Intervista Emanuele: Il doppio percorso tra musica e ingegneria
Intervista Emanuele: Il doppio percorso tra musica e ingegneria
Hai costruito un percorso universitario molto tecnico, dalla triennale in Ingegneria Elettrica fino alla magistrale in Mobility Engineering: quando hai capito che la musica e il mondo degli eventi stavano diventando qualcosa di più di una semplice passione?
In realtà direi abbastanza presto. Io quando faccio una cosa tendo sempre a prenderla sul serio, anche se nasce come passione. Quando ho iniziato ad aiutare il mio amico Antonio con Politechno (la sua pagina di eventi) mi sono subito ritrovato a vivere tutto come se fosse già un lavoro vero e proprio: organizzazione, serate, responsabilità… non lo vedevo più come un hobby.
Da lì è stato abbastanza naturale fare anche passi più concreti, tipo aprire la partita IVA, proprio per iniziare a strutturare le cose in modo serio. Poi è nata anche Rebelòtt, che è un po’ il mio progetto personale: sentivo l’esigenza, insieme ai miei amici, di portare le nostre idee anche vicino a dove abito. Tutto nasce da una domanda molto semplice, che soprattutto da queste parti si sente spesso e trova poche risposte: “cosa facciamo stasera?”. L’idea è quindi quella di creare qualcosa di interessante in Brianza per i ragazzi della zona, e vedere fin dove si può spingere questa cosa… e perché no, magari farla diventare un lavoro a tempo pieno un domani.
Durante gli anni universitari hai sempre lavorato, tra pizzeria, ripetizioni e organizzazione eventi. Quanto queste esperienze ti hanno aiutato a sviluppare disciplina, gestione del tempo e capacità relazionali?
Sì, mi hanno aiutato tantissimo, al 100%. Sono tre esperienze diverse tra loro, quindi da ognuna ho preso qualcosa: dal lavoro di squadra alla gestione dello stress, fino alla relazione con le persone. La cosa più importante però è stata la gestione del tempo. Durante l’università avevo praticamente tutto incastrato: lezioni, studio, ripetizioni, lavoro e eventi. Ogni cosa aveva il suo spazio e doveva funzionare bene, altrimenti saltava tutto il resto.
Questo mi ha insegnato a essere molto organizzato e a sfruttare bene il tempo che ho a disposizione. Poi a livello umano sicuramente l’organizzazione degli eventi è quella che mi ha formato di più, perché sei sempre a contatto con persone diverse e devi adattarti continuamente, sia nel modo di parlare che nel modo di gestire le situazioni.
Dal 2024 hai iniziato a entrare concretamente nel mondo degli eventi e del DJing: qual è stato il momento o l’evento che ti ha fatto dire “voglio davvero investire in questa strada”?
Direi che il momento chiave è stato quando ho deciso di aprire la partita IVA e acquistare la licenza SIAE da DJ. Lì ho capito che non era più solo “mi piace fare eventi o mettere musica”, ma che stavo entrando in un mondo vero, con locali, contratti e persone che lo fanno di lavoro.
Poi in realtà non c’è stato un singolo evento preciso che mi ha fatto scattare qualcosa, ma più una somma di momenti: ogni volta che finiva una serata e vedevo le persone divertirsi, mi rendevo conto che era una cosa che mi dava davvero soddisfazione. E quella sensazione lì è quella che ti fa venire voglia di continuare.
Il tuo profilo unisce creatività e approccio ingegneristico. In che modo la mentalità tecnica ti aiuta nel DJing e nell’organizzazione di eventi, e viceversa?
Secondo me la parte ingegneristica aiuta tantissimo, almeno nel mio caso. Io sono abbastanza uno che tende a ragionare in modo preciso: cerco di curare i dettagli, di organizzare bene tutto e di far funzionare le cose nel modo più pulito possibile.
E soprattutto dopo ogni evento mi viene naturale “analizzare” come è andata: cosa ha funzionato, cosa no, cosa si può migliorare. Un po’ come fare troubleshooting prima della consegna di un progetto di ingegneria. Allo stesso tempo, questo mondo mi ha insegnato anche a essere più flessibile, perché non tutto si può controllare al 100%. A volte devi saper reagire sul momento. E soprattutto ho capito quanto sia importante la parte creativa: non puoi essere solo razionale o tecnico. Devi anche riuscire a trasmettere emozioni, sia quando pensi l’evento sia quando suoni. Non devi essere semplicemente uno “Spotify” sterile, ma creare un’esperienza.
Guardando al futuro, ti immagini più vicino al mondo dell’ingegneria, a quello della musica e degli eventi, oppure il tuo obiettivo è proprio riuscire a far convivere entrambe le anime del tuo percorso?
Sono una persona che non guarda troppo al futuro, perché penso che sia inutile soffermarsi su qualcosa che, di per sé, non è del tutto programmabile e può prendere mille strade diverse.
Preferisco concentrarmi su quello che sto facendo adesso e farlo bene. In questo momento l’obiettivo è continuare a far crescere sia la parte legata all’ingegneria sia quella degli eventi, senza per forza scegliere subito una delle due strade. Poi il futuro si vedrà; per ora cerco solo di costruire qualcosa che abbia senso nel presente.
Emanuele Redaelli
Intervista Emanuele: Il doppio percorso tra musica e ingegneria
Redazione The Digital Moon
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