Intervista a Greta: Il suo percorso verso la recitazione
Intervista a Greta: Il suo percorso verso la recitazione
Cosa ti ha fatto capire, dopo gli studi in medicina e chimica, che la tua strada era invece la recitazione?
È stato un processo più che un momento preciso. Mi è sempre piaciuto studiare, soprattutto le materie scientifiche: medicina e chimica mi hanno dato metodo, rigore e disciplina. Però, a un certo punto, ho sentito il bisogno di qualcosa in più, di uno spazio in cui poter esprimere la mia creatività. La recitazione è arrivata inizialmente come curiosità, ma si è trasformata presto in una necessità.
Stare in scena mi ha fatto capire che lì riuscivo a mettere insieme mente, corpo ed emozioni in modo autentico. Non è stato un rifiuto della scienza, ma il riconoscere che avevo bisogno anche di libertà, oltre alla disciplina, perché l’unico momento in cui mi sento davvero libera dalle convenzioni sociali è quando interpreto un personaggio.
In che modo la ginnastica artistica ha influenzato il tuo modo di stare in scena e di usare il corpo come strumento espressivo?
La ginnastica artistica è stata fondamentale. Mi ha insegnato il controllo, la consapevolezza del corpo e il valore della disciplina quotidiana. In scena questo si traduce in una presenza più precisa e intenzionale: ogni gesto ha un peso, ogni movimento racconta qualcosa. Allo stesso tempo, mi ha insegnato anche a lasciarmi andare dopo aver costruito una base solida, e questo equilibrio tra controllo e libertà è qualcosa che porto sempre con me quando recito.
Qual è stata la lezione più importante che hai imparato lavorando a teatro accanto ad attori esperti come Alessandro Haber?
Lavorare accanto ad attori come Alessandro Haber è stato un confronto molto forte, ma anche estremamente divertente. È una persona con un’aura potente, che in qualche modo ti contagia e ti trascina dentro la scena. La lezione più importante che ho portato a casa è stata capire cosa significa essere davvero presenti, senza filtri. Il suo modo di stare in scena è diretto, viscerale, e mi ha insegnato a rischiare di più, a non proteggermi troppo. Ho capito che la tecnica è fondamentale, ma senza verità resta vuota.
Come vivi il passaggio tra televisione, teatro e cinema: cosa cambia per te nel modo di recitare?
Ogni mezzo richiede un adattamento. In un mondo che corre veloce e che è in continua evoluzione, il teatro credo sia l’unica cosa che non morirà mai. È una disciplina che ho sperimentato ma che non ho ancora approfondito: proprio per questo mi affascina molto e credo sia anche la più complessa tra le tre. Richiede una presenza continua, un’energia che si costruisce e si mantiene nel tempo della scena. La televisione è ormai da due anni il mio ambiente di lavoro, e in questo tempo penso di aver iniziato a comprendere un minimo i suoi tempi e le sue dinamiche.
Il cinema, invece, è un mondo completamente diverso: più intimo, più sottile ed è anche quello che mi attrae di più. Mi dà la possibilità di interpretare personaggi che mi allontanano dalla mia realtà, permettendomi di non essere più me stessa e di sentirmi finalmente libera. Non so ancora che attrice diventerò ma so che sul set mi sento davvero di essere nel posto giusto al momento giusto.
Greta Nitti
Intervista a Greta: Il suo percorso verso la recitazione
Redazione The Digital Moon
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