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La bellezza di sentirsi eroi

La bellezza di sentirsi eroi

In un martedì di primavera, quando il cielo di Fregene si fa campo di battaglia, capita di scambiarsi una promessa che sa di bugia e di assoluto. È il momento in cui il tempo si ferma e ci si sente, per un istante soltanto, eroi al di sopra del destino.


La bellezza del ricordo

Ti ricordi Fregene? Parlo di quel martedì di primavera, quando il cielo era un campo di battaglia di nuvole veloci e il vento soffiava così forte da sembrare capace di strappare i pensieri direttamente dalla testa. Avevamo spento i telefoni come a voler dire al mondo intero: «Oggi non esistete. Oggi esistiamo solo noi».

Guidavo verso il mare e il cielo cambiava colore a ogni chilometro: grigio perla, azzurro elettrico, poi un bianco accecante. Era una giornata nervosa, vibrante, esattamente come eravamo noi in quel periodo. Tu guardavi fuori dal finestrino e ridevi; era una risata piena, di pancia, che sfidava le sferzate di vento che entravano dai finestrini abbassati a metà. Mi hai guardato e hai detto: «Andiamo via. Non torniamo più». Sapevamo entrambi che era una bugia, che avevamo figli, responsabilità e vite già tracciate. Ma in quel momento, su quella striscia d’asfalto verso l’acqua agitata, abbiamo scoperto la bellezza di sentirsi eroi.


Il regno del mare color peltro

Siamo arrivati in spiaggia e il mare era gonfio, color del peltro, coperto di schiuma bianca spazzata via dalle raffiche. Non c’era nessuno: eravamo solo noi e la forza degli elementi. Il freddo ci ha colpito la faccia appena scesi dalla macchina, un freddo tonificante che sapeva di sale e di quella libertà che si prova solo quando si è sull’orlo di qualcosa. Ti sei stretta nel giubbotto cercando la mia mano nella tasca del giaccone.

«Senti che forza», hai sussurrato camminando controvento. Eravamo piegati in avanti, eppure non eravamo mai stati così stabili. Il vento ti sbatteva i capelli sugli occhi, ma il tuo sorriso non accennava a spegnersi. Eravamo soli in un mondo selvaggio e indicando il mare in tempesta hai detto: «Samo più forti di tutto questo». E in quell’istante lo eravamo davvero. Eravamo più grandi dei nostri problemi e delle nostre paure, re e regina di un regno deserto appena conquistato.


L’occhio del ciclone e la luce dorata

Ci siamo rifugiati in un chiosco, l’unico aperto, con le vetrate che tremavano sotto i colpi del vento. Abbiamo mangiato pesce e bevuto vino, parlando di sogni, di viaggi che non avremmo mai intrapreso e di case che non avremmo mai abitato. Mi sentivo potente perché mi guardavi con adorazione. Non capivo, o forse non volevo capire, che eravamo solo due naufraghi che si godevano l’occhio del ciclone, ignari che la tempesta stava per ricominciare.

Quando il sole ha iniziato a calare, filtrando tra le nuvole in lame di luce dorata, drammatica e bellissima, siamo usciti di nuovo. Ci siamo baciati con le labbra fredde e il respiro caldo, e per quel giorno siamo stati la coppia che avremmo dovuto essere se il mondo fosse stato giusto. Abbiamo abitato fino in fondo la bellezza di sentirsi eroi, prima che il vento smettesse di spingerci e iniziasse a disperderci.


Tutto è fatto per rompersi

Non si può vivere nella tempesta per sempre, lo sappiamo. Ma non mi pento di essere stato lì fuori con te, a prendere schiaffi dalla salsedine. Non mi pento di quel momento di onnipotenza, anche se alla fine ero solo un uomo che stava per cadere. Tutto è fatto per rompersi, anche i giorni perfetti. Soprattutto i giorni perfetti.

Alla prossima settimana. O alla prossima vita, quando potremo incontrarci di nuovo ed essere finalmente felici insieme.


La bellezza di sentirsi eroi

Dario Fossati

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Dario Fossati

Autore ombra e 'Moonie' nell'anima. Ho scelto di cancellare il mio volto per dare voce all'unica cosa che conta davvero: le storie. Racconto ciò che spesso nascondiamo sotto la superficie: la complessità, la vertigine, la disperazione... Qui su The Digital Moon, condivido il mio viaggio senza filtri. Perché anche la luna ha un lato in ombra, ed è lì che accadono le cose più interessanti.