porti in giro con successo il format “Burlesque & Comedy”. In un panorama comico che spesso fatica ancora a scardinare certi tabù, in che modo l’unione tra la sensualità ironica del burlesque (nei panni di Marty Maraschino) e la tagliente satira della stand-up comedy riesce a spiazzare e conquistare il pubblico?

La grandiosità della stand up e del burlesque è che sono due forme di intrattenimento che nell’America degli anni ’50 si svolgevano all’interno degli stessi locali, o dei teatri di serie B perché erano considerati due tipi di spettacolo troppo volgari, troppo espliciti; e come dico sempre quando presento questo format, la cosa più bella è stata che questi artisti, che avevano un nutritissimo pubblico di appassionati, hanno deciso di fare squadra, rispondendo al ditino puntato dei bigotti, con un grandissimo dito medio. E dunque sia la stand up che il burlesque, per la libertà che rappresentano, condividono e insegnano, sono semplicemente due diverse modalità di mettersi a nudo con ironia: una più metaforica, l’altra un tantino più letterale. Il pubblico pertanto è naturalmente autoselezionatissimo. In generale, se vieni ad una di queste serate, è perché sei un po’ una pecora nera anche tu.


I tuoi spettacoli, da “Divagazioni ukulelistiche sull’orlo di una crisi di Nervi” fino a “Hashimoto ha fatto anche cose buone” e “Collanine di pasta”, affrontano disavventure personali e persino temi di salute con una chiave comica unica. L’ironia è davvero la forma più efficace di esorcismo e terapia contro i drammi della vita?

Beh, sicuramente aiuta, anche se a volte può diventare una sorta di scudo per proteggersi, per non entrare dentro a questioni troppo spinose, o per non mostrarsi vulnerabili, ma non sottovalutiamo mai il potere della terapia, per carità. Anzi, andiamoci tutti!


In tutte le tue avventure per l’Italia non sei mai sola: c’è sempre il tuo fido ukulele Giuda. Perché hai scelto proprio questo strumento così “bizzarro” per accompagnare i tuoi monologhi e qual è il segreto della vostra chimica sul palco?

Allora: al contrario di quanto si potrebbe pensare,nonostante mi piacciano molto i baci e nonostante io non sia affatto una fan del cattolicesimo,né dei suoi rappresentanti, il nome “Giuda” del mio ukulele non viene dall’Iscariota biblico,ma da un personaggio del fumetto “Venerdì 12” di Leo Ortolani. Probabilmente la nostra unione funziona bene perché l’ukulele è di per sé uno strumento che non si prende troppo sul serio: è giocoso, è facile da portare in giro,piace a tutti e ha un suono estremamente delicato che setta subito lo spirito di chi lo ascolta in modalità “spiaggia+birretta”. Se lo si abbina poi a una Maga Magò borbottante come me, che propone delle canzoncine buffe con dei testi un po’ grevi e come intermezzo all’interno di uno spettacolo di stand up bella ruvida,secondo me si crea un mix irresistibile. Forse la nostra chimica è tutta lì.

Giulia Nervi

Photo credits: Riccardo Riande


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Redazione The Digital Moon

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