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Intervista a Emiliano: Percorso artistico in continua evoluzione

Intervista a Emiliano: Percorso artistico in continua evoluzione


Quali sono state le principali influenze artistiche che hanno segnato il tuo percorso tra cinema, musica e scrittura?

Fin da bambino sono sempre stato un amante del Cinema. È una passione che mi hanno trasmesso i miei genitori che sono ancora oggi dei veri e propri cinefili divoratori di film e serie TV. A otto anni rimasi folgorato dalla visione di “Balla coi lupi” di Kevin Costner. I miei presero a noleggio il VHS del film e lo rividi parecchie volte nell’arco dei tre giorni che lo tenemmo prima di riconsegnarlo in videoteca. Ma ero anche un grandissimo appassionato di fumetti e di Batman in particolare, passione che condividevo con il mio migliore amico Danilo Cristofaro, che oggi è diventato un bravissimo cantante. Credo di aver visto il primo film di Tim Burton, quello con il Joker di Jack Nicholson, almeno 100 volte… ma forse anche di più non saprei con certezza.

Per questo ho mantenuto due anime, una più legata al cinema impegnato e d’autore e un’altra più vicina al mondo dell’intrattenimento pop. Ho sempre divorato di tutto, dalle commedie più becere ai film del neorealismo italiano, che amo in particolar modo. Amo il Visconti de “La terra trema” ma anche il Pietro Germi de “Divorzio all’italiana”. Poi essendomi laureato in Lettere con indirizzo cinematografico ho avuto anche modo di approfondirli con metodo più scientifico. Per quanto riguarda la scrittura invece credo che sia una sorte di dote ancestrale, sono sempre stato un buon lettore, ho sempre letto sia saggi che romanzi ma scrivere è un’attività che ho sempre intrapreso in maniera naturale, quasi in modo innato. Quando c’erano i temi di italiano ho sempre preso voti altissimi.

La musica invece l’ho scoperta un po’ più tardi grazie al mio Amico Angelo Tomeucci, più grande di me di una decina d’anni. Lui è ancora oggi un vero esperto, con una cultura musicale straordinaria, grazie a lui ho scoperto l’indie dei primi duemila, gruppi come Radiohead e The Verve oppure band innovative come Rage Against the Machine, che vidi dal vivo a Roma quando avevo sedici anni e ne rimasi folgorato. Anche in campo musicale non mi sono mai fossilizzato su un unico genere, mi piace ascoltare buona musica, ma deve essere musica non pensata meramente per uno scopo commerciale, quando ci vedo un lavoro di marketing dietro, un prodotto impacchettato solo per la vendita senza nessuna ricerca o sperimentazione artistica non mi piace per nulla. Ho prodotto musica elettronica ma li consideri più che altro degli sfoghi di gioventù, la musica ha quella componente irrazionale che manca sia al cinema che alla scrittura. Fare musica può essere terapeutico.


Com’è nata l’idea del tuo primo romanzo “Io sono Vendetta” e quali temi volevi esplorare?

Torniamo alla passione per i fumetti e alla mia anima più legata al mondo dell’arte popolare. Avevo intenzione di creare un personaggio che sia un vendicatore mascherato ma che a differenza di tutti gli altri personaggi dei fumetti americani abbia una coscienza di classe. Operaio di giorno e super eroe di notte. Un proletario a caccia di ingiusti e spietati alto borghesi. Una roba rarissima che spero di portare anche sullo schermo prima o poi.


Puoi raccontarci l’esperienza di lavorare come tecnico del suono accanto ad attori internazionali?

Anni fa lavorai come microfonista su un film con protagonista Rudger Hauer (famoso soprattutto per Blade Runner ma non solo) con il quale mantenni un ottimo rapporto per tutta la durata delle riprese tanto che mi lasciò il suo numero personale. Sullo stesso set c’erano anche Michael Madsen e Deryl Hanna che sono entrambi in Kill Bill. Con Angelina Jolie ci lavorai per le interviste del lancio di Marvel Eternals e ultimamente a Roma con Timothy Chalamet e Ed Norton per “A complete unknown”.

Qualche giorno fa ero con Robert Pattonson e Zendaya per la promozione del loro ultimo film “Drama”, soltanto per dirne alcuni. Sembra strano ma sono abituato ormai a lavorare con queste star. All’inizio della mia carriera ovviamente mi faceva più effetto ma in ogni caso senza essere ipocriti, ammetto che mi piacerebbe molto un giorno poter dirigere qualcuno di loro su un mio film, sarebbe fantastico.


Cosa rappresenta per te il cortometraggio “Solamente tu” e il successo ottenuto nei festival?

“Solamente tu” per me è stato un punto di svolta perché ho finalmente avuto l’opportunità di riprendere la mia attività da regista e sceneggiatore dopo un periodo in cui avevo un po’ iniziato ad abbandonare il sogno. Per questo sarò sempre riconoscente verso il mio fraterno amico Enzo Salvi, fu lui ad incoraggiarmi per scrivere insieme quel corto dopo aver visto ed apprezzato i miei vecchi lavori. Senza di Enzo non avrei nemmeno potuto mai realizzare il mio primo lungometraggio “IL DIAVOLO È DRAGAN CYGAN”, che è disponibile su Prime Video. Devo tutto a Enzo, la sua fiducia non era per nulla scontata all’inizio e credo che insieme abbiamo dato vita a due ottimi prodotti.


Nel tuo ultimo romanzo “Rajesh – Signore dei Re” affronti il tema del caporalato: cosa ti ha spinto a raccontare questa realtà così forte e attuale?

Un’altro degli interessi che coltivo da anni è la politica, ma è la politica che ha avuto origine dal materialismo dialettico Marxiano, non quella che si intende ormai al giorno d’oggi, una politica che trae origine dalla filosofia, che è “amore per il sapere”, per la verità. Il tema del caporalato è strettamente connesso a quello del lavoro sfruttato, sottopagato, schiavizzato denunciato anche da Marx e perciò è una problematica che mi sentivo particolarmente in dovere di dover denunciare.

Tra l’altro essendo originario della provincia di Latina, uno dei luoghi a cui spesso viene associata purtroppo questa piaga, mi sono sentito molto vicino alla tragedia legata a dei fatti di cronaca tristemente noti, avvenuti tra la comunità Sikh di quelle zone. Ho sentito il bisogno etico e morale di ambientare una storia proprio in quelle zone, tra i braccianti delle campagne di origine indiana.

Emiliano Locatelli


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Redazione The Digital Moon

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